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Nebula, primo singolo dei Tears of Sirens

Un abbraccio di suoni cinematici, celestiali, dolcissimi, ma anche dolenti, come un canto che emerge dalle tempeste contemporanee, dalle rovine degli ideali, dai danni inferti alla società dalla sete di potere e di sangue, così come da “superficiali schiavitù dell’effimero”: è quello che propongono i Tears of Sirens, in un progetto sperimentale e strumentale, che coniuga il suono del theremin, spogliato di ogni patina tradizionale, con l’elettronica, il pianoforte, il basso e il cajon. Il classico diventa contemporaneo, mentre la tecnica si fa strumento di emozione.

Il duo è  il nuovo progetto di Fabio Properzi (già autore Sugar, attivo nei Kinky Atoms e nei Kubriq, oltre che come solista) e della thereminista Giulia Riboli, che conducono gli ascoltatori in una trama evanescente, sognante, elegante, ma anche palpitante di sonorità che scaturiscono da una ricerca sonora originale, senza perdere però mai di vista la necessità di costruire atmosfere ad alto tasso emozionale, pensose e struggenti. I Tears of Sirens si propongono di fondere e oltrepassare elettronica, trip hop, ambient e dream-pop e si presentano al pubblico con un primo singolo, Nebula, che anticipa l’uscita dell’EP The Abysscome Bundle Bit Torrent (una delle nuove frontiere di diffusione della musica in digitale).

Si tratta di un brano volutamente “statico”, caratterizzato da sonorità rarefatte e malinconiche, spettrali e soavi, che fluiscono senza fratture; così il duo presenta il pezzo:

Questa canzone non va da nessuna parte, nello scorrere dei tre minuti: non c’è nessun posto da esplorare. Chiudi pure il sipario su tutti i tuoi pensieri, non immaginare il mare, né monti, né prati, né laghi, né palazzi, né viali alberati, né sgomento, né felicità; non pensare a te da piccolo, né a un momento particolare della tua vita. Butta via tutto, abbandona ogni pensiero frutto della tua fervida immaginazione, come se niente possa giovare: tutto e niente sono la medesima cosa. Gli elementi formeranno nuovi agglomerati, nuove nebulose, nuovi pianeti e spirali di materia oscura festeggeranno il tuo arrivo. Perché sei vita nella morte, vita dalla morte, sei dappertutto, in ogni cosa e da nessuna parte”.

Così i Tears of Sirens spiegano invece la scelta del nome d’arte:

 “In principio le sirene rappresentavano delle grandi attrazioni per l'uomo. Suoni celestiali evocanti abissi profondi, echi e dolci lamenti ammaliavano l'uomo ingannandolo, abbagliandolo, facendogli perdere il senso del tempo ed il lume della ragione. Le sirene oggi si tramutano in suoni di allerta, di guerra: dove si sentono sirene passano morte e distruzione. L'avidità ed il potere, la corsa sfrenata all'oro nero: l’uomo viene costantemente abbagliato da questi richiami e, negli abissi del suo "Io", si consuma la perdita della ragione. Vale veramente la pena sporcarsi le mani di sangue? Non siamo forse parte di qualcosa di più grande? Fino a che punto il lusso e il potere rendono liberi? L’evoluzione non è considerabile tale se ci ha reso schiavi. Laddove esiste un lume, si può tornare in superficie, in cerca della serenità più pura e candida, tornando ad essere liberi, pur essendo servi di noi stessi”.

Il polistrumentista e produttore artistico Fabio Properzi, già mente e penna degli Ameba 4, con cui ha pubblicato nel 2006 un disco per Sugar Music, ha lavorato dal 2005 al 2012 come autore per la stessa etichetta ed ha partecipato nel 2007 all’album Deconstruction Of Postmodern Musician di Corrado Rustici. Con Roberto Matarrese ha fondato il duo di indietronica dei Kinky Atoms, elogiato anche da riviste come Rumore e Suono, mentre con Ermal Meta si è cimentato nel progetto indie-folk dei Kubriq; ha in cantiere anche un album da solista.

Giulia Riboli si è accostata al theremin nel 2009, grazie anche all’eclettico thereminista italiano Vincenzo Vasi; nel 2011 ha frequentato i corsi della virtuosa tedesca Carolina Eyck alla Theremin Summer Academy di Colmar (Francia). Ha militato in varie formazioni, spaziando dalla musica cantautorale a quella cinematica ed è stata protagonista anche di eventi di particolare suggestione, come un live a 1900 m di altitudine su una piattaforma al centro di un laghetto di montagna, in cui era affiancata da un vibrazionista.

I Tears of Sirens sono pronti ad ammaliare il loro pubblico, con un incantesimo sospeso tra raffinatezza onirica e inquietudine sottile.  

 

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