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Teatro Mercadante, Altamura (BA)

Tosca

Non è carino fare paragoni, soprattutto tra artisti, ma partecipando al recital di Tosca, Il suono della voce, emergono, quasi come una matrioska, le tante anime in lei contenute. C’è la sostanza di Mercedes Sosa; il carisma di Edith Piaf; l’energia di Elis Regina; il pathos di Amalia Rodriguez; l’intensità di Mia Martini; l’ecletticità di Caterina Valente. E c’è la passione di se stessa, di Tosca. Il viaggio da lei compiuto è di quelli che cambiano il respiro, il modo di vedere le cose e interpretarle, il vivere. È cambiata anche la sua voce, il suo canto, liberi di volare e di attraversare l’anima dei paesi attraverso la musica e i suoni. Spogliarsi di ogni inutile orpello e andare dritto lì, al cuore della voce, ricercando, sperimentando, immergendosi, risalendo a galla, per narrare la bellezza della musica universale. “Ho cercato fra i suoni del mondo, di origine etnica, musiche d’arte, musiche migranti e delocalizzate, oppure musiche urbane, musiche che sapessero di vita” – scrive di suo pugno nella presentazione – “le ho studiate, me le sono messe addosso, le ho intrecciate, adattandole…mi sono lasciata cullare da questa nuova creatura che prendeva forma”.

E il naufragar è dolce in questo mare che tocca mondi e culture assai diverse tra loro, ma unite dall’unico comune denominatore: raccontare storie di vita vissuta. Dentro queste ci siamo tutti, al di là del sesso, dell’etnia, dell’età e di ogni altro limite o barriera. Nel suono della voce di Tosca si ritrova il canto dell’umanità che da sempre vive, lotta, soffre e spera per ricercare il “senso”. Si ritrovano vari idiomi, che altro non sono che suoni: il macedone di Ibrahim, il libanese di Succar ya banat, il cinese di Congratulation, il giapponese di Miagete goran yoru no hoshi wo, il rumeno di Dumbala dumbala, lo zulu di Nongqongquo, lo yiddish di Rumania, ma anche l’inglese di I love Paris, il francese di Shtetl, addirittura il grammelot di celentaniana memoria Prisencolinensinainciusol e  gli avvolgenti intrecci tra napoletano/francese di Marzo-Mars o italiano/portoghese di Nina o ancora italiano/tedesco di Dieses mein herz. Alla fine di questo emozionante fluire, a tratti anche travolgente e strabiliante, arriva Il suono della voce, perla che Ivano Fossati ha composto appositamente per le corde sia vocali che dell’anima di Tosca.

Ad accompagnare l’artista romana in questo “confinato e sconfinato” viaggio in musica e parole (da sottolineare l’intensità degli intermezzi recitati) quattro eccellenti musicisti: Matteo Di Francesco (batteria e percussioni), Ermanno Dodaro (contrabbasso), Massimo De Lorenzi (chitarre) e la straordinaria polistrumentista Giovanna Famulari (violoncello, pianoforte e voce). La direzione musicale del recital è curata da Bubbez Orchestra, mentre la regia da Massimo Venturiello. Molto bello il disegno luci che ha donato atmosfera e calore/colore a ogni singolo brano. Su Tosca ci vorrebbe un libro per scandagliare la sua immensa caratura e profondità di artista, tra le poche in circolazione che hanno il coraggio di osare e di andare oltre. Vivere Il suono della voce e farne esperienza diretta sarà come entrare nella sua anima e gustarne tutta la meraviglia.

 Foto dal sito ufficiale

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2016-03-19
  • Luogo: Teatro Mercadante, Altamura (BA)
  • Artista: Tosca

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