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Auditorium Parco della Musica Roma, Teatro Studio Gianni Borgna

Flo

Le parole possono espandersi in due direzioni. Una orizzontale, che segue il significato più utile alla sopravvivenza. Una verticale, in cui si affastellano le sfumature semantiche funzionali allo spostamento delle immagini nel tempo. Il nuovo disco di Flo, Brave ragazze, parte da questo bivio e sviluppa un racconto che segue soprattutto la seconda via, in cui l’aggettivo “brave” non vuol dire tanto “capaci in qualcosa” ma “coraggiose, indomite, selvagge, mai arrese all’addomesticamento”. Il suo concerto al Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica disegna le linee di una solida indagine nella memoria. Un viaggio nelle nicchie della Storia, volto ad aprire le porte a figure di donne sconfitte dalla vita e dalla sorte, ma mai dome.

Presentato in trio per corde e pelli con Cristiano Califano alla chitarra classica e Michele Maione alle percussioni, Brave ragazze schiude il suo scavo in un andirivieni di ritmo e languore. Flo impersona il rapsodo che, ispirato dalle creature figlie della memoria, racconta al pubblico le storie leggendarie di pasionarie d’altri tempi e d’altri mondi, colpevolmente dimenticate, svanite come la fiamma dopo il soffio. Sul palco le protagoniste del disco, ispirato dalla lettura di Le donne muoiono di Anna Banti, prendono corpo e appassionano un pubblico attento e accorato. Per rendere nuova vita alle sue ragazze, Flo pesca anche da episodi di dischi precedenti come La mentirosa e 31salvi tutti. Tra una canzone e l’altra, racconta le loro storie con rispetto e intensità, mettendo in mostra una vis compatta e una voce autentica.

Così Leda Valladares, Gilda Mignonette, Chavela Vargas e Ilde Terracciano vanno a braccetto con Gabriella Ferri, Rosa Balistreri, Violetta Parra e la Fortunata di Sepúlveda, in una fune ai cui capi si trovano Mergellina e Lima, Napoli e il sud America. In mezzo il Salento e Roma, le storie mai vissute e quelle familiari assorbite dalle mammenonne come nonna Antonietta, dai pescatori e dalle femmine che scontano i peccati.

Flo calza perfettamente l’immaginario latino, lo traduce anche esteticamente e cromaticamente sul palco. La sua mimesi linguistica, nel senso più aristotelico del termine, aumenta la portata del racconto perché evoca i mondi disegnati da quelle parole di tragedia e fatica, di carne abbandonata o dimenticata, di menti ignorate e soffocate. La suggestione degli arrangiamenti scelti per il concerto chiarisce anche il lavoro di rielaborazione creativa messo in atto su testi lontani. Un lavoro di traduzione e interpretazione che non è semplicemente sostituzione di segno ma anche trasporto in uno spazio personale, quello del dialetto arravugliato e pastoso di Napoli, che Flo sfoggia con la giusta fierezza, e in un tempo nuovo, quello in cui le donne si trovano ancora a combattere contro gli stereotipi e la violenza.

Fuori e dentro gli argini della creazione musicale, circondata dalle note nude eppure così gonfie di mèlos, Flo tiene accesa la fiammella del suo atto di coraggio attraverso il canto. Ché non c’è niente di più verticale.

Foto di Roberta Gioberti

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In dettaglio

  • Data: 2022-02-18
  • Luogo: Auditorium Parco della Musica Roma, Teatro Studio Gianni Borgna
  • Artista: Flo

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