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"Fattibile Utopia”, un luogo dedicato a Giorgio Gaber nella Stazione Centrale di Milano

Stazioni: luoghi pieni di fascino ma anche di anonimato spinto all’eccesso. Stazioni: contenitori di storie, spesso a lieto fine, altre piene di disperazione. Stazioni: luoghi dell’attesa e della speranza, del viaggio e dell’approdo. Stazioni: spazi enormi dove si materializza lo stupore dei bambini di fronte alla mole ed alla magia dei treni. Stazioni: luoghi in cui l’umanità cittadina cerca, e magari trova, negli sguardi altrui, le ragioni del proprio esistere.

In un luogo così denso di aspettative e possibilità, nella Stazione Centrale di Milano (che lentamente sta tornando al suo fulgore architettonico così come lo volle il suo progettista, l’architetto, Ulisse Stacchini), in uno spazio “offerto” dai suoi oltre 65 mila metri quadrati di marmi, acciaio, vetrate ed umanità viaggiante è stato inaugurato, ieri 24 novembre, un grande (probabilmente il più grande) negozio La Feltrinelli d’Italia ed al suo interno, meglio, al di sopra di questo negozio, è stata anche inaugurata la sala mostre e convegni dedicata a Giorgio Gaber.

Una scelta importante e significativa in primo luogo perché Gaber, di origini veneto-giuliane, è nato a Milano ed in questa città, in cui ha vissuto quasi tutta la vita, ha espresso la sua forza artistica, sia ai tempi della canzone “leggera” che negli anni del teatro-canzone. Poi perché dedicare una sala mostre e convegni in un luogo sì commerciale, che non vende detersivi o pizze, bensì libri, dischi, films, quindi “produce” e propone cultura, è dare maggiore dignità e senso al luogo stesso. Infine è naturale immaginare che un luogo dedicato a Gaber sia stato pensato e collocato proprio laddove vi è un passaggio ininterrotto di persone, di umanità, di “racconti” in itinere da immaginare, imbrigliare, oppure lasciare scorrere.

Un luogo, la stazione, che avrebbe potuto essere per Gaber (e magari lo sarà anche stato) un continuo ed inesauribile serbatoio di idee, situazioni, immagini, storie “vive”da raccontare, mondi da scoprire, situazioni da restituire “al mondo”. Bene ha fatto, quindi, la proprietà de La Feltrinelli ad immaginare e rendere concreto e fruibile un luogo stabilmente dedicato al ricordo a questo grande italiano, modesto e misurato nei modi ma straordinario, ficcante e “sovversivo” nell’uso del pensiero, della parola, della musica, della mimica, della coerenza. E parlando di mimica ed immagini che da essa scaturiscono, non si possono spendere che parole di elogio alla mostra dedicata proprio a Gaber ed al libro a lui dedicato “Gaber – L’illogica Utopia”, curato da Guido Harari, con l’indispensabile e straordianario contributo della Fondazione Gaber (edito da Chiarelettere), di imminente uscita nelle librerie. Un libro (anzi, “il” libro) di grande mole editoriale che lo avvicina (come il precedente “Una goccia di splendore”, dedicato alla figura di Fabrizio De Andrè e sempre sotto la cura di Guido Harari) alle prestigiose avventure editoriali della casa editrice Genesis di Londra che, in campo di editoria musicale di qualità ed originalità non ha rivali al mondo.

Da questo volume sono state tratte le 33 immagini (oltre alle due poste sul grande tabellone che campeggia al centro della sala mostre con due belle frasi di Gaber) che rappresentano alcuni dei passaggi della vita dell’artista milanese, dagli esordi fino alla maturità. Immagini che ne catturano la verve interpretativa e la sua esplosività scenica, la sua mimica, il suo pathos, la sua allegria (memorabile ed esaltante la foto che vede Gaber, Jannacci e Fo sorridenti nel back stage del Castello Sforzesco, anno 1989, dopo un concerto). Immagini che trasferiscono a chi le osserva lo suo sguardo di chi è colmo del desiderio di capire la vita, di dargli un senso, di aiutare a stimolare e generare nel suo pubblico (e non solo), con il suo percorso artistico, un moto di riflessione per capire, interpretare, risolvere la vita, aiutandoli a liberarsi delle proprie catene esistenziali. Nelle immagini dell’artista milanese esposte nella mostra (come in quelle che sono state inserite in “Gaber – L’illogica Utopia”), non si palesano dubbi ma certezze: quelle di chi non intende trascorrere la vita a rivendicare, piangersi addosso o, peggio, dare sempre la colpa a qualcuno o qualcos’altro.

Vi è l’immagine di un uomo pieno di forza e dignità che decise di affermare, con le armi dell’arte, il suo punto di vista sulla vita. Se avesse ragione o meno non sta a me dirlo ma a chiunque sia stato raggiunto dalle sue parole/canzoni; e se da quelle ne ha tratto veri “segnali di vita”, allora la risposta è già data…

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