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Santi Scarcella Trio a Trieste il ...

Da Manhattan a Cefalù Cantautore, musicista e compositore, Santi Scarcella (siciliano di origine ma romano d'adozione), proporrà domenica 18 ottobre 2020 a Trieste il suo concerto jazz dal titolo ...

Padova, Palafabris

Fabi, Silvestri, Gazzè

Quando è trapelata l’idea di questi tre “ragazzi” più o meno quarantaseienni di unirsi in un fantomatico trio, credo che nessuno si aspettasse ciò che è successo poi. Soprattutto, non ci si aspettava quanto sta accadendo ora, dopo un singolo apparentemente “leggero” (solo nel titolo, forse: Life is sweet), un album (Il padrone della festa, subito disco di platino) e un tour europeo di successo che ha preceduto quello che Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè stanno proponendo in questi giorni nei palazzetti italiani con una serie di date sold out.

Forse troppo poco considerati dal mercato e dai media, se non in episodi sporadici come la hit dell’estate o la partecipazione al Festival di Sanremo di uno o dell’altro o dell’altro ancora, ma con ognuno la propria fascia di pubblico affettuoso e fedele ed una critica sempre attenta e positiva (e i lettori dell’Isola lo sanno bene), oggi con questo tour - evento eccezionale, e per questo forse irripetibile -  i tre cantautori romani trovano probabilmente una sorta di riscatto anche agli occhi di un pubblico più vasto, quello che sicuramente meritano. Perché la genuinità dei personaggi in questione non lascia spazio al dubbio, e perché la loro storia artistica dalla metà degli anni novanta in poi è storia vera, fatta di musica autentica, positiva, generosa, con testi altrettanto interessanti e originali (a volte persino un po’ “scomodi”).

Ci avevano promesso tre concerti in uno, sapendo di essere in grado di stupire, di fare centro, di proporre un live che, per chi vi ha assistito, sarà impossibile dimenticare.  E forse Niccolò, Daniele e Max alla fine si sono addirittura superati,  perché dalla loro unione è nata una forza che va aldilà di ogni aspettativa: la forza dell’amicizia autentica (che nel loro caso non è certo nata ieri), quella senza esibizionismo, senza prevaricazioni o presunzione di superiorità del singolo, ricca di ironia ma soprattutto di rispetto reciproco. Un rapporto così raro in un ambiente in cui spesso si è “amici” il tempo della promozione di un disco in radio. Il risultato è uno spettacolo che riflette bellezza, equilibrato e diretto, divertente, perfetto nei suoni, nelle luci, nella scelta dei musicisti, persino nel look e nell’aspetto dei tre protagonisti (il moro, il biondo, il castano – e così anche il pubblico femminile è accontentato!) in cui nulla appare fuori posto o superfluo. Tutto ha un senso, all’insegna della semplicità e della schiettezza. Se c’è una nota solo apparentemente kitch (nei mantelli colorati o nell’oro di scarpe e giacca in un paio di gag) è voluta e fa parte del gioco per strappare se possibile un sorriso in più. Ma soprattutto quel che ci piace sottolineare è che con una scaletta di circa trenta brani, per oltre due ore e mezzo di concerto, colpisce a qualità delle canzoni e il suono complessivo che i tre (unitamente agli altri sei musicisti alle spalle, tutti straordinari) riescono a consegnarci. Un mood e una modernità che non a caso ha fatto breccia anche in Europa, dove spesso i nostri "cantautori" più tradizionali fanno fatica a farsi accettare.

Ma proviamo ora a raccontare un po' della serata, di un percorso che come abbiamo detto durerà ben più di un classico concerto indoor. I tre fanno la loro comparsa uscendo da una misteriosa scatola bianca posata sul palco fin dal pomeriggio. La “scatola magica” si apre e Fabi, Gazzè e Silvestri, schierati in quest’ordine uno a fianco all’altro su un piccolo palco al centro della scena, propongono le prime canzoni in acustico, semplicemente con i loro strumenti al collo. Vedere un palchetto così piccolo inserito su di un palco cinque volte più grande lascia stupiti, ma subito dopo la metafora si dipana e quel "palchetto" vuole ricordare "Il Locale", lo storico liveclub romano dove tutti e tre (e non solo loro, ma di quella magnifica nidiata vanno citati almeno Alex Britti e Pino Marino) sono partiti. Tanto stretto da starci a fatica, ma che ogni sera accoglieva jam session con cinque o sei musicisti. Ecco, riconsegnare alla storia la storia, non dimenticare da dove si è partiti è un modo profondamente onesto per iniziare un concerto che vuole prendere per mano il pubblico e fargli rivivere vent'anni di musica live. La loro storia musicale, live e non solo.
Il primo brano è una dichiarazione dalla semplicità disarmante, Alzo le mani, accolta dal pubblico che risponde perfettamente in sintonia nel levare al cielo migliaia di braccia e di sorrisi. L’atmosfera si è immediatamente scaldata, ognuno ne è già coinvolto. Seguono tre brani tra i più amati di ognuno, Occhi da orientale, Una buona idea, Timido ubriaco con la partecipazione di tutti e tre nei ritornelli e nei cori, ad impreziosire, ognuno col proprio timbro vocale e le proprie caratteristiche, brani già molto belli. Il pubblico del Palafabris di Padova (sesta data del tour) canta con loro, a mezza voce, senza invadenza, con rispetto parola per parola a memoria. Pubblico bellissimo, caloroso ma non scalmanato, danzante, formato perlopiù da trenta-quarantenni: in transenna e in platea è un po’ più alta la percentuale femminile, mentre sulle gradinate moltissime coppie, famigliole, e parecchi bambini che ballano e giocano inseguendo palloncini gialli volanti (quelli di Medici con l’Africa Cuamm www.mediciconlafrica.org), nei corridoi o sulle ginocchia dei genitori. Anche questo è uno spettacolo nello spettacolo.
La splendida “festa” è iniziata e loro ne sono i padroni, per parafrasare il titolo dell’album uscito a metà settembre, ma forse lo sono solo idealmente, perché tutto il pubblico è coinvolto, incantato, partecipe, ebbro di musica e di emozioni. Non ci si perde una parola, un gesto, una nota, un sorriso che giunge dal palco.
Sparisce la scatola che li conteneva e si alza un telo bianco alle loro spalle che rivela fra luci colorate, come nell’arte delle ombre cinesi, le sagome dei componenti della band, ancora nascosti.

Seguono altri tre brani tra i più noti e più belli di ognuno: l’intensa A bocca chiusa di Silvestri, con “coro” a labbra strette e gestualità di tutti e tre, la divertente Il solito sesso di Gazzè e la lieve E’ non è di Fabi. Quindi cala anche il telo, e finalmente si svelano i volti e le figure dei musicisti, ora tutti schierati a dar manforte ai tre.
Ce li presentano subito come i loro “migliori amici e anche i migliori musicisti”: alle tastiere Gianluca Misiti, alla batteria Piero Monterisi, alla chitarra elettrica e slide Roberto Angelini, alla chitarra Adriano Viterbini, ai fiati Massimo (Dedo) De Domenico e alle percussioni il cubano Josè Ramon Caraballo Armas. Naturalmente al basso c’è Max Gazzè, mentre Niccolò Fabi imbraccia la chitarra acustica e Daniele Silvestri si destreggia fra chitarra e pianoforte.

I tre amici si trovano ora al centro del grande palco del palasport, e come dicevamo prima l'uscita di scena del piccolo palchetto rafforza il senso del loro percorso artistico, dai piccoli spazi degli inizi verso le dimensioni più ampie di oggi.
Le luci stupende dell’eccellenza italiana Clay Paky esplodono in tutta la loro bellezza e potenza, a dare colore ad uno spettacolo che entra con forza nel vivo, disegnando di volta in volta scenari differenti e illuminando molto spesso anche il pubblico e il suo visibile entusiasmo. Come mi pare dall’album del trio porta allegria e vivacità alla “festa” mentre dopo la famosa Vento d’estate, a due voci (Niccolò e Max), è il momento di Daniele con Il mio nemico.

A questo punto la scena si colora ed appaiono due mantelli da supereroe piuttosto inverosimili: Fabi e Gazzè si “scontrano” come su un ipotetico ring presentati da Silvestri nelle vesti di arbitro e commentatore che incalza: “spettacolo eccezionale qua, combattimento di rara intensità, chissà chi sopravviverà”. I due alternano le strofe del brano L’avversario, tratto dall’album del trio e poi si sfidano a duello a colpi di proprie canzoni. All’ironica Annina di Max, Niccolò risponde con la surreale Rosso, quindi Max si spaccia come L’uomo più furbo mentre Niccolò lo deride con la sua Dica?. Infine Daniele chiude il match con Le cose in comune.
La festa è all’apice del divertimento e del gioco. È il momento dei due singoli tratti da Il padrone della festa: L’amore non esiste e Life is sweet, che vengono accolte con grande calore, a riprova che anche il nuovo album è stato assimilitato ed è entrato nella testa e nel cuore dei fan. Seguono momenti particolarmente intensi ed emozionanti con i brani Mentre dormi (iniziata da Fabi col “permesso” di Gazzè), Costruire di Fabi, e  L’autostrada di Silvestri a cui si lega la cover di Corazon espinado di Santana (un brano che respira sound cubano grazie ad una magica performance di Ramon alle percussioni, che manco a dirlo si sente a casa...), suonata e cantata in trio.

Ora i tre raccontano i loro inizi con l’aiuto di brevi e simpatici video che ce li mostrano giovani e pieni di entusiasmo: i primi passi nel già citato Il Locale, minuscolo club nel cuore di Roma, il viaggio a Cuba di Max e Niccolò, le prime collaborazioni di Silvestri con Sergio Cammariere, le interviste a Fabi che avevano come soggetto essenzialmente i suoi capelli. Segue un medley delle loro prime canzoni famose, Capelli appunto, Y10 bordeaux, L’amore pensato, eseguite in acustico senza la band e legate nel finale ancora da Capelli, in cui il pubblico “scopre” con gioia che  “anche Max vive sempre insieme ai suoi capelli e pure Daniele vive sempre insieme ai suoi capelli…”

Ed è il momento delle canzoni più amate dei tre, quelle che tutti stanno aspettando e che non possono certo mancare in una festa come questa: Cara Valentina, Il negozio di antiquariato, Testardo, Favola di Adamo ed Eva, Lasciarsi un giorno a Roma e naturalmente Salirò. Cantano tutti, tutti ballano e saltano, sia sul palco (soprattutto Niccolò e Max) che nel parterre e sulle gradinate. Tutti in piedi ad applaudire sempre più forte anche se ormai le mani fanno male, mentre i tre amici sul palco si abbracciano, si inchinano, ringraziano, si guardano attorno quasi increduli, ed escono.
Tornano accompagnati dalla band (dopo il video intenso e toccante: La preghiera del clown di Totò, recitata splendidamente da Valerio Mastandrea) a regalare i primi bis: Sornione, Una musica può fare, Gino e l’alfetta, Sotto casa in dialogo continuo con il pubblico. Migliaia di voci e migliaia di mani si alzano all’unisono, quasi ad afferrare gli ultimi momenti di una serata che non vuole finire, ma che inesorabilmente dopo due ore e 45 minuti esatti e più di 30 canzoni lascerà che le luci si spengano e i battiti del cuore possano rallentare.
L’ultimo bis è Il padrone della festa, titolo dell’album, accompagnato da proiezioni di sfondo molto suggestive (come del resto in tutta la seconda parte del concerto).

Quel “sasso su cui poggia il nostro culo” (la nostra amata e deturpata terra) stasera ha visto uno degli eventi più belli e più sani che potessero accadere, una sorta di piccolo miracolo che può regalarci ancora un po’ di speranza di bellezza e di autenticità.
Un pensiero concreto all’Africa sofferente, uno sguardo profondo dentro noi stessi, un gesto d’amore verso la terra e verso chi ci sta intorno.
Tutto questo si respira, si tocca, è nell’aria e davanti agli occhi del pubblico che non vuole credere che la grande festa sia finita davvero.
Si applaude ancora e ancora, mentre uno dopo l’altro, i musicisti si inchinano e abbandonano la scena, per poi ritornare a riprendersi l’affetto del pubblico ed assistere alla standing ovation di un palazzetto strapieno che continua ad illuminarsi di flash e di cellulari accesi, a urlare i loro nomi, a riprendere i saluti e i sorrisi coi telefonini (che oramai hanno sostituito l’atmosfera intima degli accendini di una generazione fa).
Quella di cui stiamo raccontando è stata definita una “tournée epocale” (Paolo Talanca, Il Fatto Quotidiano) e siamo certi che non ci sia alcuna esagerazione nei termini. Possiamo solo sperare che a queste prime 14 date ne possano seguire altre, ed altre ancora, perché quello a cui abbiamo assistito stasera è un concerto che merita davvero di essere visto e vissuto da tutti, ovunque, fin negli angoli più remoti d’Italia. È un concerto che fa stare bene: fa bene al pubblico, ma soprattutto fa bene alla Musica Italiana.

Scaletta
Alzo le mani
Occhi da orientale
Una buona idea
Il timido ubriaco
A bocca chiusa
Il solito sesso
E’ non è
Come mi pare
Vento d’estate
Il mio nemico
L’avversario + medley (Annina / Rosso / L’uomo più furbo / Dica / Le cose in comune)
L’amore non esiste
Life is sweet
Mentre dormi
Costruire
L’autostrada
Medley (Capelli / Y10 bordeaux / L’amore pensato)
Cara Valentina
Il negozio di antiquariato
Testardo
La favola di Adamo ed Eva
Lasciarsi un giorno a Roma
Salirò
(Bis)
video: La preghiera del clown (Valerio Mastandrea recita Totò)
Sornione
Una musica può fare
Gino e l’alfetta
Sotto casa
(Bis2)
Il padrone della festa

 (foto e racconto di Valeria Bissacco)

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In dettaglio

  • Data: 2014-11-22
  • Luogo: Padova, Palafabris
  • Artista: Fabi, Silvestri, Gazzè

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