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Gran Teatro Geox, Padova

Cristiano De André

CRISTIANO DE ANDRE’, De André canta De André Tour 2017
Padova, Gran Teatro Geox 12.05.2017

Da quando Fabrizio De André manca al mondo, crediamo che chiunque abbia fatto della musica il proprio mestiere almeno una volta lo abbia cantato (con i risultati più vari e opinabili, senza dubbio) o comunque si sia approcciato in qualche modo alla sua arte. Cristiano De André, dopo il suo ultimo album di brani originali Come in cielo così in guerra (Universal, 2013) e il libro autobiografico La versione di C. scritto con Giuseppe Cristaldi (Mondadori, 2016) in questi mesi è tornato a riproporre in tour il repertorio del padre, con una scaletta completamente rinnovata rispetto alla precedente esperienza live del 2009/2010, forte della consapevolezza dell’essere valido musicista ma, allo stesso tempo, con l’emozione di un figlio. Noi crediamo che proprio a lui, più che a chiunque altro, spetti di diritto rivisitare questo patrimonio artistico inestimabile, e che i concerti a cui in questo tour possiamo assistere siano non solo l’omaggio più alto e sentito che si potesse fare a Fabrizio De André, ma il modo migliore per rendere attuali alcune pagine fondamentali della storia della musica italiana.

Cristiano, con grande intelligenza e talento, ha rielaborato le canzoni del padre in modo del tutto personale, attraverso una chiave di lettura che per ovvi motivi soltanto lui possiede, e con la collaborazione di musicisti d’eccellenza ha rivestito grandi classici e brani magari un po’ meno noti ai più di nuovi arrangiamenti, più vicini al proprio modo di fare musica, arrivando a coinvolgere anche il pubblico più giovane. Il tour De André canta De André, infatti, sta avendo un grande e meritato successo non soltanto fra nostalgici estimatori dei cantautori di quella generazione, ma anche fra il pubblico under 30 che altrimenti non avrebbe la possibilità di “vivere” la musica di Faber in modo così contemporaneo.

Partito con la sua band il 6 marzo a Legnano, dove ha registrato il primo di una serie di sold out, Cristiano De André ha toccato tra le altre città Firenze, Bologna, Cremona, Parma, riscuotendo ovunque un grande successo di pubblico e di critica. In barba a chi lo accusava di vivere troppo “all’ombra” della figura paterna, ha ribadito invece la sua forte personalità e la sua grande competenza musicale e artistica. Dopo una pausa, il tour è ripartito quindi da Trento toccando appunto Padova il 12 maggio, data che qui ci apprestiamo a raccontare, per proseguire alla volta di Milano, Montecatini, Torino, Pordenone ed altre città per giungere a Napoli e quindi a Roma dopo l’estate. Ad accompagnare Cristiano sul palco, in una bella sinergia, c’è una band di musicisti d’eccellenza formata da: Osvaldo Di Dio, che da molti anni è a al suo fianco, alla chitarra elettrica e acustica, Davide de Vito (che ha collaborato con Zucchero ed Elisa) alla batteria, Massimo Ciaccio al basso e Max Marcolini (anch’egli suona con Zucchero) alle tastiere, chitarra, programmazioni nonché al violino in una interpretazione da brividi di Hotel Supramonte.

Appena le luci si accendono su De André, al centro del palco mentre intona da solo con la chitarra le prime due strofe de La canzone del maggio, si comprende immediatamente che quello non sarà un semplice tributo al padre, ma un concerto che avrà anche un notevole spessore civile. La scelta dei brani appare infatti piuttosto particolare, fin dai primi in scaletta: dopo l’apertura, seguono infatti due canzoni tratte da quella che forse è stata la vetta più alta toccata da De André padre, ovvero l’album Creuza de ma, dai sapori fortemente mediterranei. Brani che, vuoi per la lingua usata, vuoi per le atmosfere e il suono particolare del bouzouki, sono sempre stati considerati un po’ “di nicchia”. L’intento di Cristiano, e lo spiega bene nel suo primo intervento parlato, è quello di ampliare il più possibile le possibilità di ascolto di quelle opere in modo da farle giungere alla portata di tutti, dei giovani soprattutto, ma anche di chi non è parte di questa nostra stessa cultura. Il suo desiderio è infatti quello di portare la musica di Fabrizio De André anche oltreoceano. I colori sul palco si alternano come le atmosfere e gli strumenti imbracciati da Cristiano; il cantautore genovese passa agilmente dalla chitarra al violino, dal bouzouki al piano e alla chitarra elettrica, dimostrando ancora una volta (se ce ne fosse ancora bisogno) d’essere un validissimo polistrumentista e un musicista completo.

Momenti di assoluta bellezza li ritroviamo in canzoni come Khorakhané, La collina, Amore che vieni, amore che vai, mentre durante il tumulto di Dolcenera si scatena (ironia della sorte) un temporale furibondo sul teatro e sulla città di Padova.Alle canzoni si alternano aneddoti raccontati, ricordi personali che Cristiano condivide generosamente con il pubblico, mentre la leggera tensione iniziale dell’artista si allenta e l’emozione si fa positiva, palpabile e coinvolgente. Il discorso che introduce il brano Una storia sbagliata è sul ruolo importante degli insegnanti (quello suo d’un tempo aveva giudicato diciamo un po’ “frettolosamente”, per usare un eufemismo, un suo tema su Pasolini), che andrebbe giustamente rivalutato quando ricoperto con attenzione e coscienza. In un altro momento invece racconta dell’amicizia “letteraria e umana” fra suo padre e il giovane Francesco De Gregori, nata durante la scrittura dell’album Volume 8 (da cui questa sera esegue Canzone per l’estate), e cioè del momento in cui, per la prima volta e da allora in poi, la lirica e l’ermetismo si sposarono nell’opera di De André.

Uno dei momenti più toccanti è l’interpretazione di Hotel Supramonte, al piano, accompagnata dal canto melodioso del violino suonato da Max Marcolini all’altro lato del palco, mentre fari bianchi proiettati verso il pavimento disegnano una gabbia di luce a sottolineare il tema della prigionia durante il rapimento di Fabrizio e Dori. Subito dopo è la volta di una bella interpretazione de Il testamento di Tito, primo ed unico brano del progetto De André canta De André tratto da La Buona Novella, album con il quale probabilmente non è facile nemmeno per lui confrontarsi. Ma l’apice dell’emozione e della bellezza secondo noi viene raggiunta con La guerra di Piero totalmente stravolta dal nuovo arrangiamento pulito ma ricco d’intensità, di Osvaldo Di Dio. Sotto a un unico faro bianco, Cristiano al centro del palco, con le mani libere dagli strumenti accompagna con gesti quasi teatrali le parole cadenzate di quella che appare oggi come una bellissima preghiera laica, parole che colpiscono al cuore e provocano, oltre ad una palpabile emozione collettiva, un interminabile e caloroso applauso finale quasi liberatorio.



Il concerto si avvia al termine, ma Cristiano che appare particolarmente in forma, non ha perso certo l’entusiasmo, anzi, si carica di nuova vitalità quando viene richiamato a gran voce per i bis. Il pubblico del teatro (che non è un teatro nel senso classico del termine, ma una struttura ben organizzata dotata di una buona acustica e particolarmente adatta alla musica rock) si è ormai riversato quanto più possibile sotto al palco. Cristiano si china più volte a stringere mani, poi riprende il concerto dimostrando di non avere alcuna fretta di smettere di suonare. Sudato, sorridente e felice, passa nuovamente dalle atmosfere della sua città e dal dialetto genovese de A dumenega allo scioglilingua dal ritmo incalzante di Volta la carta, per concludersi trionfalmente con Il pescatore in cui si destreggia abilmente tra canto e violino, incitando il pubblico con l’archetto in una festa di suoni e di colori che pare non voler finire.

Invece, il saluto più struggente De André ce lo regala con l’ultimo bis, quando sedendosi alla tastiera intona La canzone dell’amore perduto e per tutti è chiaro che a lungo sarà impossibile dimenticare una serata di musica così preziosa e rara. Chi scrive ha la fortuna di conservare anche alcuni frammenti di “memoria visiva” di tanta vivace e colorata bellezza negli scatti fotografici che ha potuto cogliere (naturalmente autorizzata) durante la serata. Le mani però a volte tremavano e alcune fotografie sono uscite “mosse” o meno nitide di altre. Pazienza. La cosa davvero importante è aver vissuto in quel teatro (e crediamo sia stato così in tutti i teatri che lo hanno finora ospitato) l’emozione dello spettacolo straordinario di “un grande abbraccio universale, l’amore, la pace, e il risveglio di tutte quelle piccole sensibilità che abbiamo nascosto”, per riprendere le parole dello stesso Cristiano De André in una recente intervista realizzata da Rainews24. Uno spettacolo che è anche una sfida vinta per chi, su quel palco, ci ha messo non solo la propria arte e il proprio mestiere, ma ciò che possiede di più caro, cioè la propria storia e il proprio cuore.

Foto e report di Valeria Bissacco

Scaletta Concerto
Padova, 12.05.2017

Canzone del maggio
Sinan Capudan Pascià
‘A cimma
Don Raffaè
Khorakhané (A forza di essere vento)
Dolcenera
Una storia sbagliata
Coda di lupo
Hotel Supramonte
Il testamento di Tito
Canzone per l’estate
Il bombarolo
La collina
Creuza de mä
Amore che vieni, amore che vai
La guerra di Piero
Quello che non ho
Fiume Sand Creek 
bis
A dumenega
Volta la carta
Il pescatore
La canzone dell’amore perduto

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2017-05-12
  • Luogo: Gran Teatro Geox, Padova
  • Artista: Cristiano De André

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