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Lanificio 25, Napoli

Diodato

La scia di un concerto di Diodato resta a lungo, te la porti dentro, si vivifica ogni volta che, per caso, si accende la radio su un qualsiasi network o ci si ritrovi a guardare in tv uno di quei programmi dove vogliono farci credere di “fare musica” o, peggio ancora, di essere al cospetto dei migliori artisti che la scena musicale italiana abbia mai avuto. Nulla di più falso. Basta ascoltarsi l’ultimo album di Diodato Cosa siamo diventati (leggi la recensione), o meglio ancora, aver fatto esperienza di una data del relativo tour del cantautore tarantino. Chi scrive, per fortuna, ha potuto godere di un profondo momento di “epifania cantautorale” lo scorso 24 febbraio a Lanificio 25 di Napoli.

Diodato canta la verità del suo essere, delle sue emozioni, dei suoi sentimenti, della sua vita che, come quella di tutti, passa attraverso gioie e dolori, esaltazioni e abbattimenti, cadute e rinascite, ombre e luci, dubbi e consapevolezze. Il senso della sua musica è visceralmente innestato nel suo vivere. Diodato è tra quei pochi cantautori di nuova generazione che riescono alla perfezione a riversare tutto il groviglio di cui la vita è fatta nelle canzoni. Per lui scriverle è come “abitare la terra” (prendendo a prestito una frase di Natalia Gizburg) e cantarle come “la sola maniera di essere onesti, di essere se stessi” (citando stavolta Ivy Compton-Burnett).

Sostenuto da una band portentosa, “tosta” per essere più moderni, composta da Daniele Fiaschi alla chitarra, Duilio Galioto al piano, Danilo Bigioni al basso e Alessandro Pizzonia alla batteria, Diodato ha inanellato uno dietro l’altro i momenti salienti del suo ultimo lavoro, tra cui la title track Cosa siamo diventati, Mi si scioglie la bocca, Guai, Colpevoli, Fiori immaginari, Paralisi, La luce di questa stanza, Per la prima volta, Uomo fragile, Di questa felicità, il tutto marchiato da una voce imponente e da un sound corposamente rock al punto giusto, sempre aperto ora a risoluzioni melodiche intime e delicate, ora a passaggi graffianti ed energici. Non sono mancate incursioni nel precedente disco, 'E forse sono pazzo' del 2013, proponendo Ubriaco, I miei demoni, la cover di Amore che vieni, amore che vai di Fabrizio De André e un’intensa versione voce&chitarra di Babilonia, presentata nella sezione Giovani del Festival di Sanremo 2014.

A fine concerto è chiaro un concetto: Diodato incarna quel genere di artista/cantautore che avverte forte l’esigenza e l’urgenza di raccontare qualcosa, facendolo indipendentemente da chi ascolta, per liberarsi – e così librarsi – da tutto ciò che può diventare una gabbia o una trappola per la sua scrittura. Lo si sente, lo si ascolta, lo si vede dalla sincerità con cui propone se stesso, il suo mondo, la sua musica. Occhio al suo calendario, dunque. Non negatevi la possibilità di vivere un’esperienza “viva”, senza trucco né inganno, in cui lasciare andare l’anima e ritrovarla nella verità di ciò che Diodato canta.

Foto live di Andrea Direnzo

 

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In dettaglio

  • Data: 2017-02-24
  • Luogo: Lanificio 25, Napoli
  • Artista: Diodato

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