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Dinami (VV)

TaranProject

In genere si sta molto attenti a non personalizzare troppo la scrittura quando si racconta un disco o un concerto a cui si è assistito. Ma questa volta chiedo venia, una piccola deroga, perchè il concerto di cui vogliamo raccontarvi si è tenuto in un luogo speciale per chi scrive. Erano anni che non mi immergevo nel folklore delle feste dei Santi del sud Italia e dopo qualche tempo eccomi nel mio paesino d’origine dell’hinterland vibonese, ai piedi delle verdeggianti Serre calabresi: Dinami.

La seconda domenica di luglio, ogni anno e per cinque giorni consecutivi, si festeggia la Madonna della Catena e come profanamente accade ecco che ai riti religiosi si accompagnano quelli civili e popolari, con concerti, balli, rappresentazioni e quant’altro.

In tempi non lontani una delle serate era dedicata alle compagnie di ballo di tarantelle, danza popolare che nelle contrade calabresi ha sempre caratterizzato il sentire popolare delle classi più umili, rimanendo ai margini dell’apprezzamento della cultura per così dire d’elite, talvolta accostata addirittura a simbolo di cultura mafiosa.

Anche quest’anno una delle serate è stata dedicata alla taranta, ma sul palco non si è esibito il consueto gruppo folk di tarantelle, in costume tradizionale, di chissà quale paesino sperduto sulle montagne, ma a regalare i loro suoni sono saliti Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea e i TaranProject, splendida realtà musicale calabrese che da qualche anno riesce a riempire le piazze del sud Italia non di vecchì melanconici della tarantella, ma di folte schiere di ragazzi più o meno giovani che si scatenano al ritmo dell’etno-folk-rock  tarantellaro di questi virtuosi musicisti.

Se in Puglia molti gruppi musicali sono riusciti a dare linfa rock alla loro pizzica, lo stesso stanno realizzando i TaranProject con la taranta, vedendo riconosciuto il loro valore anche a livello nazionale: non a caso quest’anno proprio loro hanno aperto il concerto del 1° Maggio in piazza San Giovanni a Roma.

Ma veniamo alla straordinaria serata che il gruppo ha regalato al pubblico di Dinami, con sapienti arrangiamenti e virtuosismi musicali a base di chitarre battenti, tamburi, lira calabrese  e organetto. Sul palco ogni membro della band ha saputo dare il meglio di sé, dalla voce calda, melodiosa e mediterranea di Giovanna Scarfò con la sua emozionante interpretazione di Figghju figghju e di Brigante se more, per passare ad Alfredo Verdini erede della tradizione dei virtuosi del tamburello, con la qualità dei grandi percussionisti jazz: dita, mani, braccia, gambe sono tutt'uno con tamburi e casse, vibrano con esse traendone sonorità e cadenze ricche di colori e di pathos.

Al basso ha saputo esprimere calore e ritmo Carmelo Scarfò, fratello della voce femminile del gruppo; non certo ai margini è rimasto il chitarrista Andrea Simonetta che qualcuno si chiede come faccia a rimanere quasi immobile ed imperturbabile sul palco, quando la musica travolge il pubblico che non riesce a rimanere fermo nemmeno un istante: di lui si può certo sottolineare l’enorme contributo che verosimilmente dà agli arrangiamenti dei brani.

E veniamo a Cosimo Papandrea che insieme a Mimmo Cavallaro sono le colonne della band. Magistrale l’interpretazione che Cosimo ha saputo dare a U Jimbusedu, il brano che ha chiuso il concerto. Detto “u Cardararu”, leggenda vivente della musica popolare locridea, Papandrea è un personaggio straordinario, che trasmette emozioni intense quando suona e canta, esprimendo con tutto il corpo una musicalità gestuale che fa fremere all'unisono la piazza, di cui è il re.

E chiudiamo con Mimmo Cavallaro, leader indiscusso di questo fenomeno musicale e culturale straordinario che ha saputo unire sei musicisti di indiscusso talento alla tradizione locale, reimpostando e cesellando ogni brano, facendogli sprigionare energie ed emozioni che sanno davvero coinvolgere in modo nuovo il pubblico giovane delle piazze. È come se per magia i TaranProject abbiano realizzato un vero e proprio incontro intergenerazionale, affollando i luoghi dei loro concerti di masse di scatenati giovani accompagnati dai loro genitori (talvolta nonni) che hanno così scoperto quella faccia della taranta che poteva apparire inaspettata. I brani proposti sono stati tratti sia dai due precedenti lavori del gruppo e cioè Sona battenti e Hjuri di Hjumari, sia dal nuovo lavoro Rolica già in distribuzioni nei negozi e prodotto da CNI Music.

Di Cavallaro, infine, si può dire che con la sua voce sa cogliere l’armonia con la natura della sua terra e l’attaccamento ad essa in una dolce evocazione costante. Merita una sottolineatura la canzone che più di ogni altra commuove e trascina, e che da sempre segna uno dei momenti magici del concerto, Stilla Chjara: sentirla cantare in coro in una piazza gremita è una sensazione che tocca il cuore, difficile da riportare in una recensione. Credo proprio che sia quanto di più vicino ci sia al concetto di “emozione condivisa”.

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In dettaglio

  • Data: 2012-07-09
  • Luogo: Dinami (VV)
  • Artista: TaranProject

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