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Genova - La Claque

Bob Callero

“È successo quello che doveva succedere: ci siamo addormentati, perché è venuto il sonno”. Inizia, un po’ a sorpresa, con una citazione panelliana lo spettacolo che Bob Callero - storico bassista di dischi memorabili come Il nostro caro angelo e Anima latina - va portando in giro da circa un anno dal titolo Il saluto.

Il saluto è quello che il bassista genovese non è riuscito a dare all’amico Lucio Battisti prima della sua dipartita. Uno spettacolo che “rilegge” proprio quegli anni formidabili, tra ricordi personali (a cui dà voce la splendida Irene Lamponi) e ovviamente canzoni. Accompagnato alla voce e chitarra da Pia Perez Almeida (nella foto n basso) èalle percussioni da Olmo Manzo, Callero si avventura in una scaletta che lascia ben poco spazio al Battisti più “commerciale” e “frequentato”. Anzi, ciò che Callero vuole dimostrare è proprio come Lucio Battisti sia stato un autore assolutamente sperimentale e innovativo per la sua epoca. E così, mentre i fan della prima ora (che il bassista chiama sarcasticamente “Omarene”, da La canzone del sole) replicavano all'infinito alla chitarra i primi grandi successi, Battisti - ben prima della svolta panelliana - registrava un album capolavoro e innovativo come Anima latina.

L’inizio dello spettacolo, però, sembra proprio una concessione agli “Omarene”: prima con Ancora tu, quindi con una non proprio impeccabile Io ti venderei e Il tempo di morire. Come detto, lo spettacolo alterna canzoni a ricordi. Callero tramite la voce di Irene Lamponi ricorda il suo approdo a Milano grazie a Gian Piero Reverberi; le prime registrazioni, Prendi fra le mani la testa, e quindi La collina dei ciliegi. Ma qualcosa non funziona, Lucio non gli parla, le partiture di basso non lo soddisfano: “Prendi tra le mani la testa era una sorta di marcetta che mi sviliva”. Insomma, dopo l'ennesima sessione di prove con annesso scazzo, Callero imbocca Via Ripamonti col suo basso in mano per andare alla stazione e tornarsene a Genova. Ancora una volta sarà Reverberi a intervenire; lo insegue e tocca le corde giuste: “Non hai capito, è vero che hai un treno da prendere, ma quel treno si chiama Lucio Battisti e parte ora”. Callero alla fine decide che su quel treno è giusto e saggio salire. 

Battisti un po’ per volta si ammorbidisce, abbassa le difese ed entra in confidenza con tutti quegli straordinari musicisti. Può sembrare strano, ma il Lucio scontroso che non parla alla stampa (be’ a dire il vero in quegli anni ancora lo faceva) sa anche essere uno straordinario compagnone, foriero di battute a raffica. Ma, soprattutto, è uno straordinario autore che ha una voglia matta di sperimentare, di cercare nuove strade. È così che nasce quel capolavoro assoluto che è Anima latina. Callero, per esigenze contrattuali, però non può apparire nei crediti. La soluzione la trova lo stesso Battisti che chiamerà per tutto il disco il bassista Bob John Wayne. Analoga sorte toccherà al batterista, anch’egli genovese, Francesco Lo Previde che diventa Dodo Nileb (il perché è presto detto, provate a rileggere il cognome al contrario!).

Dopo qualche incertezza iniziale, il concerto prende il volo; Callero imbraccia la sua Chapman Stick e regala momenti davvero indimenticabili come in Io gli ho detto no, Anima latina, Abbracciala, abbracciali, abbracciati. Impeccable è, poi, Olmo Manzo che qua e là dà coloriture latino-americane al tutto, così come Pia Perez Almeida si concede il vezzo di cantare alcune strofe in spagnolo (penso tra le altre a Due mondi). 

Dopo Anima latina, Battisti sforna un altro disco memorabile - pur senza i furori sperimentali del precedente - Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera. Qui, però, i ricordi di Callero si annebbiano: “è come se fosse calato un velo. So solo che a metà disco venni sostituito. D'altronde questo era il destino di noi turnisti: fare le valigie per andare a suonare e tenerle pronte per tornare a casa”. Da quel disco Callero recupera - oltre la già citata Ancora tu - Respirando e La compagnia (scritta da Carlo Donida, una delle pochissime cover incise da Battisti).

Con un notevole salto temporale, Callero ricorda come Battisti tronchi, all’inizio degli anni Ottanta, la collaborazione con Mogol e diventi sempre più irraggiungibile (da un punto di vista umano e artistico); i successivi dischi non conosceranno più il grande successo popolare del passato, ma questo il cantautore lo aveva messo ampiamente in preventivo. Callero reinterpreta in una versione davvero convincente Windsurf windsurf (da E già), il capolavoro panelliano Don Giovanni, La sposa occidentale e una non proprio imprescindibile Estetica (con la Almeida che fa davvero fatica a inseguire i versi di Panella, in una canzone che sarebbe una gimcana per chiunque e che paga probabilmente l’assenza dell’elettronica).

Il saluto è, insomma, uno spettacolo che ci rende tutta la grandezza di un autore così come la complessità di un uomo. Ma è soprattutto, come dice il titolo stesso, un saluto finale a un amico, un commiato che la vita reale non aveva a suo tempo permesso. 

Set-list:
Ancora tu 
Io ti venderei 
Il tempo di morire
Prendi tra le mani la testa
La collina dei ciliegi
I due mondi
Il nostro caro angelo
Io gli ho detto no
Anonimo
Anima latina
Abbracciala, abbracciali, abbracciati
Respirando
La canzone della terra
Gli uomini celesti
La compagnia
Windsurf windsurf
Don Giovanni
La sposa occidentale
Estetica
Bis:
Cose che ancora non sai
Una giornata uggiosa 

(La foto in alto è di Enrico Rolandi)

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In dettaglio

  • Data: 2020-02-15
  • Luogo: Genova - La Claque
  • Artista: Bob Callero

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