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Nuovo singolo de La Scelta, un ...

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Teatro Kismet OperA, Bari

Verdena

Il buio, fasci di colori che ora si fanno flusso, ora lampo, ora ti rilasciano in balìa delle tenebre e dei suoi demoni: la musica dei Verdena ha qualcosa di cangiante e spesso ipnotico nella sua molteplicità di sfumature che scorrono una nell’altra. Determina atmosfere differenti, cambi di temperatura e di paesaggi emozionali, mentre alterna sonorità diverse, evidenziando a volte linee di gusto che hanno subito un’evoluzione, a volte linee di sperimentazione identificabili e tipiche di una fase, eppure amalgamabili tra loro. Raggiunta ormai pienamente la maturità artistica (in un processo che ha compreso gli ultimi quattro dischi, anzi cinque, da Requiem al doppio Wow, fino ai due volumi di Endkadenz), la band risulta cresciuta, cambiata (e in continua, costante trasformazione), eppure coerente, in un percorso che non si fa tentare dalle tendenze modaiole del momento e riga dritto per la sua strada con un’attenzione e una cura per i dettagli amorevole, “artigianale”, talora secondo qualcuno persino esasperata. Lo spirito rapsodico delle jam session, così come ascolti molto variegati che fondono il rock alternativo e indipendente, soprattutto americano, psichedelia, pop-rock, hard-rock, stoner, anni ’90 e anni ’70, ecc. portano infatti i Verdena alla costruzione di brani ormai ricchi di suoni, che fanno storcere il naso ogni tanto a chi preferiva la ricetta più immediata e viscerale degli esordi, ma mostrano in realtà uno spessore netto, quasi inimmaginabile ovviamente quando il trio dei fratelli Ferrari e di Roberta Sammarelli pur stupiva con il disco di debutto: eppure proprio l’ispirazione delle jam mantiene il processo di creazione come spontaneo, come frutto di istinto, di lavoro e autoascolto.

Tutto questo è più che mai evidente nella dimensione più consona alle canzoni della band, ovvero quella live, che esalta e ben sottolinea la ricchezza della trama dei colori dei Verdena, eppure il suo ottimo ordito, che non si sfalda dal vivo, anzi si compatta talora grazie a una parziale, oculata semplificazione dei suoni: nell’amalgama dei suoni la base ritmica si fa più incisiva, le distorsioni trovano una cassa di risonanza adeguata, ma è anche particolarmente viva la necessità di una poliedricità interna, per cui al piano si alternano il versatile venticinquenne Giuseppe “Joseph” Chiara (che completa il trio da quest’anno), Alberto e raramente pure Roberta, per restituire le non semplici sfaccettature dei brani di Endkadenz Vol. 2, così come dei pezzi dei dischi del passato recente e remoto.

Nel tour del secondo volume di Endkadenz, che ha fatto tappa al Teatro Kismet OperA di Bari il 20 novembre, le nuove canzoni sembrano aver impresso forse una lieve virata della scaletta a favore di suoni globalmente più robusti (a fronte delle sonorità sintetiche, pur effervescenti o urticanti, di momenti più morbidi o quasi più cantautorali che punteggiavano a volte il volume 1 e il relativo tour), ma la setlist attuale, con le varie modifiche di tappa in tappa, sembra puntare soprattutto sull’intensità. I Verdena in questo nuovo tour appaiono meno muscolari: le parti strumentali sembrano avere una loro necessità, sicché per es. anche lo sviluppo delle due parti di Fuoco amico, tra rallentamenti ringhiosi e obliqui e accensioni infernali, non sembra avere live niente di accessorio. La presenza nel live di un brano lisergico come Nova, che tra l’altro analogamente esula dalla struttura classica strofa-ritornello ed è ripescato dal secondo disco della band, Solo un grande sasso, interessante serbatoio di sperimentazioni in nuce, contribuisce ad accentuare la visionarietà del concerto con la nuova Lady Hollywood, con tanto di filtri sulla voce, e soprattutto Nuova luce. Quest’ultima canzone (dal disco Wow) parte vaporosa e luminosa, incentrata sul riff di piano, ma il suo lato sognante è ancorato alla terra dalla corposa e ottima base ritmica di Roberta e di Luca, la cui batteria scatena tempeste nella coda strumentale; a perfezionare ulteriormente il pezzo ci pensa lo straordinario Adriano Viterbini, già opener della serata, che, tra l’altro, fa viaggiare gli spettatore sulle onde della slide guitar, per poi caricare il lato rock e psichedelico del pezzo duettando con la chitarra del Ferrari per uno dei momenti più memorabili della serata.

Il gusto onirico tipico di Wow trova spazio in scaletta anche con Scegli me (Un mondo che tu non vuoi), ambiguamente ariosa e disperatamente romantica, mentre suoni sospesi e striati di malinconia effondono i riff della splendida Razzi Arpia Inferno e Fiamme, per quanto le sonorità acustiche non siano pienamente valorizzati dall’acustica (mi si conceda il gioco di parole) del pure accogliente teatro, ex capannone industriale trasformato da anni in struttura all’altezza delle produzioni teatrali all’avanguardia che ospita; d’altronde Alberto si ritrova anche a suonare di sbieco per evitare l’effetto Larsen. Qualche piccolo problema tecnico si era verificato anche in uno dei vari cambi di chitarra (il parco chitarre del chitarrista e cantante ne comprendeva sei, tra cui due Gibson e due Fender, probabilmente uguali per avere una chitarra di scorta, e una Epiphone), ma il Nostro lo affronta con il sorriso, tranquillizzando l’uditorio che anche la chitarra appena abbracciata è ok prima mostrando il pollice al pubblico e poi confermando che va “Tutto bene!”. E’ il giusto approccio, che aveva avuto durante l’apertura anche l’ottimo e simpatico polistrumentista cubano che aveva affiancato Viterbini, Jose Ramon Caraballo Armas (Bandabardò, Daniele Silvestri): il musicista aveva interrotto a un certo punto il set con un candido e sincero “Adriano, il basso è scordato!” al microfono, per poi, molto carinamente scusarsi pure con il pubblico per l’inconveniente, che pure non dipendeva da lui; i Verdena, così come Viterbini, su cui torneremo più in là, non hanno probabilmente più niente da dimostrare e perché siano i primi a divertirsi sul palco, è necessario che prendano con filosofia qualche piccolo incidente tecnico di passaggio.

Forse un po’ compresso dai bassi risulta anche il suono del piano nella splendida e avvolgente nuova rock ballad Nera visione, sostenuta comunque dall’interpretazione di Alberto, che appare sul filo di un’enfasi ossimoricamente discreta, che evita eccessi, ma sa anche condurre alla perfezione tra i suoni e gli umori ora torbidi, ora sognanti, ora turgidi, ora più asciutti e virulenti dei pezzi della band. Sempre da Endkadenz Vol. 2 il brano d’apertura del disco e del concerto, Cannibale, è un viatico ideale nel suo andamento al contempo coinvolgente e solenne, estatico e psichedelico; il singolo Colle immane scuote l’aria e trascina il pubblico con un riff “addictive” e distorsioni che non lasciano scampo, mentre gioca di fino un altro dei brani più visionari del concerto (e uno dei pezzi da ricordare a lungo), l’elegante Identikit, che il talentoso Luca incendia con le accelerazioni della sua batteria, tra i cori del pubblico.

 

Nota di merito tra le canzoni estratte dal nuovo lavoro anche per la camaleontica Dymo, che riesce a risultare ora struggente o pensosa, ora quasi festosa, così come per Waltz del Bounty nell’encore, con il suo sapore agrodolce da nodo in gola e il ritmo da valzer che sembra ideale per i titoli di coda. Il finale live del pezzo, quasi spettrale, vede in primo piano il Ferrari batterista, ma in realtà ci sarà tempo ancora per una chicca di valore, l’esecuzione live del brano in cui il Ferrari senior e cantante è ospite del secondo e nuovo disco da solista di Viterbini Film o Sound, la cover blues di Bring It On Home di Sam Cooke: Alberto, nonostante il set serratissimo, mostra un’invidiabile verve e ballicchia persino un pochino, avendo lasciato il ruolo di chitarrista e gli assoli al sempre grandioso Adriano (Joseph si cimenta invece anche con la seconda voce): sul palco sembrano tutti divertiti e soddisfatti durante il brano.

Menzione speciale anche per Puzzle, da Endkadenz Vol. 1, che cresce sempre travolgente, e soprattutto per l’inquieta, tenebrosa Caños, che, sinistra, si gonfia, così come rallenta; in una scaletta fitta di brani intensi resta comunque difficile sceglierne alcuni.

Davvero notevole è stata inoltre l’apertura di Viterbini: il chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion, in versione solista, accompagnato da Ramon alle percussioni, alla tromba, al basso e talora alla voce, ha dimostrato una volta in più il suo talento puro di musicista. I suoni del duo, che ha sfoderato la gran classe che lo caratterizza, sono riusciti a riempire e stregare la sala, riservando al pubblico momenti raffinati, così come più ritmati e trascinanti, sempre segnati dai virtuosismi di Adriano, che pure li affronta con una tale naturalezza che sembra uscirne ogni volta fresco come una rosa.

Una grande serata di musica organizzata da Area Metropolitana, che non può che rituffare nell’ascolto di alcuni tra i migliori dischi italiani dell’anno.

Le foto dalla terza in poi sono di Doriana Tozzi.

 

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In dettaglio

  • Data: 2015-11-20
  • Luogo: Teatro Kismet OperA, Bari
  • Artista: Verdena

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