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Auditorium Parco della Musica, Roma

Emozioni, viaggio tra le canzoni di Battisti e Mogol

Roma, 20 dicembre, Mogol racconta Lucio Battisti in Emozioni. Viaggio tra le canzoni di Battisti e Mogol (serata-evento organizzata da Arte2o e Ass.culturale Suoniemotivi); sono in procinto di entrare nella Sala Sinopoli all’Auditorium Parco della Musica di Roma e mi assalgono una serie di pensieri. 

Ricordo che nel 1970 i miei quindici anni erano pieni di giorni di scuola, di amori sbocciati dopo essere stati solo sognati, di crisi esistenziali, di leggerezza. A fornire una chiave di lettura a ciò che accadeva - o che desideravo potesse coinvolgermi -  e quindi a segnare le mie giornate, era spesso la musica; quella che, attraverso un sistema tanto prodigioso quanto inspiegabile all’apparenza, dai cerchi concentrici del vinile, attraverso la puntina, arrivava agli altoparlanti e da lì alla mia anima. Pur essendo consapevole che si trattava semplicemente dell’occasione di entrare in contatto con una realtà solamente narrata, tuttavia ciò non ha impedito, negli anni a venire, di nutrire un senso di profonda gratitudine per coloro che, forse inconsapevolmente, erano riusciti a fornirmi una chiave di lettura. Tra questi ricomprendo Lucio Battisti capace di trattare, nei suoi pezzi, temi semplici, del quotidiano, rifuggendo da qualsiasi tentativo di evasione dal concreto, accogliendo il mio destino, come quello di tanti altri miei coetanei, in una sorta di cesto di vimini - intrecciato tra la sua musica ed i testi di Mogol - in grado di cullare, e a volte agitare, i miei sogni di adolescente.

Le voci di una sorta di flash mob mi riportano al presente e mi accolgono nel foyer dell’Auditorium con le note familiari di alcuni pezzi storici di Lucio Battisti, facendo così presagire lo sviluppo della serata. La sala è gremita, molti i capelli grigi - compresi i miei - ma anche molti i ragazzi presenti: Gianmarco Carroccia ci saluta con Emozioni e, assistito da un’orchestra di 16 elementi, ci porta per mano in un viaggio che, dagli esordi del 1967, giunge fino al 1980, anno dell’ultimo lavoro firmato Battisti-Mogol, in un percorso però svincolato dall’aspetto cronologico, dove a dettare i ritmi ed i passaggi sono le sensazioni, i temi, le ragioni nascoste all’origine di ogni brano, da Luisa Rossi a Balla Linda a Non è Francesca, da Io vivrò (senza te) a 29 Settembre che Mogol chiarisce in maniera puntuale, confermando la grande capacità, unanimemente riconosciuta alla base del suo successo, di cercare il testo che è già scritto nella musica in modo da esplicitarlo e renderlo comprensibile ai più.

Più di due ore di piacevole coinvolgimento - con alcune esecuzioni particolarmente riuscite individuate ne Il tempo di morire e in Anima Latina -  nel corso delle quali il pubblico non si lascia ripetere due volte l’invito di Carroccia a cantare insieme, quasi a voler richiamare in un flashback i sogni di adolescenti che si tramutavano in reale opportunità fornita a semplici ascoltatori appassionati, di raccontare, con un passaparola dagli effetti dirompenti, di una vera e propria rivoluzione che stava scardinando in maniera inarrestabile, nell’Italia a cavallo tra i ’60 e i ’70, la logica, molto diffusa, delle rime baciate e degli impianti musicali di corto respiro.

Credo lo si possa affermare con certezza, si era di fronte, allora come oggi, ad un successo decretato dalla gente comune, con malcelato disappunto degli addetti a lavori che mai hanno perdonato a Lucio Battisti quella sua voce roca, a volte non perfettamente intonata, né forse i capelli, ispidi e fitti come un nido d’aquila, né tantomeno il carattere schivo o la capacità di parlare in maniera diretta e mai per perifrasi o il suo desiderio di eccessiva riservatezza portato alle estreme conseguenze in un ritiro finale quasi claustrale. Lucio Battisti al quale non siamo stati in grado di perdonare, all’apice del successo, il desiderio irrefrenabile di seguire nuove evoluzioni tematiche e lessicali e nuovi sentieri musicali in un terreno impervio che si addice solamente ai grandi precursori, su cui in pochi sono riusciti a seguirlo, restando incapaci, per lo più, di emanciparsi totalmente dal felice tempo dei quindici anni e di riconoscere - o anche solo intravedere - il percorso di un genio musicale  animato dalla necessità vitale di esplorare nuovi, inaccessibili, territori.

Se quindi stasera è il tempo di dire grazie a Mogol per aver rinnovato la profondità e la gaia leggerezza di quei giorni nei suoi aneddoti e racconti è altrettanto non più rinviabile il tempo di leggere nell’evoluzione compositiva dei cosiddetti dischi bianchi di Lucio Battisti, il segno di un genio che merita di essere finalmente riconosciuto, abbandonando il comodo rifugio del conformismo che troppo di frequente fa assopire le nostre anime e i nostri tempi.

 

 

Foto della serata di Vincenzo Bucci

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In dettaglio

  • Data: 2018-12-20
  • Luogo: Auditorium Parco della Musica, Roma
  • Artista: Emozioni, viaggio tra le canzoni di Battisti e Mogol