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Nada alla Milano Music Week

di Maria Macchia

La paura via da sé e i pensieri brillano: un titolo incoraggiante, di buon auspicio, quasi “motivazionale”, quello dell’ultimo album di Nada. La cantautrice livornese è stata tra gli ospiti che si sono avvicendati durante i diversi appuntamenti del ricco programma proposto dalla kermesse Milano Music Week, tenutasi dal 21 al 27 novembre.

Dialogando con Giulia Cavaliere nell’affollatissima sala conferenze dell’ostello YellowSquare, l’artista ha raccontato la genesi del disco, soffermandosi anche su altri aspetti della propria attività. “Ho dovuto ‘combattere’ per dare questo titolo all’album, perché era considerato troppo lungo. L’ho scelto perché mi piaceva, perché si trattava di un’affermazione semplice e autentica, che io stessa ho ripetuto molte volte, come fosse una specie di mantra” ha esordito Nada, aggiungendo: “credo che sia importante esorcizzare i timori e le ansie nella vita di tutti i giorni ed ero alla ricerca di una frase consolatoria, che potesse aiutare sia me che chi la ascoltasse”.

Un elemento che sembra ritornare più volte nell’album è una componente meditativa, spirituale, che implica il guardare le cose da un’altra prospettiva, come sospesi in volo: ciò, come ha suggerito Giulia Cavaliere (qui sotto un momento dell'incontro), potrebbe essere legato al periodo in cui ha avuto luogo la realizzazione dell’album, vale a dire quello della pandemia. “In effetti ho avuto molto tempo per lavorare e per concentrarmi durante la fase del lockdown.  È stata una specie di catarsi: ero ‘dentro’ le cose che scrivevo, suonavo, rifacevo; è stato un periodo per me prezioso ed utile”. E riguardo ai propri testi, introspettivi, viscerali, ma che sanno anche guardare alla realtà esteriore: “Il mio metodo di scrittura nasce dalla parola, che poi evoca una serie di immagini e visioni. È comunque importante estraniarsi da ciò che si conosce bene e ricercare l’ispirazione anche altrove”.

 

Il disco è stato prodotto da John Parish (PJ Harvey, Eels, Giant Sand, Tracy Chapman), che suona anche tutti gli strumenti; la sua collaborazione con Nada è iniziata con “Tutto l’amore che mi manca” nel 2004 ed è proseguita nel penultimo lavoro della cantautrice, “È un momento difficile, tesoro” (2019). “John mi ha aiutato a ‘vestire’ le canzoni con gli arrangiamenti giusti; nelle prime fasi compositive, infatti, lavoro abitualmente da sola, ma affinché i brani prendano la forma definitiva è per me importante avere una figura che mi faccia da guida. Oltretutto tra noi c’è una grande sintonia; lui ha sempre dichiarato di apprezzare in modo particolare la mia voce, ma sa comprendermi anche intimamente” ha commentato Nada a proposito del suo rapporto con il producer britannico.

Cavaliere ha poi accostato la figura di Nada a quella di Patti Smith per le affinità del loro percorso, al di là degli esiti musicali: per entrambe, infatti, la musica è stato solo uno dei modi possibili per raccontarsi ed esprimersi. Smith si è ritrovata, da poetessa che era, a diventare “musicista per caso”; Nada, da bambina, voleva diventare scrittrice e non pensava di voler fare la cantante. In seguito lei stessa si è cimentata con la scrittura, con brillanti risultati: ha infatti al suo attivo cinque libri, ed il sesto è in preparazione. “Scrivere mi ha cambiato la vita, davvero… forse un po’ tardi… ma non è mai troppo tardi! Mi sono scoperta nel mio profondo, scrivendo” ha aggiunto “e in questo modo sono in grado di dare molto di più agli altri”. A proposito de ‘Il mio cuore umano’, probabilmente il più amato dei suoi esperimenti letterari (in alto la copertina), in cui ha raccontato se stessa in una sorta di struggente e sincero diario intimo che parte dall’infanzia, la cantautrice ha commentato: “Ho ‘dovuto’ scriverlo perché mi sentivo riconoscente nei confronti della vita: sono infatti diventata ciò che sono ora grazie alle mie radici, alla mia famiglia, al legame con il mio paese e i suoi abitanti, gente semplice e povera, e soprattutto con le donne, coraggiose e forti, che mi hanno cresciuta, che sono state per me fonte di ispirazione, e che in un certo senso mi hanno salvata”.

Inizialmente la cantautrice non era fiduciosa nelle proprie capacità narrative, ma i consensi e gli incoraggiamenti ricevuti – Mario Monicelli aveva addirittura pensato di trarre un film da questo libro – hanno infuso nella cantautrice il desiderio di proseguire nel “viaggio” della scrittura. Come è noto, poi, ‘Il mio cuore umano’ ha ispirato la fiction RAI ‘La bambina che non voleva cantare’. Quello di Nada con il cinema è comunque un rapporto privilegiato: ha al suo attivo delle piccole partecipazioni in alcuni film, ma è molto richiesta anche nelle colonne sonore. Paolo Sorrentino ha inserito nella serie ‘The Young Pope’ Senza un perché, scelta che inizialmente sembrò alla cantante stessa inconsueta ed inaspettata, poiché al momento della sua uscita come singolo dall’album “Tutto l’amore che mi manca” la traccia era passata inosservata, ma all’interno del contesto cinematografico il brano ha acquisito una grandissima forza espressiva. Sono diversi, poi, i cineasti che hanno utilizzato le canzoni di Nada nelle loro opere: Ti stringerò fa da sottofondo, con un notevole effetto di straniamento, in una scena di strangolamento di “Lo chiamavano Jeeg Robot”; due anni fa, invece, Ma che freddo fa è stata inclusa nella soundtrack di “Raw”, un film francese sul cannibalismo in concorso al Sundance Festival.

Il tour invernale di Nada, partito in ottobre, toccherà diversi club della penisola e si concluderà proprio a Milano, all’ARCI Bellezza, il 14 gennaio. L’artista, con il suo nuovo lavoro discografico e in questo incontro, che ha visto una numerosa ed affettuosa partecipazione di pubblico, si è riconfermata per quello che è davvero: un personaggio poliedrico, profondo, completo, ma anche una persona sincera ed autoironica. 

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