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Se n’è andato Renato Geremia, antesignano del polistrumentismo jazz

La sera del 1° novembre è mancato Renato Geremia, vorace polistrumentista (sax soprano, alto e tenore, clarinetto, flauto, violino, pianoforte) al centro del jazz italiano di ricerca per tutto l’ultimo mezzo secolo. Nato a Venezia nel 1930, Geremia si era affacciato alla ribalta jazzistica fin dagli anni Cinquanta (principalmente come sassofonista tenore), ma solo nel decennio seguente aveva trovato una sua collocazione decisiva e definita, con l’affermarsi (difficoltoso, come s’immaginerà) del primo free jazz made in Italy.

Membro dell’O.M.C.I. negli anni Settanta, collaboratore fra gli altri di Mario Schiano e Giancarlo Schiaffini, con i quali incide per esempio nel 1986 The Unrepetant Ones (Fonit Cetra), che coinvolge anche Guido Mazzon, Bruno Tommaso e Toni Rusconi, all’inizio degli anni Novanta Geremia entra (come violinista) nell’Italian Instabile Orchestra, che in breve si afferma come autentica ambasciatrice del jazz italiano nel mondo. Vi milita fino al 2003, incidendo album che rimangono nella discografia d’eccellenza degli ultimi vent’anni di jazz in Italia, primo fra tutti quello Skies of Europe che, edito dalla ECM, vince il Top Jazz come miglior album del 1995.

Fra i tutt’altro che numerosi lavori a suo nome (in realtà in compartecipazione), assolutamente indispensabile è almeno Tre Cose (Splasch), inciso nel 1997 col tubista francese Michel Godard e col percussionista milanese Tiziano Tononi. Né vanno dimenticati i due recenti album in duo con un altro percussionista, il già citato Toni Rusconi, uno dal vivo e uno in studio.

Di Renato Geremia, chi scrive vuole qui ricordare, oltre alla grande originalità e al fondamentale ruolo di polistrumentista rivestito quando certi pruriti erano tutt’altro che usuali, l’umanità disadorna quanto genuina, l’assoluta mancanza di ogni ubbia di protagonismo (il che non ha mancato di penalizzarlo), l’assoluta onestà intellettuale. E anche la capacità di stupirsi, che è poi ciò che molto spesso determina, nell’artista, la voglia di interrogarsi di continuo e di cercare strade sempre nuove. Ciò che Renato Geremia non ha mai mancato di fare.

                                                                                                          Alberto Bazzurro

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