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Teatro Garbatella

Francesco De Gregori

Garbatella s'incastra tra la Circonvallazione Ostiense e San Paolo, a Sud di Roma. Le sue strade, strette disallineate tra salite e discese, attraversano palazzi storici della Roma anni '30 che nella tarda primavera riempiono i loro giardini interni e le loro corti di voci, vino, tavolini e chiacchiere con i vicini fino a tardi. Camminare per i suoi vicoli fa allontare dal caos cittadino e rallentare un po' il tempo, tornando indietro, riavvolgendo il nastro al principio. Il Teatro Garbatella è esattamente al centro di tutto questo, con i suoi 230 posti nelle piccole poltrone rosse; non si fa fatica a capire perché Francesco De Gregori lo abbia scelto per Off The Record: residenza di un mese per prendere fiato, guardarsi negl'occhi, stringersi la mano e...spegnere i telefoni. Chi assisterà a questo incontro (mi è difficile chiamarlo concerto) si deve ritenere fortunato, perché non c'è mai stato (ad eccezione del Pubs & Clubs Tour, 2011) e forse non ci sarà più, un modo così differente per ascoltare e lasciarsi attraversare dalla voce di uno degli artisti a cui maggiormente dobbiamo la nostra identità e la nostra crescita musicale, e umana.

Sul palco il pianoforte di Carlo Gaudiello, le chitarre di Paolo Giovenchi e Alessandro Valle, il basso del capobanda Guglielminetti e un microfono al centro, alto. Il fondale ha i colori di un addio all'inverno che a Roma ha bussato alle porte in anticipo (l'opera Cromatismo in ritmo variabile è di Paolo Bini); in mezzo un vecchio registratore a bobine. Alle nove e due minuti, nel buio della sala, una luce rossa dal fondo anticipa l'entrata, in quella sua dolce andatura un po' dinoccolata, del cantautore solitario: pantalone scuro, scarpe da ginnastica chiare e maglione blu con le maniche tirate su a tre quarti. Il cappello e gli occhiali scuri della locandina restano aggrappati ai ricordi di un De Gregori che sembra aver fatto un passo indietro: "Siamo così pochi che sembra di stare nella cucina di casa mia, o vostra. Che dite dopo se famo du spaghi?".

Sorride lui, sorridiamo noi. Sembra davvero di essere a casa. È la sensazione più immediata e potente che mi invade mentre lo ascolto raccontare di Titanic, album, brano, aneddoti. È lì ad un passo, a posare bene lo sguardo si vedono le linee del volto nel sorriso, si sente il respiro preso prima di un verso, si sente forte il silenzio dell'ultima nota che se ne va l'istante prima dell'applauso in sala. 

Per Desolation road e I shall be released ci racconta di Dylan e di quell'amore che ha segnato la sua strada; La leva calcistica della classe '68 ci indica il primo incrocio della serata, il bivio al quale, con lui a guidare e noi accanto, decidiamo di scendere un paio di gradini in profondità, senza video, foto, distrazioni, per goderci a pieno la sostanza magica e multiforme di quel raccoglimento. Il movimento che da lì parte è inarrestabile, che lo immaginiate verso il basso, verso quella zona intima e discreta di ciascuno di noi, o verso l'alto per sollevarsi al di sopra delle cose della vita, poco importa. Cercando un altro Egitto è perfetta nell'esecuzione e Condannato a morte dà potenza alla voce di De Gregori, più "narrante" ogni anno che passa, chè lo scorrere del tempo non sempre è un male. Santa Lucia e la coda con Com'è profondo il mare portano occhi lucidi e applausi in piedi per l'amico Lucio Dalla scomparso 7 anni fa; 4 marzo 1943 è solo il fiume d'emozione che segue il suo naturale corso. Banana Republic, Cardiologia, Vai in Africa Celestino!, San Lorenzo, Generale; tutte si fanno ascoltare come se fossero parole nuove, perché nuovo è il luogo che stanno riempiendo, nuovo è il passo con cui questo quasi settantenne si è avvicinato a chi lo tiene accanto a sè da una vita, nuova la voce con cui racconta le sue storie, nuovo il tempo che stiamo vivendo, noi insieme e noi con lui.

Abbiamo ricevuto la scaletta ad inizio spettacolo, la prossima è l'ultima. Una signora dalla prima fila chiede in cambio dei suoi 600km una ricompensa, I matti. Francesco sorride, acconsente divertito e richiama la band sul palco per questa mezza improvvisata. Poi c'è Rimmel a chiudere e il silenzio religioso rispetatto fino a lì si scompiglia in un mischiare di voci che lo accompagnano al ritornello, sembra non dispiacergli. Su Buonanotte Fiorellino ci invita a ballare, una coppia a metà sala si alza e in un abbraccio che sa poco di valzer e molto d'amore, risponde così all'invito. 

Saluta, s'inchina, ringrazia ed esce. Ma le luci in sala tardano a riaccendersi. Nessuno si muove dal proprio posto. Si spera in un ritorno.

Quello più bello: bicchiere di vino in una mano, sigaretta nell'altra. Si siede a lato del palco e ci regala Falso movimento.

"Come sono contento che il vino sia di tuo gradimento / che sia arrivata finalmente la notte su questa cittá / sará stato un appuntamento o la forza di gravitá / oppure un falso movimento a scaraventarci qua".

Non vogliamo andar via, un signore poche file dietro di me allora ci prova e grida Bufalo Bill!. Francesco riprende la chitarra e da solo sul palco ci fa un altro regalo fuori scaletta. Poi, come in uno di quei vecchi film francesi riprende tra gli applausi il bicchiere lasciato sul piano e beve un sorso, in quel preciso istante le luci si spengono e resta solo il contorno del gomito, del braccio, del polso, il confine del bicchiere, e il bianco del vino che illumina appena la scena e il suo ultimo inchino.

Fuori è quasi primavera, torniamo alle macchine con il passo lento di chi non vuole perdere il sapore e il profumo di quelle note, di quella voce; come a sentire il bisogno di tenerle dentro ancora un po'. Per farci compagnia. Torniamo verso casa anche se casa non sono quasi mai solo le quattro mura, casa è dove ti ritrovi se ti sei perso, e allora il Teatro Garbatella per un'ora e mezza è stata certamente casa, per noi, e per lui. 

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2019-03-02
  • Luogo: Teatro Garbatella
  • Artista: Francesco De Gregori

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