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Teatro Orfeo

Vinicio Capossela

Nell’universo di Capossela nulla si muove per caso e nulla mai si ripete, ma tutto si trasforma, per dirla con Eraclito. Ogni volta è una sorpresa, tirata fuori da un cilindro stracolmo, debordante, che ti lascia invischiato in una gigantesca giostra e che senza chiederti il permesso ti investe di sensazioni stranianti. Poi, basta chiudere gli occhi e salire, il resto lo fa lui. Attenti ai dettagli, però: tutte le volte che Vinicio cambierà cappello, gli spettatori in sala cambieranno abito e pelle, nel giro di pochi minuti, transitando veloci dal festoso pandemonio, al passo romantico, camminando in mezzo a citazioni coltissime, suggestioni, suoni, scoppi e profondissima quïete. E ogni volta il racconto è sempre lo stesso, quello dell’uomo, impantanato tra le sue bestie interiori, i demoni con cui fare amicizia, gli impulsi, gli istinti, gli errori e le cadute, ma ogni volta questo racconto ha forme diverse che girano in un caleidoscopio pieno luci, ombre, forme e colori. Come sempre, come in ogni suo disco e concerto dal vivo.

Anche alla prima del nuovo tour, venerdì 21 febbraio nel Teatro Orfeo di Taranto, in cui metteva in scena (sì, proprio come una pièce) il nuovo Bestiario d’amore con l’Orchestra della Magna Grecia, siamo rimasti stupefatti. Già, perché da pochi giorni, dopo le esposizioni di ferite e bubboni, del disco precedente (Ballate per uomini e bestie), l’amore è tornato. E noi siamo pazzi di gioia. Vinicio è tornato a parlare d’amore, finalmente, regalandoci gli ultimi quattro atti di un cammino all’interno di un vero e proprio viaggio che ora è arrivato al traguardo: dal sintomo alla cura, dal bubbone all’approdo verso il remedium che lenisce, secondo lo sprone di Boccaccio, per cui “in tempi di pestilenza, sentiamo la necessità di cantare l’amore”. Ricchissimo il bottino: quattro atti, un racconto musicale per pianoforte e orchestra, allegorie, maschere e cappelli, e un viaggio à rebours nelle canzoni del passato in cui rintracciare tutti i simbolismi utili a enunciare le leggi che governano l’attrazione amorosa.

Il Bestiario d’amore, ultima creazione, nasce da un componimento letterario di un erudito del 1200, Richart de Fornival, poi trasformato dal nostro in opera musicale. Un poema che, attraverso l’apporto fondamentale del Maestro Stefano Nanni e dell’Orchestra sinfonica (il più grande mammifero in musica, per dirla con Vinicio), narra in forma cantabile le gesta degli animali, impiegati, allegoricamente, appunto, a spiegare l’amore. Ma durante il concerto si torna anche indietro, in tanti capitoli amatissimi che non ascoltavamo da tempo: due sorprese che hanno mirato dritto al cuore, Zampanò e Camminante, una inevitabile esecuzione di Bardamu con la Polka di Varsavia sempre in coda, per i vent’anni di ‘Canzoni a manovella’ (date a Vinicio un’orchestra e lui solleverà in cielo il teatro), e poi sirene, giraffe, cani, orsi, pugili, a danzare tra pianoforti, violini, guantoni, fiori e chitarre. E trombe ad accennare Nino Rota per omaggiare i cento anni di Fellini, e sprazzi di Cavalleria rusticana, inni alla gioia, e citazioni di Morricone infilate qua e là senza troppi preavvisi. Quasi in fine di serata, come dono alla città ospite, il Maestro Nanni imparruccato e al piano a suonare Paisiello per accompagnare Capossela durante la lettura di un passo del compianto Alessandro Leogrande. Il teatro, sold out, ha restituito tutto l’amore ricevuto, mettendo in atto un piccolo miracolo di ritorno, che in tempi stupidi come questi è magia vera: nessuno si è mosso, nessun cellulare è squillato, ma il religioso silenzio e gli scoppi di gioia hanno seguito i cambi di cappello, come in un copione tacitamente concordato.  La chiusura del sipario, come sempre, sulle note di Ovunque proteggi. Mai come questa volta ad illuminare, dopo una serata perfetta e un concerto dichiaratamente devoto all’amore, la grazia dei nostri cuori. Adesso e per quando tornerà l’incanto.
Giù dalla giostra, il giro è finito.

(Bum bum bum Bardamu,
l’emozione è tutto nella vita,
quando siete morti è finita).

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Foto di Aurelio Castellaneta Images (Capossela)
e Laura Rizzo (Orchestra della Magna Grecia)

 

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In dettaglio

  • Data: 2020-02-21
  • Luogo: Teatro Orfeo
  • Artista: Vinicio Capossela

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