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Le Roi, Torino

Dik Dik

Nel mitico locale ‘Le Roi’ di Torino, specializzato in concerti revival di vecchie glorie, questa sera ci sono il pubblico delle grandi occasioni e il tutto esaurito. La tenace volontà dei titolari Toni Campa e Luciana De Biase nel mantenere viva la fiammella di decenni passati, ancora una volta ha pagato. Sul palco questa sera salgono i Dik Dik, nella formazione a quattro, con Gaetano Rubino alla batteria, Mauro Gazzola alle tastiere e poi loro: Lallo (Giancarlo Sbriziolo) e Pietruccio (Pietro Montalbetti), voci e chitarre. Dopo i saluti a braccia alzate e un breve discorsetto introduttivo si parte con Uno in più, seguita da un loro classico, la cover di California Dreamin’, che diventava all'epoca Sognando la California. Le cover saranno numerose ovviamente. Giungono poi Help me, con il famoso comandante Mc Kenzie perduto nello spazio e Volando (Sailing di Rod Steward).

Giunge così la prima e unica canzone nuova, Una vita d'avventura, una ballata con riflessioni sugli anni passati, le ambizioni realizzate o meno. Un altro discorsetto con osservazioni critiche su temi sociali, quali per esempio l'uso smodato dei cellulari e a riprova di questo, tra il pubblico molti (e non sono giovani di certo) non guardano il concerto direttamente, bensì attraverso il telefono che riprende il gruppo sul palco. Seguono altri brani celebri, ovvero L'isola di Wight (di Michel Delpech, tradotta da Maurizio Vandelli) e Il primo giorno di primavera. L'amplificazione e il mixaggio non sono da manuale, sentire bene è differente, ma ci accontentiamo.

 

I nostri eroi incanutiti ma vivaci, a questo punto topico del concerto ci propongono Emozioni di Mogol-Battisti. Sono sempre terrorizzato quando qualcuno che non può essere Battisti propone il rifacimento di questo pezzo immortale. Viceversa, qui devo dire che Lallo ne ha data una versione per sola voce e pianoforte più che accettabile. Seguono altre canzoni conosciute che, come minimo, riportano molti del pubblico alla fanciullezza o all'adolescenza. Si tratta di Vendo casa (“la cucina guarda che cos'è/quanti piatti sporchi da lavare”) e Io mi fermo qui, con piccoli abbellimenti e un solo di synt. Del resto in questi concerti la componente nostalgia non solo è presente, ma è preponderante, in fondo il senso di queste serate è anche questo insieme ad un contatto “fisico” con gli artisti. E allora ecco che si entra nell'ultima fase, passando prima da Viaggio di un poeta e poi, con un intro di armonica a Senza luce, la bellissima A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum, che riceve forse la maggiore ovazione. Volendo aggiungere una nota “tecnica”, la voce di Lallo è mediamente buona, mentre Pietruccio si occupa di solo qualche coro e ricama piccoli assoli di chitarra e di armonica.

Tornando all'ultima fase del concerto, si tratta di un medley, un discutibile medley. Alcuni li gradiscono, altri no. I Dik Dik partono con Another Brick in the Wall (Pink Floyd), francamente evitabile, a cui seguono singole strofe o ritornelli da Get Back (Beatles), Un'avventura, Amore caro amore bello, La canzone del sole, Diana e altre. Il tutto irrobustito qui e là da qualche base. Il “finalissimo” è un cenno ancora all'Isola di Whight, con una coda strumentale. Le luci si accendono, i musicisti salutano e rimangono sul palco a disposizione per foto, strette di mani e autografi.

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In dettaglio

  • Data: 2022-04-19
  • Luogo: Le Roi, Torino
  • Artista: Dik Dik

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