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Rudy Rotta lascia un vuoto nel mondo della musica blues, ma non solo.

Il 3 luglio ci ha lasciati Rudy Rotta. Chitarrista, cantante, autore, è stato uno dei personaggi più carismatici e influenti del panorama blues italiano. Le sue doti hanno varcato presto i nostri confini, trovando terreno fertile, e riconoscimenti, principalmente all’estero, anche negli Stati Uniti, dove era considerato uno dei principali artisti blues europei.

Nel corso della sua carriera discografica, iniziata nel 1988, Rudy ha registrato poco meno di una ventina di album e calcato i palchi dei più prestigiosi locali e festival dedicati al blues.
Ha diviso il palco o registrato con dei veri mostri sacri come B.B. King, John Mayall, Brian Auger, Allman Brothers Band, Clarence "Gatemouth" Brown, Robben Ford, Peter Gren, Karen Carroll, Luther Allison, Taj Mahal, Joe Louis Walker e molti altri.

Nella band che lo accompagnava durante i concerti era solito circondarsi di ottimi musicisti, primo fra tutti l’amico di sempre Pippo Guarnera all’hammond, al suo fianco per molti anni (qui insieme in una foto di Chicca Cristina Coltri), o Michele Papadia, sempre all’hammond, ma della sua band hanno fatto parte anche giovani musicisti che grazie a lui hanno acquistato sicurezza e consapevolezza, arrivando a suonare con altri grandi artisti non solo in ambito blues ma anche di altri generi.

Chi scrive ha avuto la fortuna di apprezzare Rudy (qui in un’altra foto di Chicca Coltri) fin dal suo primo vinile, ‘Real Live’ del 1988 (copertina disegnata nientemeno che da Milo Manara), e di aver seguito da allora ogni passo della sua carriera. Ricordo con piacere che nel 2005 ho avuto la possibilità di intervistarlo per L’Isola che non c’era e di aver toccato con mano come fosse infondata una certa nomea che dipingeva Rudy Rotta come un “personaggio spigoloso”. Mi mise subito a mio agio e si rivelò invece una persona gradevole, anche se schietta e di carattere, e comunque molto disponibile a discutere ed a raccontare le fasi salienti della sua carriera.
Da allora ogni volta che mi è stato possibile l’ho raggiunto durante i suoi concerti, e quattro chiacchiere amichevoli, ricche di aneddoti, erano sempre d’obbligo.

Rudy Rotta, piemontese di nascita ma fin da adolescente cresciuto a Verona, ci mancherà molto. Non solo agli amici o ai musicisti più stretti che con lui hanno diviso palchi e studi di registrazione, ma a chiunque lo abbia conosciuto come persona e come artista. Il suo esempio e la strada che ha percorso nel mondo musicale è servita e servirà ancora ad avvicinare molti giovani al blues.

Stefano Tognoni

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