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AreaZelig - Milano

Mario Castelnuovo

“… Milano, se vista da un romano è una signora …” 

Partiremmo dalla considerazione di Mario durante il concerto: “Un artista spesso si configura agli esordi come una bella speranza, poi diventa un gran rompi…scatole ed infine, «ci dica venerabile Maestro», con la M maiuscola. Ecco, io dato il calendario rientro nell’ultima categoria, ma se volete continuate pure a considerarmi in seconda fascia”.


La serata si presenta più come un incontro tra un folto gruppo di amici che un vero e proprio concerto e tra gli amici subito si sente la mancanza di chi doveva portare calore musicale con il suo violoncello e il suo pianoforte, Giovanna Famulari, a cui Mario, il pubblico e l’altro musicante, lo straordinario chitarrista Stefano Zaccagnini, hanno augurato un pronto ritorno e una caloroso augurio per superare il momento doloroso (“bisogna truffare la malattia e il dolore con i sorrisi e la gioia di vivere per far sentire i primi smunti di potere” - ha sottolineato Castelnuovo).

Tra una canzone e l’altra, l’Artista (con la “A” maiuscola) ha regalato perle di saggezza, dalle citazioni più note di Dante Alighieri fino ai libri, dimenticati dalla cultura ufficiale, di Luciano Bianciardi, anarchico i cui scritti sono l’atto d’accusa al conformismo del mondo intellettuale; dai passaggi sul diritto di voto concesso solo a chi sapesse parlare e scrivere “almeno un poco bene” in italiano (“che forse non farebbe male ripristinare”), fino alla riflessione sull’incompetenza ed inconcludenza intellettuale di quegli italiani (forse troppi e ai posti sbagliati) che dimenticano quanti tesori da poter far fruttare culturalmente ed economicamente siano nascosti sul territorio italiano (atto d’accusa, diremmo, all’inconcludenza della classe politica incapace di far fronte con le risorse a portata di mano, alle crisi - plurale - del nostro abbandonato Paese).

Mario Castelnuovo allo Zelig di Milano ha proprio regalato la gioia di poter ancora ascoltare un artista che fa della sua forma d’arte una pietra angolare di espressione linguistica con pochi eguali. Con la chitarra, cantando e chiacchierando, ha accarezzato le parole, tutte con un valore in più se ponderate, curate, versate con un sapere e una cura che si fatica a preservare dalle purulenze internaute e facebookiane. E poi ovviamente ci sono state le canzoni, quelle dell’ultimo disco Musica per un incendio, da Gli innamorati coi capelli bianchi e Gli amanti ad  Annie Lamour, passando per A Certaldo fa freddo fino a Santa Maria delle Caramelle e Mandami a dire, alcune cantate su base per via della già ricordata assenza di Giovanna Famulari.

Ma i momenti più toccanti sono stati quelli regalati con voce e chitarre (quella di Zaccagnini davvero straordinariamente magistrale) con le corde che parevano accarezzate da un soffio di vento, ma che nello stesso tempo sprigionavano l’insuperabile tempesta di emozioni che ancora a distanza di anni sanno regalare brani come Nina, Madonna di Venere, Fiore di Mezzanotte, Oceania, Viale dei persi, o le più recenti (si fa per dire, vista la cadenza ultraquinquiennale, il giusto tempo per un disco fatto bene,  degli album di Mario) La guerra è finita e Il mago e L’Ave Maria di un clown.


Come si dice nel manifesto di presentazione della serata dal titolo Lezioni di incendio (parafrasando il titolo del disco), “Era dai tempi del glorioso Teatro Canzone di Giorgio Gaber che un cantautore non decideva di mettere a nudo le proprie opinioni, le proprie passioni attraverso l’itinerario dei suoi successi conducendoci, fra racconti, sorrisi e provocazioni verbali, ad un incontro ravvicinato con la nostra identità di cittadini e uomini”, salutando con l’immagine di Milano vista da un romano (è stato proprio il brano del disco del 1993 “Castelnuovo” a chiudere la piacevole serata del cantautore trasteverino).

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In dettaglio

  • Data: 2015-04-27
  • Luogo: AreaZelig - Milano
  • Artista: Mario Castelnuovo

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