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Lughignano di Casale sul Sile - TV

Erica Boschiero - Gualtiero Bertelli

Ci sono alchimie che nascono all'improvviso, in modo quasi inspiegabile all'apparenza, in contesti speciali e fuori dalla cosiddetta normalità. Magari in quota, sulle Dolomiti, in una malga vicina alle Tre Cime di Lavaredo (qui una classica foto del loro profilo) dopo un evento eccezionale e splendido come il grande abbraccio per l'Africa.
Intorno a quelle vette il 5 luglio 2009 circa seimila persone si sono date la mano per testimoniare la loro solidarietà alle popolazioni africane. Fra loro c'erano anche Erica Boschiero e Gualtiero Bertelli, che si sono ritrovati a chiacchierare poi in quella malga di montagna scoprendo di avere molte cose in comune ma anche, naturalmente per via dello scarto generazionale, molte diversità nel vivere quelle stesse cose in questo tempo difficile e un po' strano che stiamo attraversando.

Erica Boschiero, cantautrice nata a Pieve di  Cadore e trevigiana di adozione oggi trentenne, e Gualtiero Bertelli nato nel 1944 nell'isola della Giudecca a Venezia, fondatore storico del Canzoniere Popolare Veneto (fra le altre cose entrambi laureati in sociologia), proprio in quell'occasione sentirono, senza rendersene allora del tutto conto ci dice oggi Erica, nascere una sintonia che li avrebbe portati inevitabilmente prima o poi a lavorare assieme.

Ecco quindi che quel giorno è arrivato, e nella suggestiva ambientazione di una fornace in disuso a ridosso del fiume Sile, il fiume di Treviso, la sera del 6 settembre un pubblico, numeroso e attento, ha potuto assistere alla prima assoluta dello spettacolo ‘Italie’, da loro creato, suonato e cantato.

Il concerto a due voci, due chitarre e (possiamo osare) due lingue (l'italiano di Erica e il dialetto veneziano di Gualtiero), verrà riproposto il 14 settembre al Festival delle Arti proprio alla Giudecca, e poi ci auguriamo che possa diventare un tour vero e proprio attraverso tutta la penisola.

Lo spettacolo è una sorta di dialogo fra i due artisti che propongono i propri pezzi in un "botta e risposta" sui diversi temi affrontati da entrambi nel corso delle rispettive carriere e si confrontano sul significato di essere nato cantautore negli anni ‘60 e nei 2000.
Ognuno aggiunge voce, suoni ed emozione ai brani dell'altro, dando ai pezzi nuovo colore e una veste un po' diversa dall'originale. Gli arrangiamenti di questo spettacolo sono del maestro Paolo Favorido, che accompagna anche gli artisti al piano.

Il passato e il rimpianto si esprimono attraverso brani come Souvenir della Boschiero e Come soete (Come civette) di Berselli, la follia e l'utopia emergono nella struggente e dolcissima Anita di Erica e nell'ironica El colo (il collo) di Gualtiero, brano allegro suonato a due chitarre, ad esempio.
Ci sono poi l'amore per la natura, l'attenzione all'ecologia, nelle splendide Barche de carta di Bertelli e Galassia Express della Boschiero. "E non c’è nord, e non c’è sud, e non c'è oriente né occidente" potrebbe essere il senso di tutto ciò: l'Italia è una, la Terra in cui vivere una sola, siamo tutti viaggiatori passeggeri sullo stesso pianeta, abitanti della stessa Madre Terra.

L'Italia è Una, appunto, ma i modi di viverla sono differenti come diverse sono le età e le esperienze dei due protagonisti sul palco stasera. Questo è il senso del titolo dello spettacolo, quell’usare il plurale per evidenziare le sfaccettature di uno stesso vivere,  il malessere e insieme la gioia di essere italiani.
E la parola qui la fa da padrona: in italiano o in dialetto veneto (e in particolare quello veneziano) che assurge a lingua poetica pari – come dignità – a quella italiana “ufficiale” (e qui a Treviso non c’è bisogno di traduzione) i giochi di parole sono sottili, divertenti, raffinati.

Come in Garbuglio di Erica: "La residenza dell’esistenza e la resistenza all’evidenza. Scusate io abito nel mio abito..." o in Se buta ciaro di Bertelli che, come racconta Gualtiero nell'introdurla, ha subito la correzione di una parola (“straco” invece di “stanco”) da parte del poeta Andrea Zanzotto, che l'ha resa ancor più evocativa e "perfetta".

Così come Gualtiero canta "Se buta ciaro dentro sta tempesta vojo imbriagarme de canson", ognuno di noi vuol sperare di vedere la luce all'uscita dal tunnel per poter "imbriagarse" (ubriacarsi)  di musica, di gioia, d’amore, di buon vino e di bellezza. E questo messaggio di speranza scende dal palco arriva a dar sollievo e sorriso al pubblico, alla signora di mezza età in prima fila come alla coetanea di Erica col "moroso" un po’ più defilati, alle famigliole con bambini o a qualche anziano del paese presenti a questo concerto veramente unico.

Immancabili il tema dell'amore, velato, suggerito, cantato con pudore dalla Boschiero nella splendida ballata Comignoli e del futuro in A mi me par ( canzone profondamente d’amore) dedicata da Bertelli al figlio appena nato: “ma ti non corer, non aver furia/che el tempo passando no’l te fassa paura”.

Le differenze e le similitudini fra i due cantautori si scoprono via via, ad esempio anche nel modo di affrontare il tema della religione. Erica Boschiero ha un'attenzione e un’attrazione speciale per gli oggetti, e dal particolare elabora le sue storie che sono racconti non raccontati ma fatti d'immagini evocative (La credenza). Gualtiero Bertelli invece con la sua visione più ampia e sociale, immagina veri e propri dialoghi tra personaggi che sembrano esistiti non soltanto nella sua fantasia (I do piovani).

Il finale è coinvolgente e corale: Erica invita il pubblico a cantare con lei il ritornello di Macchinina rossa, mentre quando tocca a Gualtiero con la sua Vedrai com’è bello (brano del suo repertorio cosiddetto "sociale" in italiano che è stato interpretato anche dal mai dimenticato Bruno Lauzi) il coro si leva spontaneo e partecipe sfumando poi in un lunghissimo applauso che saluta i due artisti affettuosamente.

I bis sono immancabili. A gran voce viene richiesta la struggente  e “famosa” Nina ti te ricordi, eseguita in duetto e impreziosita ancor di più dalla voce calda di Erica, versione che richiama alla memoria l'intensa interpretazione di De Gregori e Giovanna Marini ne Il fischio del vapore. Infine l'ultimo bis, ed è un altro cavallo di battaglia di Bertelli del 1978, una canzone d'amore di ampio respiro che abbraccia tutti i presenti: L'amore el vien e el va e el gira el mondo.
E così, dopo un lungo e sentito applauso, arriva anche l’abbraccio del pubblico agli artisti (fisico questa volta, e non virtuale come durante lo spettacolo….), i sorrisi e le strette di mano, gli incitamenti a far conoscere questo spettacolo in altre parti del Veneto, del Nord Italia e perché no? anche nel resto della nazione. D’altronde lo dicevamo prima che l’Italia è Una (e indivisibile, già…) e certe emozioni, certi valori, non sono certo ascrivibili a ridicoli confini provinciali o regionali.

Non bisogna certo essere maghi o preveggenti per capire che questo progetto ha un respiro più ampio dell’ambito dialettale perché ha nel suo Dna, nella sua spinta propulsiva iniziale, quello di unire e non quello di rimanere settoriale. Ecco perché siamo pronti a scommettere che “Italie” lo vedremo in giro anche lontano dal Veneto.

Il concerto è finito e ce ne andiamo tutti con passo un po’ più lieve di quando siamo arrivati, la mente serena e un senso di bellezza che portiamo con noi in questa calda sera veneta, fatta di terra, di acqua, di suoni genuini e di belle parole.

 

 

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Sul palco:

Erica Boschiero, voce e chitarre

Gualtiero Bertelli, voce, chitarra, fisarmonica

Paolo Favorido, tastiera

 

Foto: Valeria Bissacco

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In dettaglio

  • Data: 2013-09-06
  • Luogo: Lughignano di Casale sul Sile - TV
  • Artista: Erica Boschiero - Gualtiero Bertelli

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