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Atlantico, Roma

Brunori Sas

Se gli spiriti vorranno, fra quaranta o cinquant'anni ripenseremo ai grandi cantautori del passato. Tra questi dovremo inserire necessariamente colui che «agli occhi della gente» è sì ancora Brunori Sas, ma che forse sta diventando sempre più Dario Brunori. Il suo ultimo disco sta travolgendo il Paese da Lamezia a Milano, per rimanere in tema, e dal vivo la sensazione è che A casa tutto bene sia il lavoro più potente della sua quasi decennale produzione.

Ci ha sempre scherzato sopra al fatto di essere, o dover essere, o poter essere un cantautore, e molti dei suoi brani ragionano sull’argomento con (auto) ironia travolgente. Ma tant’è, Brunori è un fulgido esempio di come un artista dovrebbe costruire la propria evoluzione espressiva pur mantenendo intatta la compagine poetica di partenza, evitando banali riproduzioni. Si nota lo scarto, musicale anzitutto ma anche testuale, tra le canzoni dei primi due volumi e l’ultima fatica, a metà tra un concept antropologico e un esorcismo contro paure e brutture che inglobano il circostante.

Dopo l’energica apertura di pista da parte di Nicolò Carnesi (applausi sentiti), il cantautore calabrese piazza in cima alla scaletta del live romano metà del nuovo lavoro, già pieno di classici «da cantare a squarciagola», forse più delle vecchie perle. Come stai, eseguita con un pensiero al padre, e Fra milioni di stelle si alternano ai migliori episodi del Cammino di Santiago in taxi, Le quattro volte e Pornoromanzo (non ce ne vogliano Arrivederci tristezza e Kurt Cobain). Ha grandi doti performative Brunori, che si tratti di improvvisare strane danze attorno ai suoi musicisti, stare immobile e arpeggiare come in Colpo di pistola, intrattenere il pubblico con aneddoti e boutades da cabaret, o suonare con due uomini di palco aggrappati a sistemargli la fascia incidentalmente – oppure no, scherza lui – sganciatasi dal manico.

Buona parte del concerto la passa a cambiare chitarre davanti ai fan «che si merita», per lo più geo-localizzati nella terra di Sila e d’Aspromonte (lo testimonia il boato assordante all’incedere di un semplice «noi in Calabria»). Ai suoi fianchi e alle sue spalle la band della Sas impera, ora con tocchi lievi e ritmi marcati (Dario Della Rossa al piano, Massimo Palermo alla batteria), ora con un violino (Lucia Sagretti) e un violoncello (Stefano Amato), ora con i fiati (Mirko Onofrio) e altri marchingegni percussivi e melodici (Simona Marrazzo, sublime ai cori).

La maturazione artistica di Dario Brunori è lampante per due ulteriori motivi. In primis per l’utilizzo delle luci, che creano una sorta di penombra e illuminano dal basso la barba del cantante, evidenziandone i contrasti e rendendo un senso filmico (e caposseliano anzichenò) alla performance. Il gioco scenografico crea un dinamismo al quale non si può restare indifferenti: è uno spettacolo, c’è azione e inter-azione tra gli elementi. In secundis per gli arrangiamenti. La struttura musicale dell’ultimo disco si esalta in La vita liquida e Sabato bestiale, ma è tutta l’architettura a convincere (nonostante l’acustica dell’Atlantico sia inadatta alla musica di qualità) perché crea un magistrale equilibrio con la potenza dei testi, diretti come il pensiero che gli sta sopra. Se Lei, lui, Firenze viene rinfrescata dall’accompagnamento del bouzouki, curiosa è la versione quasi à la Neil Young di Rosa, che fa storcere non poco il naso ai puristi della versione più scanzonata. Altrettanto toccante è il passaggio al piano di Guardia ’82, le cui terzine acquistano toni più nostalgici e davvero squarciano la gola dalla prima all'ultima fila. Brunori sa giocare liberamente con il proprio repertorio (di cui comunque regala sempre i grandi classici) e con le proprie potenzialità musicali, ed è una qualità importante che gli va riconosciuta, piacciano o meno gli esiti (e a noi sono piaciuti).

Brunori Sas forse diventa sempre più Dario Brunori anche perché chiude con Secondo me, una riflessione personale sui nostri (e i suoi) pregiudizi, sui nostri (e i suoi) limiti di prospettiva. Se gli spiriti vorranno, fra quaranta o cinquant'anni ci ricorderemo di quando, in mezzo a tanti giovani, assistevamo al concerto di uno dei nostri grandi cantautori del passato.

 Foto: Tamara Casula

Setlist:
La verità
L’uomo nero
Canzone contro la paura
Lamezia Milano
Colpo di pistola
La vita liquida
Come stai
Le quattro volte
Fra milioni di stelle
Pornoromanzo
Lei, lui, Firenze
Arrivederci tristezza
Una domenica notte
Il costume da torero
Sabato bestiale
Don Abbondio
Rosa
Guardia ‘82
Kurt Cobain
Secondo me

 

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In dettaglio

  • Data: 2017-04-01
  • Luogo: Atlantico, Roma
  • Artista: Brunori Sas

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