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È uscito FolkRock, album di Priviero e Gazich per aiutarci a non dimenticare le canzoni che amiamo

Mercoledì 30 maggio festa grande alla FNAC con la presentazione dell’album “FolkRock” che il premiato duo Massimo Priviero e Michele Gazich (coadiuvati da un sempre tonico Onofrio Laviola alle tastiere) hanno voluto costruire insieme facendo risaltare e capire le origini delle loro passioni e delle loro utopie artistiche.

Già, perché il loro lavoro (che nella presentazione ha avuto il sostegno di Ezio Guaitamacchi che di musica ne mastica da decenni…) prende a piene mani dalla tradizione del rock reinterpretando brani che sono nel nostro cuore da Neil Young a Jackson Browne, da Bob Dylan a Jimi Hendrix. La presentazione musicale ha portato all’ascolto di Helpless, Thunder Road, Hey Joe, A hard rain gonna fall che sono state proposte in versioni potenti e leggere al contempo perché mentre Priviero picchiava con la sua chitarra acustica e con la sua voce sempre più soul, Michele ricamava sonorità inarrivabili con il suono del suo violino, toccando l’apice nella versione di Hey Joe. Una dimostrazione di virtuosismo, la sua, che sarebbe piaciuta anche al grande mancino di Seattle. 

Che cosa chiedere di più ad artisti che, da anni, calcano i palcoscenici di tutta Italia raccontando storie e malinconie, fantasie e realtà, lavorando, come accade a Priviero, con artisti quali i Gang e giornalisti-narratori come Daniele Biacchessi (qui sotto in una foto dell’altra sera mentre legge una poesia di Ferlinghetti, poeta della beat generation) per raccontare storie di un’altra Italia. Una bella performance ed un album che piacerà a tutti gli estimatori di un tempo musicale ed artistico irripetibile. Ma senza nostalgia e con tanto presente. Un plauso a VoloLibero, esimia etichetta musicale guidata da Claudio Fucci che ha creduto in questo progetto ed alla Sel che distribuirà il CD che, e non è poco, racchiude anche un libretto con una narrazione scritta da…bhè, un po’ di sano mistero ci vuole…

Diciamo invece che ci è piaciuto leggere, come pochissime volte ci capita di fare nei crediti dei libretti, tutte le marche degli strumenti utilizzati nel disco e la loro data di fabbricazione. Per esempio troviamo quali sono i brani in cui Laviola ha suonato un Hammond B3 del 1961, o dove Fabrizio Carletto ha usato il basso Hofner 501/1 riedizione 1963. Ma è soprattutto un tuffo che ti porta proprio nel cuore di un mondo che del legno ne ha fatto uno dei simboli. Ed ecco allora che leggi ...Chitarra Acustica Martin 1949, Takamine 1992, Gibson 1999... e non puoi non immedesimarti con Massimo che accarezza le corde e sceglie con cura il suono più giusto per quella canzone o a Michele che sposta un attimo il suo inseparabile cappello e inizia a pizzicare il suo Violino Lecchi del 1935! Insomma, un disco dove Priviero e Gazich lanciano un messaggio molto preciso, anzi un invito: godetevi con noi questi brani. Sono quelli che amiamo di più.

Rosario Pantaleo

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