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Auditorium Parco della Musica, Roma

Gino Paoli

"Queste non sono canzoni"…sta tutto nel concetto racchiuso in queste quattro parole il senso del Concerto evento all’Auditorium Parco della Musica di Roma, che domenica 12 maggio 2019, celebra i sessant’anni di carriera di Gino Paoli. Sul palco, dove trovano ospitalità l’Orchestra da Camera di Perugia, il pianoforte di Danilo Rea e poi di Rita Marcotulli, come anche il contrabbasso e la batteria che da lì a poco sotto le sapienti mani di Ares Tavolazzi e Alfredo Golino prenderanno vita, risaltano due piccole poltrone rosse che, creando un angolo di intimità, lasciano intuire momenti di imminente convivialità che in effetti, da lì a poco, prenderanno corpo. Il Cantautore genovese entra, accompagnato dal saluto caloroso ed entusiasta del pubblico presente, si siede e comincia a raccontare le proprie emozioni. 

“Queste non sono canzoni…”. Sono (vado a memoria) riflessioni, concetti, ricordi scritti su fogli volanti, finiti in un cassetto o accartocciati e gettati via, che oggi prendono forma in “un concerto per pianoforte e orchestra in quattro movimenti” (come sintetizzerà efficacemente Marco Molendini interlocutore del Protagonista delle serata), attraversando, per il tempo strettamente necessario ad esprimere ciò che si vuol dire, le quattro stagioni che altro non sono che le stagioni della vita, in un alternarsi incessante di continue fini e sempre nuovi inizi che narrano di Amore, Amicizia, Libertà, temi cari a Gino Paoli, uomo e artista.

È un’occasione per narrare, traendo spunto da pensieri tornati alla mente, da flash e situazioni, di amori e amici, protagonisti della vita dell’artista e delle sue canzoni e per raccontare, nello spazio ridotto di una, due o più frasi, la passione per la vita, in un tempo condensato eppure mai chiuso in sé. È una modalità assolutamente nuova di utilizzare una forma di affabulazione che acquista, per l’incisività del metodo, un valore decisamente nitido, che cattura e scava dentro. La musica è il naturale ed indissolubile corollario di questo lungo momento, egregiamente interpretata dall’Orchestra da Camera di Perugia, in collaborazione con Umbria Jazz, diretta dal Maestro Marcello Sirignano e sottolineata dalle coinvolgenti immagini di mari e di cieli in bianco e nero, elaborate dai  figli di Paoli, che scorrono sullo schermo del fondale suscitando il continuo rinnovarsi di emozioni e vibrazioni.

E nei momenti di riflessione parlata che seguono l’esibizione della prima parte del concerto, tornano prepotenti alla mente alcuni tra gli amici di sempre, primi compagni di avventure musicali della cosiddetta “Scuola genovese”: Luigi (il più divertente), Bruno (quello che manca di più), Umberto (il più buono), Fabrizio (una persona dolcissima); con inevitabili momenti in cui la voce si incrina, nel convincimento, chiaramente espresso, che “la musica è imparentarsi, è amarsi, è suonare insieme”. Coinvolgenti risultano le interpretazioni di “Vedrai, Vedrai” (dedicata da Tenco alla mamma con cui aveva un rapporto tormentato), ”Il nostro concerto” (capolavoro di Bindi, ridicolizzato all’epoca da una stampa feroce), “La canzone dell'amore perduto” (la più bella canzone di De André), e l’omaggio commosso a Lauzi, dimenticato e messo al bando per le proprie posizioni politiche, distanti anni luce da quelle Gino, l’amico fraterno.

La Musica, l’Amicizia, la Libertà, l’Amore si confermano i quattro capisaldi dell’avventura di Gino Paoli che, non prima di aver svelato che “…la morte e la vita sono la stessa cosa …” , riprende, nella seconda parte del concerto, a trasferire ai presenti l’emozione delle proprie canzoni (questa volta si), servendosi del linguaggio, sempre attuale, del Jazz. Così da La mia donna è la libertà, a Ti lascio una canzone, passando per Sassi, Sapore di sale, Che cosa c’è, Una lunga storia d’amore, Il cielo in una stanza, Senza fine non è una sorpresa riscoprire che la protagonista indiscussa delle vicende musicali di Gino Paoli, come della sua vita, è la donna: beninteso non una donna idealizzata e impersonale, ma la donna, le donne, vere, reali che hanno segnato la sua esistenza perché lo hanno amato e da lui sono state amate. Se però è vero che con un amico ci si può permettere un rimprovero, una critica, un giudizio negativo, con la donna che si ama questo non è possibile; non perché in lei non siano rintracciabili difetti, ma perché quei suoi difetti sono connaturati con la sua essenza che è aria di cui riempire i polmoni, acqua per dissetarsi, libertà, vita. Anche se qualcosa è andato storto quindi è sicuramente l’uomo che non è stato capace di amare.

E lei, la donna amata, continua a non aver nulla da farsi perdonare, perché a lei non si può rinunciare; di lei è impensabile fare senza, così come è impossibile fare a meno dell’aria che si respira o dell’acqua che si beve: è Questione di sopravvivenza.

 

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In dettaglio

  • Data: 2019-05-12
  • Luogo: Auditorium Parco della Musica, Roma
  • Artista: Gino Paoli

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