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Massimo Priviero festeggia i 30 anni di carriera al Teatro dell'Arte di Milano il 24 novembre

Massimo Priviero festeggia i 30 anni di carriera con un Concerto-Evento che si terrà il 24 novembre 2018 al Teatro Dell’Arte a Milano. Potevamo farne una semplice segnalazione, ma giustamente l’occasione meritava qualcosa in più. E allora abbiamo chiesto a Massimo, da sempre amico de L’Isola che non c’era, se volesse essere proprio lui a raccontarci e raccontarsi su cosa vuol dire attraversare trent’anni di musica. Trent’anni di musica rock nel cuore, spruzzata ora di blues, ora di folk, senza dimenticare mai i grandi maestri della canzone d’autore italiana. Ma il minimo comun denominatore che più caratterizza la sua produzione è la voglia, la determinazione – ostinata e contraria come insegnava il maestro – di utilizzare la lingua italiana per esprimersi, per poter meglio condividere pensieri ed emozioni. Ecco la sua lettera aperta per i lettori dell’Isola .


Appuntamento il 24 novembre al Teatro dell’Arte a Milano, dove sarà possibile trovare anche un Cd in edizione limitata, disponibile solo per quella sera, dal titolo “1988-2018 Da San Valentino ad Oggi”. Per tutti gli altri dettagli:
www.priviero.com

24  Novembre  Milano. Teatro Triennale dell'Arte
1  Dicembre Trieste. Teatro Miela
23  Dicembre  Bergamo. Druso

 

Cari lettori e amici dell'Isola,
a novembre saranno 30 di carriera. Fatta di un migliaio di concerti e di una quindicina di dischi. Alcuni, come si usa dire, che hanno pure scalato classifiche per arrivare a tanta gente ed altri entrati nelle case di pochi. Tuttavia, questo concetto conta poco per me e la ricerca di un certo tipo di successo che ho pure conosciuto non è mai stata la misura della mia esistenza e delle mie scelte.
Ah, timbreremo tutto questo con un concerto a Milano il 24 novembre nella splendida cornice del Teatro Triennale dell'Arte che, quando leggerete queste righe, sarà presumibilmente sold out. Ma non è per questo che vi scrivo. Lo faccio invece perché so quanto l'amore per certa musica d'autore sia stato e sia anche oggi la cifra del vostro interesse e della vostra passione. Ora, so bene che i confini di chi ha inventato questa vostra bella rivista siano stati per lo più ciò che avviene 
in Italia e chi mi è vicino sa pure quanto viceversa i riferimenti di quel che è chiamato rock d'autore siano sempre stati per me soprattutto oltreconfine. Penso però che questo sia secondario.
Sono italiano. Scrivo, suono e canto nella nostra lingua e all'Italia ho dedicato il mio ultimo album che parla come sapete di migrazioni. Quel che invece mi sembra importante sottolineare in queste righe è altro. Sento dire spesso, e in fondo io stesso un poco lo penso, che la musica è finita. E per alcuni 
versi è così. Certamente lo è se pensiamo a quanto fare musica in un certo modo abbia coinciso in passato con un certo modo di stare al mondo. Ne era la traduzione, non so se riesco a spiegarmi bene. Non ne faccio un discorso generazionale. Chi come me è nato negli anni sessanta si è ritrovato spesso da ragazzo a fare una rincorsa verso un tempo passato che aveva tracciato delle strade maestre. Accade. Il Rinascimento italiano è durato forse un secolo ma ha segnato i mille anni successivi, giusto per capirci e per usare una metafora alta. Ma vi scrivo perché vorrei farvi arrivare il semplice concetto che segue. La musica, certa musica, non finirà. Perché non è nelle filastrocche adolescenziali di chi si scaglia teoricamente contro il mondo in attesa che quello stesso mondo gli dia tanti likes e un po' di successo. E non è neppure nelle parodie che chiamano cover band. E non è nei concorsi televisivi più o meno imbecilli. Non è in popstar che seguitano a fare il verso a loro stessi. Non è nella patetica vanità di apparire. La musica è nelle mani di tanti giovani che si spaccano le mani per far girare uno strumento magari per entrare in qualche orchestra di classica spesso di periferia. La musica è nella testa e nel cuore di un cantautore che riscrive cento volte un verso per trovare una parola giusta da far volare un po' meglio. La musica è dentro alle band di folk, di rock, di blues e di jazz che ancora si danno appuntamento in una sala dove provare insieme. La musica è anche sangue, sudore e lacrime insieme ai sorrisi. È studio. È lavoro. Cercatela lì se potete e se volete. È un consiglio che dopo 30 anni mi sento e mi permetto ancora di dare. Alcuni vostri redattori mi han chiesto cosa farò domani. Ho risposto sorridendo che non ne ho la minima idea. Ma so che continuerò a difendere e a credere in certi valori di vita e un certo modo di fare e di vivere la musica è per me ancora un valore irrinunciabile. Vi mando un abbraccio insieme a un grazie per l'ospitalità.
A presto.
Massimo Priviero


Per le foto dell'articolo si ringrazia Giuseppe Verrini




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