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Teatro Grande, Brescia

Mauro Pagani

All’uscita dal teatro le notizie dei fatti di Parigi hanno gettato un velo d’ombra su uno dei concerti più belli che Brescia ha avuto la gioia di ospitare negli ultimi anni.  Per questo a caldo la voglia di commentare il concerto di Mauro Pagani al Teatro Grande di Brescia, in una data che difficilmente scorderemo, il 13 Novembre del 2015, era ridotta a lumicino. Ma si sa, la bellezza non passa e così, dopo alcune ore, i ricordi della serata vissuta ad ascoltare Crêuza de mä e molte altre storie ritornano a galla, intensi e forti come i colori del suono di Mauro Pagani.  Un suono unico e inimitabile perché troppo ampio, vasto, colto e allo stesso tempo popolare. Il clarense Mauro Pagani, bresciano doc ma allo stesso tempo cosmopolita, è un uomo coraggioso, che ama mettersi in gioco senza paura di inciampare ad esempio nella nostalgia. Come fanno i grandi, Mauro ha saputo trasformare la nostalgia in calore e allo stesso tempo ha dimostrato come la musica vera non si deve preoccupare tanto del suono pulito e perfetto quanto dell’umanità che  passa attraverso una canzone. Un’umanità che non ha bisogno di chiedere permesso, esce senza filtri quando canta; la sua voce cartavetrata talvolta sembra s-graziata, che non concede nulla ai virtuosismi spesso inutili, ma proprio per questo ti entra dentro e trasmette forza e  intensità.

La nostalgia, dicevamo. È inevitabile, quando si ritorna a casa; c’è sempre una sensazione strana di gioia, malinconia, ricordi ed emozioni che si affastellano l’uno con l’altro e il cuore palpita un po’ più forte.  Questa è stata la premessa con cui Mauro Pagani si è presentato sul palco del Grande, luogo sognato fin da bambino, solo con il suo bouzouki, per cantare una delle canzoni più delicate di Crêuza de mä, Da me riva, che pare strizzare l’occhio a Venderò di Edoardo Bennato. L’idea di base di questo concerto  era quella di schiacciare il tasto rew per riarrotolare, partendo dalla fine, il nastro del disco amato da David Byrne, pubblicato da De André nel 1984 e riedito nel 2004 da Mauro Pagani, con i suoni rivisitati e alcune canzoni nuove.

Il concerto invece è stato molto di più: il poliglotta Pagani, linguisticamente ma anche o forse soprattutto musicalmente, è riuscito a fondere suoni etnici e popolari con accelerazioni prog, mantenendo sempre alto il climax della serata, alternando con sapienza le canzoni di ‘Crêuza de mä’ ad altre canzoni scritte con De André e ai brani dei suoi album da solista, concedendo il dovuto spazio anche a brani acclamati della PFM, di cui è stato tra gli artefici principali. Uno di questi, quasi inaspettato, è Ottocento, che nonostante la mancanza di coro e orchestra è piaciuto soprattutto per lo spirito con cui l’artista ha affrontato una canzone di certo non nelle sue corde.  Molto intensa e particolarmente vissuta è stata invece La neve de Natale (brano tratto da ‘Passa la bellezza’, il suo album uscito nel ’91) che affonda le radici nei ricordi e che ha visto Pagani imbracciare il violino, con l’amico Giorgio Cordini alla chitarra. Digressione dalla musica popolare alla musica etnica con Ali bumaye, canzone che si riferisce al match di boxe tra due pesi massimi (in tutti i sensi) Foreman e Mohamed Ali svoltosi a Kinshasa nel 1974. Prima finestra aperta verso il prog con Ossi di luna prima di ospitare l’amico Omar Pedrini per Domani,  la canzone da lui composta e cantata poi in compagnia di molti altri cantanti italiani per un progetto benefico a favore dei terremotati d’Abruzzo. “Day by day, oh Lord, shine on me”, questo il toccante verso della canzone che pare darci un soffio di speranza in questi tempi di Sole spento, brano eseguito chitarra e voce da Omar Pedrini che riscuote i meritati applausi dal numeroso e caloroso pubblico del Massimo cittadino.

Con la band di nuovo al completo (attorno a Pagani ci sono Joe Damiani alla batteria e alle percussioni, Giorgio Cordini bouzouki e chitarre, Mario Arcari ai fiati e ai suoni vari, Max Gabanizza al basso e Eros Cristiani tastiera, fisarmonica e quant’altro) Mauro Pagani riparte con una splendida versione di Mégu megún cui segue uno dei capolavori di De André, Don Raffaè (scritta per l’album Le nuvole con lo stesso Pagani e con Massimo Bubola), naturalmente applauditissima. Le emozioni si susseguono mentre l’atmosfera si surriscalda: eccellente è Jamin-a sempre da Crêuza de mä, che precede un brano prog strumentale, Europa-Minor, nel quale la band ha modo di mostrare i muscoli e di regalare momenti di grande coinvolgimento sonoro a tutto il pubblico., dalla prima all’ultima fila.
Sulla scia di questo brano arriva La carrozza di Hans, classico della PFM che dispensa fiumi di nostalgia tra i – numerosi - over 50 presenti tra il pubblico. È il momento dei bis, e mentre tutti si aspettano Sidún giunge un po’ a sorpresa Davvero davvero (inserita sempre in ‘Passa la bellezza’ e in quell’album cantata insieme a Faber) scritta da Mauro Pagani con Massimo Bubola, canzone particolarmente adatta al calore umano della serata. Non può mancare l’acclamata e richiesta già in precedenza Impressioni di Settembre, super classico della PFM eseguita a due voci con Omar Pedrini, che appare motivato nonostante i problemi cardiaci che lo costringono a continui controlli. Passano gli anni ma questo pezzo rimane straordinario, sia per la musica che per il testo di particolare profondità (“cosa sono adesso, sono solo un uomo in cerca di me stesso”). È la fine e la degna conclusione di una serata indimenticabile che non poteva non concludersi con il brano È festa, sempre della PFM (oppure chiamatela Celebration se vi piace ricordare l’impronta internazionale del gruppo prog-rock italiano più conosciuto nel mondo). Il pubblico tributa un lungo, lunghissimo applauso ai protagonisti della serata (davvero straordinari i musicisti che lo hanno accompagnato)  e non è scappato a nessuno il viso di un Mauro Pagani visibilmente soddisfatto e un po’ commosso per questo ritorno a casa.

Scaletta
D’ä mæ riva –
Mauro Pagani solo
 Â Duménega
‘A çimma
Ottocento
Quantas Sabedes
La neve de Natale
Alì Bumaye
Ossi di luna
Domani –
con Omar Pedrini
Sole spento –
solo Omar Pedrini
Mégu mégun
Don Raffaè
‘Â pittima
Sinán Capudán Pasciá
Cr
êuza de mä
Jamin-a
Europa Minor –
strumentale
La carrozza di Hans

Bis
Davvero davvero
Impressioni di settembre –
con Omar Pedrini
È festa

 

(Alcune foto sono di Stefano Moro)

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In dettaglio

  • Data: 2015-11-13
  • Luogo: Teatro Grande, Brescia
  • Artista: Mauro Pagani

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