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Teatro della Tosse, Genova

AA.VV.

Otto per Otto - Serata speciale dedicata allo swing di Natalino Otto

Ben prima della fantomatica “scuola genovese”. Ben prima dei rampanti anni sessanti, del boom economico, di Nanni Ricordi e della nascita del cantautore. Ben prima di tutto questo, c’è stato un cantante che ha saputo scaldare il cuore delle italiane e fatto ballare e divertire gli italiani; incidere qualcosa come duemila canzoni e vendere dischi a palate. Un cantante che ha portato lo swing, prima, e il jazz, poi, in Italia. Certo non era l’unico (basti qui ricordare Gorni Kramer che con lui collaborò a lungo), ma è stato Natalino Otto che forse più di chiunque altro ha saputo rinnovare e svecchiare, con la sua ironia e la sua classe, la musica italiana fatta fino a quel momento – ma ben anche dopo – di mamme piangenti e amori stucchevoli.

Natalino Codognotto (questo il suo vero nome) nasce nel quartiere genovese di Cogoleto il 25 dicembre 1912. E proprio per celebrare il centenario della sua nascita il Teatro della Tosse di Genova ha messo in scena il recital Otto per Otto. Uno spettacolo pensato (e fortemente voluto) da Lucia Marchiò, insieme ad Emanuele Conte e Pietro Fabbri. L’apertura dello spettacolo è salottiera. Nel vero senso del termine: dopo un intervento video di Renzo Arbore, vengono invitati a salire sul palco – allestito come una sorta di salotto - da Fabbri (che da attore di punta del Teatro della Tosse ha presentato la serata) proprio Lucia Marchiò, il grande Giorgio Calabrese, Piero Rossi (della compagnia goliardica la Baistrocchi), il critico musicale Carlo Posio e la figlia di Natalino, Silvia Codognotto Sandon (l’unica apparsa un poco fredda e polemica). La brava Marchiò conduce una simpatica chiacchierata tra aneddoti e riflessioni sull’importanza della sua figura nel panorama musicale e culturale italiano. Si rievoca il Natalino Otto batterista in un locale cittadino, diventato cantante quasi per caso; il Natalino Otto che si imbarca per suonare nei transatlantici in ben ventinove viaggi; il Natalino Otto osteggiato dal fascismo (ed è su questo punto che la figlia si dichiara totalmente in disaccordo).  

Quindi si parte con la musica. Il primo a salire sul palco è Piji che proprio a Otto ha dedicato una delle sue più divertenti e conosciute canzoni, L’Ottovolante. Accompagnato dalla OttoxOtto Band (Fabio Vernizzi al pianoforte, Federico Lagomarsino alla batteria, Riccardo Barbera al contrabbasso e Claudio Capurro al sax) il cantautore romano introduce il pezzo riportando le parole dell’intellettuale fascista Carlo Ravasio contro la musica americana; una gag che strappa sempre più di un sorriso, ma che al tempo stesso fa rabbrividire per l’ottusità del Regime.

Sempre Piji ci regala, quindi, La classe degli asini. Subito dopo è la volta del premio Tenco 2011 Roberta Alloisio. Pur combattendo con una fastidiosa raucedine, al solito la sua è un’interpretazione splendida, prima con No Jazz e poi con la genovese Baexinn-a. Perché se Natalino Otto, per certi aspetti, ha anticipato la figura del cantautore dall’altro ha forse tra i primo sdoganato anche l’uso del dialetto nella canzone in chiave non folcloristica (grazie alle ballate scritte appositamente dal Gianfranco Reverberi e Giorgio Calabrese). Un’altra canzone in dialetto, Arrio, è affidata all’istrionico Andrea Ceccon. Ritmi e sapori brasiliani giocano su una certa somiglianza a livello fonetico tra il genovese e il brasiliano (lo stesso farà qualche anno dopo Bruno Lauzi con O Frigideiro scritta proprio con la coppia Reverberi-Calabrese). Se Ceccon spinge sul versante ironico, più malinconica ed evocativa è un altro brano in genovese, Madaenn-a, dedicato a Vico della Maddalena a Genova e cantata dal duo Valeria Bruzzone ed Enrico Testa. Chiude la prima parte un gigantesco (in tutti i sensi) Dado Moroni che in veste anche di cantante regala al pubblico La più bella del mondo.

Il secondo tempo riparte tra esibizioni e interventi di Fabbri che legge alcuni stralci dei taccuini scritti proprio da Natalino Otto. Dietro di lui sullo schermo si accampano immagini tratte dalle sue esibizioni sanremesi, dai sui film, ma anche da riprese “domestiche” e private. Ne esce fuori il ritratto di una persona solare ed entusiasta della vita, tifosissimo della Sampdoria, goloso della crostata Panarello e inviso tanto al regime fascista (più che lui, a dire il vero, la sua musica) che ai partigiani (“mi accusarono per una mia tournée in Austria e Germania e Austria. E così io che non ero stato né da una parte né dall’altra ero mal visto da entrambi”). E a proposito di Fascismo, ecco salire sul palco la Compagnia Teatro Nudo (alle voci Lidia Treccani, Sara Cianfriglia e Simona Fasano, ai fiati Edmondo Romano, alla chitarra Luca Falomi e al violino Roberto Piga) che mettono in scena uno stralcio del loro spettacolo dedicato al Trio Lescano (a dire il vero ci sarebbe, probabilmente, da discutere sul fatto che le tre fossero davvero osteggiate dal Fascismo, come ha dimostrato recentemente l’amico Marzio Angiolani). Le loro Maramao perché sei morto e Pippo non lo sa, però, in questa veste essenziale davvero convincono.

Così come convince e strappa più di un sorriso e un applauso la genovese Giulia Ottonello – già vincitrice nel 2002 del programma Amici - con una splendida Ho un sassolino nelle scarpe. Come dire che non sempre i talent show fabbricano in serie artigiani plastificati! 

Si arriva così alla conclusione della serata che è affidata alla guest star Raphael Gualazzi. Ci si aspetterebbe forse qualche atteggiamento da star e invece il pianista si dimostra di un’umiltà sorprendente; un poco intimidito, non dico in soggezione ma estremamente rispettoso delle canzoni di Natalino Otto esegue Donnina sola e poi Birimbo birambo in versione solo strumentale. Sembra, anzi, quasi sorpreso dell’accoglienza trionfale del pubblico genovese. 

Pietro Fabbri richiama tutti sul palco per i saluti finali, mentre la OttoxOtto band suona Mamma voglio anch’io la fidanzata. Una serata non solo riuscita dal punto di vista artistico e di pubblico (sold out da diversi giorni), ma che ha avuto il grande merito di rendere omaggio ad un gigante della nostra canzone nazionale. Proprio mentre Genova – e finalmente! – si appresta ad aprire il Museo della canzone d’autore in Via del Campo. Insomma, sarà anche vero che alla fine per emergere tutti i genovesi (compresi proprio Natalino Otto e Giorgio Calabrese) sono dovuti “emigrare” a Milano… ma è da questi vicoli, dall’angiporto, dai transatlantici attraccati sul Porto di questa città musona e spesso intrattabile che tutto è incominciato.

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In dettaglio

  • Data: 2012-02-22
  • Luogo: Teatro della Tosse, Genova
  • Artista: AA.VV.

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