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Auditorium Parco della Musica (Teatro Studio), Roma

Pilar

"Andò disposto a sfogarsi con le parole, cercando qualcuno che gli sbrogliasse i nodi che gli opprimevano il petto, ma riuscì soltanto a sciogliersi in un pianto fluido e caldo e riparatore, nel grembo di Pilar Ternera. Lei lo lasciò finire, grattandogli la testa con i polpastrelli delle dita, e senza che lui le avesse rivelato che stava piangendo d'amore, lei riconobbe immediatamente il pianto più antico della storia dell'uomo" (Gabriel García Márquez, Cent'anni di solitudine)

 

Che ci sia una band o tre strumentisti a disegnare il paesaggio, L'amore è dove vivo suona sempre familiare e ammaliante, perché lì è dove vive Pilar. Dalla Prenestina a Toronto e ritorno, quell'interprete formidabile e potente di Ilaria Patassini ha riproposto all'Auditorium Parco della Musica il suo quarto progetto discografico con una formazione essenziale, che ha ricalcato uno scheletro nuovo di zecca per le sue canzoni. In un anno e mezzo neanche un granello di polvere si è depositato su quei brani pennellati per l'ugola di Pilar da alcune eccellenze della fucina italiana (Bungaro, Barbieri, Pacifico, Luporini, Giovanardi), e se anche fosse, la nuova veste sperimentale e transoceanica gli rende una linfa più fresca ed elegante, che permette all'artista romana di esaltarsi nei giochi di diaframma. L'acustica fenomenale e la dimensione raccolta della sala studio Gianni Borgna permettono di coglierli uno a uno, quei giochi, finendo col camminare sul filo sottilissimo ed esaltante degli acuti in gioco di rincorsa con le musiche di Roberto Tarenzi (piano), Andrea Colella (contrabbasso) e Alessandro Marzi (batteria e percussioni).

Se l'interprete è nota per bravura ed eclettismo, è sorprendente la Pilar performer, che sa mescolare il canovaccio e la comicità romanesca a una forma più improvvisata e vicina alla stand-up comedy. L'argomento principale delle sue invettive pregne di sarcasmo è il rapporto sbilanciato tra uomo e donna, condensato nel monologo che accompagna Cherchez la femme, chevaux de bataille di Sartoria italiana fuori catalogo (2012), in cui mostra un'ipnotica tecnica mimica. Due i momenti topici: l'imitazione del broncio delle donne francesi e gli aneddoti sulle avventure in tangenziale est. Potrà sembrare banale, ma qui forse si raccolgono esattamente le due anime di Pilar. Quella radicale, che si individua nell'accento e nei luoghi in cui si muove, e quella cosmopolita, che la spinge lontano e le permette di cambiare la lingua del cantato con disarmante naturalezza.

L'enorme varietà di stili, moduli e virtù che i musicisti propongono al salotto di viale de Coubertin viene rimpinguata da alcune cover di portata epocale. Da Col tempo, versione italiana di Avec le temps di Leo Ferré, a Thousand kisses deep di Leonard Cohen, un omaggio al Canada che ha vissuto accanto a Don Byron (clarinettista di chiara fama), al Canada rappresentato in sala da due amici giunti in macchina da Siracusa, allo stesso Canada di cui è simbolo Loreena McKennit che, coincidenza, sta suonando in quel momento nella sala Santa Cecilia. Da Vinícius de Moraes a Moon River, scarnificata dall'aura più o meno sinfonica che storicamente la caratterizza, fino a Diamante, testo di Francesco De Gregori musicato da Zucchero. Andando al concreto, per quanto il concerto del 26 marzo possa rappresentare un momento di transizione nel suo percorso artistico, proprio nel mutamento Pilar potrebbe aver trovato la sua dimensione ideale. Le percussioni ora calde e tribali ora secche, il piano a volte gentile altre sguaiato, il contrabbasso come fondale costante, sono elementi che non solo esaltano la sua voce, ma avvalorano i giochi armonici delle canzoni e le parole mirabolanti scritte da e per lei.

Tornando all'astratto, per dirla con Michel Fugain, l'amour est una forteresse. L'amore è una fortezza in cui rifugiarsi per parlare anche di ciò che dall'amore nasce o per l'amore muore, con tutte le metafore che si porta appresso, dai pugni al vino (immancabile, nel finale, l'eno-elenco Autoctono italiano prima recitato poi cantato) agli Occhi coltelli. L'amore è dove vivo, spesso involontariamente, in modo più o meno disinvolto, ironico, a volte atavico o comodo, con i capelli legati o sciolti, una blusa argentata, i tacchi o i piedi nudi.

Foto: Paolo Soriani

 

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In dettaglio

  • Data: 2017-03-26
  • Luogo: Auditorium Parco della Musica (Teatro Studio), Roma
  • Artista: Pilar

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