Tracce

01. Amica mia

02. Aspri

03. Gli entusiasti

04. La dignità

05. Come una sorpresa

06. L’immagine di me

07. Impazzirai

08. Sudano gli occhi

09. Pelle e ossa

10. Quello che non cerchi più

11. Rompicampo

Produzione artistica

En Roco e Mattia Cominotto

Musicisti e ospiti

Enrico Bosio: voce, chitarra

Francesco Conelli: voce, chitarra

Rocco Pietro Spigno: basso

Roberto Vinci: batteria

Tiger Milk: cori in La dignità

Max Morales: pianoforte in Impazzirai

Cecilia Seminara: violino in Gli entusiasti e in Come una sorpresa

Mario Pigozzo Favero: voce in Amica mia

Santiago e Facundo Moreno: chitarre classiche in Pelle e ossa

Richard Colburn: batteria in Come una sorpresa

Matteo Casari: synth in Rompicapo



Spigoli

En Roco


Fosbury Records/Audioglobe
2009

Durata: 51:46

Brani migliori:
Quello che non cerchi più
Pelle e ossa

di Paolo D'Alessandro


Spigoli è la nuova tappa dell’avventura musicale degli En Roco, gruppo genovese che dal 2000 si è costruito una solida fama all’interno del mondo indipendente, grazie a un pop rock di retrogusto internazionale ma dalla forte identità nostrana.

Forti dell’esperienza di un Ep e dei due dischi precedenti, gli En Roco propongono il nuovo album in un momento di particolare cambiamento, dopo l’uscita dal gruppo della violinista Cecelia Seminara - che comunque regala qualche cammeo anche in questo nuovo lavoro. Il risultato è quindi diverso, più spigoloso nella forma e nella formula -essenzialmente costruita attorno alle voci e chitarre di Enrico Bosio e Francesco Conelli, al basso di Rocco Piero Spigno e alla batteria (Roberto Vinci) -, ma insaporita da ospitate e collaborazioni, come quella del frontman dei Valentina Dorme Mario Pigozzo Favero e del batterista dei Belle & Sebastian Richard Colburn.

Negli undici brani di Spigoli, gli En Roco raccontano di legami viscerali e brutte maschere, alla ricerca di una ricomposizione e di un’autenticità dolorosa che traspaia da presenze solari che nascondono un vuoto incolmabile e condiviso di solitudine (Amica mia), sagome ingannatrici e illusioni per scacciare una sofferenza attanagliante (Gli entusiasti, Quello che non cerchi più) e ribollimenti da canalizzare (Impazzirai).

Le composizioni sono solide, con qualche sbavatura di produzione che penalizza voce e bassi, con qualche tentativo di arrembaggio a un pop più radiofonico, senza però compromettere un’identità difesa a spada tratta da una capacità lirica a volte efficace, a volte smussata da soluzioni non limpide.




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