Cinque titoli finalisti della 2ª edizione del Premio
NOTE DI CARTA
Titolo: Amore, libertà e censura – Il 1971 di Lucio Battisti
Autore: Donato Zoppo
Editore: Aereostella
Pagine: 328
Luglio 1971. Dopo un’estenuante attesa la Ricordi pubblica Amore e non amore, il nuovo long-playing di Lucio Battisti. Dopo Lucio Battisti ed Emozioni, due raccolte con brani già editi e usciti come singoli, arriva finalmente il primo vero 33 giri di Lucio: per la prima volta un suo album presenta brani completamente inediti. Battisti è profondamente irritato dal ritardo: il disco, concepito e registrato tra l’estate e l’autunno del 1970, anticipa con incredibile lungimiranza le atmosfere progressive-rock che spopolano in Inghilterra. Amore e non amore è un lavoro decisamente anomalo: un cantante di straordinario successo sceglie la strada del disco concettuale sul conflitto tra amore e non amore, canta quattro travolgenti pezzi rock e dirige l’orchestra in quattro composizioni strumentali, prive di testo ma con titoli lunghissimi scritti da Mogol. È il primo passo di un nuovo percorso, che coincide con la fine del contratto con la Ricordi: Lucio potrà finalmente pubblicare i suoi lavori con la Numero Uno. Prima però deve affrontare la censura di Dio mio no: il vendutissimo singolo, per la descrizione di una disinibita avance femminile, è troppo audace per la commissione d’ascolto RAI. Ciononostante sarà un successo: il grande pubblico è disponibile a nuovi ascolti, è il battesimo di una nuova epoca.
Amore e non amore è un seme che germoglierà bene e darà ottimi frutti, come l’ulteriore episodio progressive del 45 giri Le tre verità, l’esperimento televisivo di Tutti insieme, successivi laboratori sonori come Anima latina. Ma soprattutto, inaugura una nuova importante stagione per la musica italiana, quella del progressive che in quel 1971 compare nei dischi di Orme, Delirium, New Trolls, Osanna e tanti altri nuovi gruppi. In particolare la Premiata Forneria Marconi, nata dalle ceneri della band che ha suonato con Lucio, i Quelli: ormai pronti a lasciare la loro attività di session man, diventeranno il più grande gruppo rock italiano, la PFM. In Amore e non amore è racchiuso un significativo momento storico: dalla sperimentazione compositiva allo spirito flower power della copertina, dalla libertà del lavoro in studio ai collegamenti futuri, il disco fotografa perfettamente un anno chiave nella storia della musica italiana.
Secondo Donato Zoppo le cose più belle accadute nel 1988 furono la sua gita scolastica a Vienna e L’Apparenza di Lucio Battisti. Proprio sul pullman che scarrozzava in Austria quella scalmanata terza media, la sua prof di educazione artistica aveva imposto l’ascolto di una misteriosa cassettina: canticchiare le geometrie “battistian-panelliane” non gli era semplice, e mentre i compagni si trastullavano con chitarre, bionde trecce e acque azzurre, lui cominciava a guardare all’altra faccia della musica, battistiana e non. Con il destino segnato, è diventato un incorreggibile divulgatore di musica “altra”. Scrive per le riviste Jam, L’Isola, Ritmi, L’Idea e Totemblueart; non contento della sola carta, invade la rete dal portale MovimentiProg e con i quotidiani aggiornamenti del suo blog Chi va con lo Zoppo… ascolta buona musica; ancora non soddisfatto, usa la voce nel suo radio-show Rock City Nights (Radio Città BN). Talvolta si concede il lusso di scrivere libri: questo è il terzo.
“I miei colleghi cantano sempre le stesse canzoni, da sempre, con le stesse parole, senza rinnovarsi mai. Non hanno il coraggio di buttarsi in qualche cosa di nuovo. Forse hanno paura di non piacere al pubblico e vanno sul tradizionale. Fatto sta che non piacciono lo stesso e non vendono dischi. Tanto vale sperimentare qualcosa di nuovo e provare” (Lucio Battisti, 1971).
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Titolo: Delitti Rock
Autore: Ezio Guaitamacchi
Editore: Arcana Edizioni
Pagine: 464
Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison: quattro grandi star della “musica che ha cambiato il mondo” muoiono (in circostanze misteriose) nel giro di soli due anni. Tutti avevano una J nel nome. Tutti avevano 27 anni. Quella del “Club J27” purtroppo, non un’anomalia nella storia del rock. Prima e dopo Brian, Jimi, Janis e Jim, altre stelle luminose del firmamento musicale vedono le loro giovani vite stroncate da incidenti improvvisi, overdose vigliacche, atti violenti, veri e propri omicidi. Sempre, un alone di mistero circonda queste “morti celebri”. Da Elvis Presley a Kurt Cobain, da Marvin Gaye a Jeff Buckley, sono decine i casi irrisolti (a volte, ancora aperti) di una catena inquietante di delitti rock. Un libro accurato e puntuale racconta i casi più scottanti, le storie più scabrose, gli avvenimenti più scioccanti cercando di far luce sui misteri che aleggiano attorno ai nomi di alcuni dei più grandi miti del Novecento. La scena del crimine viene analizzata nel dettaglio così come minuziosamente sono approfonditi tutti gli accadimenti che accompagnano la tragica fine di ciascun personaggio. Il racconto trasporta l’ascoltatore in una zona “ai confini della realtà” nella quale si possono assaporare le varie storie quasi le si stesse rivivendo “in diretta”. Il tutto, ovviamente, “accompagnato” dalla miglior colonna sonora possibile: le musiche di artisti che hanno segnato la vita di più generazioni e che continuano a farlo.
Ezio Guaitamacchi - Critico musicale, autore radio-televisivo, direttore del mensile Jam e ideatore del Master in Giornalismo e Critica Musicale (CPM), ha curato i volumi 100 dischi ideali per capire il Rock e 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita. È autore inoltre del volume Peace&Love, sulla psichedelica californiana, e del saggio Figli dei fiori, figli di Satana, dedicato agli eventi che hanno sconvolto l’estate del 1969
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Titolo: Te la ricordi Lella
Autore: Edoardo De Angelis
Editore: Editrice Zona
Pagine: 176
Edoardo racconta in prima persona le peripezie della sua vita artistica, dagli esordi fino ai giorni nostri, descrivendo il mondo della discografia, delle radio private, dei concerti organizzati e improvvisati, risolti all’ultimo secondo con mezzi di fortuna, ci trascina nelle tante avventure in giro per il mondo, in un’altalena di speranze e disillusioni, e nelle mille fregature subìte ad opera di personaggi sgangherati, le quali però non riuscivano a spegnere il sorriso e l’impellente bisogno di esprimersi, di vita, di energia...
(dalla prefazione di Neri Marcorè)
Era il lontano 1971 quando un giovanissimo Edoardo De Angelis - insieme a Stelio, compagno di scuola e di passioni - vinceva il Cantagiro con una ballata romanesca che sarebbe rimasta nella storia della canzone italiana: Lella, "la moje der Proietti er cravattaro" vittima d'un delitto d'impeto, cantata poi da Lando Fiorini, i Vianella la Schola Cantorum e tanti altri artisti.
Nel 2011 ricorrono i quarant'anni da quel fortunato esordio: molte canzoni, molti album e tanta vita sono passati sotto i ponti d'una carriera lunga e avventurosa, costellata innanzitutto da grandi amicizie. Legami nati sul palco del Folkstudio, fucina della scuola romana dei cantautori, o sulle infinite strade della musica.
Edoardo De Angelis festeggia questo importante anniversario con un libro + CD: uno straordinario quaderno di ricordi, un appassionante diario di viaggio al quale si accompagnano, in esecuzione inedita voce e chitarra, ventuno brani tra i più celebri e amati dell'artista romano, alcuni dei quali - come La casa di Hilde, o Sulla rotta di Cristoforo Colombo - scritti e portati al successo da altri (come, in questo caso, Francesco De Gregori e Lucio Dalla).
Edoardo De Angelis - Compositore, paroliere, produttore, discografico, talent scout, ideatore e manager di importanti eventi di spettacolo, De Angelis non ha mai trascurato la cura e la passione per la parola scritta, e non solo per quel che riguarda le sue canzoni. Oltre le sue numerose e apprezzate collaborazioni con giornali e riviste - tra cui quella "storica" con Ciao 2001 - questo libro testimonia da un lato le sue abili qualità di narratore, dall'altro la spiccata sensibilità di un artista che ha sempre saputo toccare il cuore del suo pubblico con un linguaggio vivo e poetico, capace di emozionarci e stupirci oltre il tempo e le mode.
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Titolo: I Baustelle – Mistici dell’Occidente
Autore: Paolo Jachia e Davide Pilla
Editore: Ancora Edizioni
Pagine: 208
“P. Jachia e D. Pilla hanno scritto un bel libro sui Baustelle".
Francesco Bianconi
Rievocano Le vacanze dell’83, ma sfidano il disimpegno imperante di oggi cantando che Il liberismo ha i giorni contati, guardano indietro agli anni ’60 e ’70 con appassionata nostalgia retrò, eppure sanno anche descrivere con raro realismo lo squallore della società contemporanea parlando di depressione, droghe pesanti, psicofarmaci. Tutto questo e molto altro è parte dell’universo poliedrico, citazionista e straordinariamente colto dei Baustelle, una delle band più significative del recente panorama musicale di casa nostra. Una carriera folgorante iniziata nel 2000 con un esordio lo-fi come Sussidiario illustrato della giovinezza, proseguita con La moda del lento e La malavita, poi gli “album della maturità”: Amen e I mistici dell’occidente.
Su questa discografia ancora numericamente scarna, eppure in grado di lasciare un segno nella scena musicale nostrana spesso limitata (nei mezzi e nella popolarità, non certo nei talenti), fa finalmente il punto un interessante testo uscito da alcuni mesi: I Baustelle Mistici dell’occidente, ad opera di Paolo Jachia e Davide Pilla. Un libro che va a scavare nel profondo dei geniali testi di Francesco Bianconi, radiografando con precisione millimetrica la poetica di un autore che riesce pasolinianamente a fondere sacro e profano, e non solo perché sposa il “Cristo delle borgate” con la “modella smagliante”, ma anche i montaliani Ossi di seppia con il “bidet”. Anche se non si trascura di analizzare l’evoluzione in senso strettamente musicale del gruppo (dalle tonalità elettroniche dei primi album ai toni sempre più orchestrali degli ultimi, con alcune influenze che tornano quasi ossessivamente, come Morricone o un certo pop francese), l’indagine degli autori si concentra principalmente sui testi e sui personaggi che hanno influenzato l’estetica di Bianconi, da Pasolini a Baudelaire, da Battiato a De André, dai testi sacri a Eliot.
I primi cinque capitoli analizzano gli altrettanti album della band canzone per canzone, mentre il sesto indaga la “strategia artistica” dei Baustelle, concentrandosi in particolare sui debiti nei confronti di due autori sublimi e difficili: Baudelaire, appunto, e Montale. Il settimo, infine, si occupa dell’immaginario religioso e cristiano, elemento fondamentale dell’universo poetico baustelliano che porta i due autori a parlare di “laico, bellissimo e affascinante, misticismo etico e artistico”. Concludono il testo due appendici: un mix di varie interviste rilasciate dagli artisti nel corso degli anni e “Le altre donne dei Baustelle”, sulle collaborazioni con artiste come Irene Grandi, Noemi, Anna Oxa, Syria, Paola Turci e Valeria Golino (per il soundtrack del film Giulia non esce la sera). In conclusione, si tratta di un libro esaustivo e appassionante, scorrevole ma profondo, preciso ma non lezioso: una lettura obbligata per tutti i fan della band di Montepulciano.
Paolo Jachia è nato a Milano nel 1958. Ha tenuto corsi di Semiotica, Semiotica delle arti e Didattica della cultura e della civiltà letteraria italiana presso l’Università di Pavia, e di Forme della canzone d’autore presso il Dams di Genova e Imperia. È autore di volumi, saggi e articoli di italianistica, semiotica, critica letteraria, musicale ed estetica su numerose riviste. Solo per rimanere nell’ambito musicale ha pubblicato libri con Feltrinelli (La canzone d’autore italiana 1958-1997) e con molti altri editori, analizzando i grandi personaggi della musica italiana come Guccini e Gaber (Editori Riuniti), Vecchioni (Frilli), Ivano Fossati (Editrice Zona), Francesco De Gregori e Battiato (Ancora Edizioni).
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Davide Pilla è nato a Pavia nel 1986. Laureato presso l’Università di Pavia in Comunicazione interculturale e multimediale, ha svolto ricerche nel campo della semiotica delle arti applicata alla canzone d’autore italiana. Dal 2009 al 2010 ha scritto e condotto con altri studenti il programma Musicology, trasmesso da Ucampus, la webradio dell’Università di Pavia. Scrive per alcuni siti e riviste musicali. Dal 2010 al 2011 ha frequentato il “Master in Comunicazione Musicale” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
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Titolo: Suonare il paese prima che cada – Musica dagli anni Zero
Autore: Andrea Scarabelli
Editore: Agenzia X
Pagine: 160
È la grande forza d’azione dei musicisti, oggi: ci si è accorti che ciò che parte dal basso funziona meglio di quel che viene concesso dall’alto, ed è la gente stessa a richiederlo.
dall’introduzione di Emidio Clementi
Nella musica italiana qualcosa sta cambiando. È emersa una nuova scena, povera di mezzi e ricca di determinazione, refrattaria alle categorie e seguita da un pubblico trasversale. I musicisti che vi partecipano hanno attraversato il decennio senza tirare il fiato: intorno a loro crollavano palazzi e simboli, si aprivano crepacci in cui precipitavano certezze acquisite. Hanno visto sciogliersi lavoro e mercati, innalzarsi la soglia della povertà insieme al riscaldamento globale. Attaccato jack agli amplificatori mentre il cosiddetto primo mondo dichiarava una guerra dopo l’altra, suonato a tutto volume senza riuscire a sovrastare i focolai di risate televisive. Guidato per ore in furgone, attraversando la penisola alla faccia di presunte secessioni. E se anche l’Italia sta per crollare, questi artisti non si sono risparmiati. Non hanno aspettato tempi migliori per evitare di sporcarsi le mani. Non si sono trasferiti all’estero. Hanno continuato, con ogni forza residua, a suonare il paese prima che cada.
Racconti orali Francesco Bianconi (Baustelle), Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica), Pierpaolo Capovilla (Il teatro degli orrori), Max Collini (Offlaga Disco Pax), Dente, Federico Dragogna (Ministri), Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35), Meg, Enrico Molteni (Tre allegri ragazzi morti), Massimo Pupillo (Zu), Tying Tiffany.
Appendice storia della discografia indipendente italiana (2000-2010) a cura di Davide Brace.
Andrea Scarabelli è nato a Milano nel 1983. Suoi racconti, interviste e recensioni sono apparsi su “Rolling Stone”, “Pulp”, “il manifesto”, Gq.com, Carmilla, “Atti impuri”. Nel 2008 ha pubblicato la docufiction Beautiful (No Reply).