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Umbria Jazz, Arena Santa Giuliana, Perugia

Paolo Conte

Paolo Conte a Perugia: 90 minuti sotto le stelle del jazz

50 Years of Azzurro, senza suonare Azzurro: la più bella festa di non-compleanno a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi. 90 minuti di puro splendore, sotto le stelle del jazz, in una Perugia ventosa e stellata, che ha riempito l’Arena Santa Giuliana sin dal tardo pomeriggio, aspettando trepidante Paolo Conte. L’avvocato astigiano, ironico, sorridente ma non troppo, come è giusto che sia per chi da sempre sfoggia divinamente eleganza di zebra, sensibilità e scarpe lucidate, ha dato inizio al suo concerto cucito con trame di velluto e punte scintillanti di lamé, in orario perfetto, sulle note di Ratafià.

L’esibizione in un luogo enorme rispetto alla consueta dimensione da loggione e un pubblico a tratti disattento e ritardatario, che ha preso posto anche a spettacolo iniziato, hanno portato Conte a tenere la scena con enorme rigore e impeccabile savoir-faire da gran maestro; non si poteva che sbagliare da professionisti, ma ciò non è avvenuto. Conte, infervorato e ghignante, ha sfidato gli spazi aperti, suonando senza sosta, senza intervallo, su un palco inscritto in un palco più grande. Si sentiva forte il suo riserbo endemico, la sua riservatezza congenita, il suo chic e il suo charme, che lo hanno indotto a rifuggire le pur discrete telecamere e (trasformandolo in una sorta di valore aggiunto) a rifugiarsi nella rincorsa, al pianoforte, delle sue canzoni. E più la corsa accelerava, in un filotto che poco ha lasciato tregua allo stupore, più i brani scivolavano via veloci, fluidi, puliti, in un’alternanza timbrica composta ed elegante. Si è alzato dal piano, ha cantato anche in piedi, ha presentato l’orchestra, i musicisti superbi che lo hanno accompagnato, disposti a corona, alle sue spalle, come una scenografia. Le luci accese, e colorate di verde, quando erano alle prese con una certa milonga, sono state anch’esse tenute a bada da un paio di occhiali da sole.

Come di, Max, Gli impermeabili, Madeleine, Gioco d’azzardo
, Snob, Languida sono arrivate una dietro l’altra, in una elegantissima fuga all’inglese, tutte insieme, loro e il vento, in piena faccia a spettinarci e a riportare ordine in platea. Ma se gli occhi già brillavano di luce riflessa, la cavalcata su Diavolo rosso ha sparigliato definitivamente gli assetti: 14 minuti di furore puro, coi musicisti tutt’uno col soffitto stellato e il pavimento, come ciclisti gregari in fuga, stremati, ai limiti dei calli alle mani e dell’iperventilazione, tra strumenti a corde e a fiato (a Bologna, durante questa esibizione, è saltata la corda al violinista). A quel punto, con l’adrenalina a mille e le mani rosse per aver tenuto il tempo sulle gambe a forza di schiaffoni inevitabili, sono arrivate Messico e nuvole, in cui armonica e America si sono scambiate di posto sotto i grandi baffi sogghignanti e Via con me, riproposta in coda di concerto per la seconda volta, dopo la prima eseguita a metà serata. Il sipario è calato inesorabile alle 23.10. Senza Azzurro, tra la gente che a gran richiesta chiamava i bis. Paolo Conte è scomparso, salutando con la mano. Ma si sa, il treno dei desideri all’incontrario va.

Foto da pagina Facebook di Umbria Jazz

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In dettaglio

  • Data: 2019-07-14
  • Luogo: Umbria Jazz, Arena Santa Giuliana, Perugia
  • Artista: Paolo Conte

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