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Alpe Lusentino, Domodossola - 21 agosto 2021 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5 ...

Nuovo album per i Dik Dik

 

Incontro con Pietruccio Montalbetti nella sede AVI (Associazione Vinile Italiana).
Il disco “Una vita d’avventura” è dedicato a Pepe Salvaderi recentemente scomparso .

Da inizio maggio Una vita d’avventura è disponibile sulle piattaforme digitali e in fisico, sia in cd che in vinile, ed è dedicato a Pepe Salvaderi, scomparso proprio durante la realizzazione del disco e che, con Giancarlo ‘Lallo’ Sbriziolo e Pietruccio Montalbetti, è stato tra i fondatori della  storica band che ha venduto in quasi 60 anni di carriera oltre 25 milioni di dischi, con innumerevoli brani di successo che sono entrati nella vita e nella memoria collettiva di milioni di italiani .

Il nuovo lavoro è prodotto dal batterista dei Dik Dik Gaetano Rubino, con la band da oltre venti anni, e dal cantautore e producer Luca Nesti, che durante un concerto del gruppo è rimasto particolarmente colpito per le emozioni che la musica dei Dik Dik suscita su un pubblico vasto e trasversale dai venti ai settanta anni (clicca qui sotto per vedere il trailer di presentazione. Nella foto uno screenshot del video).

                    https://www.youtube.com/watch?v=RhUoJkGW0CA

 

Questo nuovo lavoro contiene sei brani inediti scritti da Luca Nesti e da un pool di autori, tra cui l'intera band, un progetto che vuole unire più anime come è giusto che sia per un gruppo così longevo e infatti Pietruccio ci confessa infatti che “il disco è nato dalla voglia di portare avanti una tradizione musicale italiana”. Cinque brani tra le canzoni più amate della band sono riarrangiate in chiave acustica  (Storie di periferia , Vendo Casa, L’isola di Wight, Sognando la California, Senza luce ), mentre emerge anche il ricordo di Pepe, che durante la realizzazione dell’album aveva commentato “abbiamo bisogno fisico e mentale di innovare la nostra carriera discografica con un grande disco e soprattutto con una serie di brani inediti che raccontano i Dik Dik di oggi, brani in cui crediamo molto. Era molto tempo che non passavamo intere giornate in studio a elaborare canzoni e abbiamo avuto la fortuna di trovare uno studio nella campagna toscana attrezzato per ospitare tutte le nostre, non poche, esigenze”.

Anche Lallo Sbriziolo commenta: “Erano anni che non trovavamo canzoni di questa entità e sentimento, la musica spesso si riduce ad un esercizio di stile ma c'è una generazione che ha ancora bisogno di musica e parole, che ancora ha voglia di partecipare, di divertirsi emozionandosi ma nel mercato non trova nuovi prodotti di pura musica italiana da ascoltare ed è costretta a usufruire solo della musica del passato.”

Pietruccio sottolinea che “rifondare il nostro repertorio è un modo per rimanere vitali e carichi. Sentirsi arrivati, consolidati, spesso conduce alla fine della creatività e quindi alla morte per un’artista. Potersi stupire davanti ad un suono nuovo è tutto” e le sue parole sono confermate nella freschezza , spontaneità dei brani inediti a partire dalla title track Una vita d’avventura vero manifesto della vita e della lunga storia, a 56 anni dal primo disco della band milanese.

 

Ascoltando il disco assieme a Pietruccio (cogliamo l'occasione per ringraziare Carlo Lecchi, presidente dell'AVI per aver messo a disposizione i suoi locali - qui sopra nella foto insieme a Pietruccio - per la presentazione di questo album e più in generale di portare avanti un prezioso lavoro di collante tra pubblico e artisti) arrivano altri commenti “finalmente un disco suonato totalmente con tante chitarre e armonica a bocca, un disco che sento come un viaggio esplorativo verso il mondo che mi fa riscoprire la storia e mi fa guardare al futuro” e non mancano gustosi aneddoti sull’amicizia con Lucio Battisti che, venuto a vivere da solo a Milano, in un lontano Natale del 1964 fu ospitato a pranzo dalla sua famiglia a cui seguirono altri pranzi e cene. Ma Pietruccio, 80 anni portati alla grande, è un vulcano di parole ed aneddoti, a partire dal commosso ricordo dei tanti anni trascorsi con Pepe, alle registrazioni di Senza luce con i cartoni sventolati per simulare un Leslie che non c’era con l’organo Hammond, all’orgoglio di uno sconosciuto Lucio Battisti nel portare i Dik Dik nel suo paese natale, Poggio Bustone, e al consiglio proprio di Pietruccio a Lucio di usare dei foulard che diventeranno un simbolo dell’immagine del grande artista.

Pietruccio, che ha già scritto diversi libri sia a carattere musicale che per raccontare i suoi numerosi viaggi esplorativi e imprese intorno al mondo, guarda anche avanti con un nuovo libro in uscita dal titolo ‘Il mistero della bicicletta abbandonata’, tra fantasia e storici avvenimenti partigiani, e a cui ne seguirà un altro che è già in cantiere, dedicato a Lucio Battisti, con il titolo provvisori di ‘Storie di due amici’. Inoltre, loquace come sempre, PIetruccio ci conferma la volontà dei Dik Dik di tornare a suonare dal vivo appena possibile, compresa una tournèe in Canada dove pochi anni fa aveva suonato davanti ad oltre 50.000 persone. Un concerto che lasciò il segno e che potrebbe ripetersi.
Lunga vita ai Dik Dik .

Testo e foto di Giuseppe Verrini

 

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