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Arena di Verona

Niccolò Fabi con L’Orchestra Notturna Clandestina del M° Enrico Melozzi

Un concerto unico, intimo e sinfonico nel tempio della musica per i 25 anni di carriera del cantautore romano

Eccoci, finalmente. Certi eventi devono essere metabolizzati, la meraviglia va lasciata decantare, le immagini impresse negli occhi e nella scheda della fotocamera vanno pesate e, se necessario, alleggerite. Perché tanta bellezza, tutta in una sera, tocca le corde più profonde e può addirittura quasi turbare ma, per dirla “alla Fabi”, si deve conservare e si deve trasformare in parole ora sulla pagina, per renderla davvero indelebile.

 

“Eccoci” è stata la prima parola pronunciata da Niccolò Fabi sul palco dell’Arena di Verona mentre il suo viso, i suoi capelli e la sua palpabile emozione venivano inondati di luce bianca. Quegli stessi capelli, che da biondi nel tempo si sono visibilmente striati d’argento, incarnano simbolicamente il motivo di questo suo concerto. In uno dei teatri antichi più preziosi e prestigiosi che abbiamo in questo Stato (e la citazione non è casuale), con la sua acustica perfetta e i suoi oltre 10.000 posti a sedere che hanno ospitato altrettanti cuori palpitanti nel buio, lo scorso 2 ottobre Niccolò Fabi ha celebrato i 25 anni trascorsi dall’uscita del suo primo disco, praticamente le sue 'Nozze d'argento' con la Musica. Prima e dopo quell’unica parola - “Eccoci” appunto - c’è stato un lungo, lunghissimo applauso come un abbraccio circolare intorno a quell’uomo da solo sul palco. Un palco nudo in quel momento, come senza scudi e senza filtri si è presentato lui vestito di nero a quel nuovo e atteso incontro con il pubblico. Niccolò si è goduto a lungo ed in silenzio quell’affettuoso scrosciare di mani che aveva tutto il sapore della fiducia e della gratitudine. “La potenza di quest’applauso è forse la cosa più importante di questa serata, perché è qualcosa che va aldilà della performance sul palco e riguarda evidentemente tutto ciò che è successo prima, nell’arco di questi ultimi 25 anni” ha detto poi Fabi, quindi ha scherzato sul fatto di aver attratto il suo pubblico con l’inganno: “In realtà non c’è nessun concerto” ha sorriso, quasi a voler stemperare la leggera retorica di poco prima. E il concerto invece naturalmente c’è stato, e che concerto!

 

Proviamo così a raccontarlo, chiedendo soccorso alle immagini dove non arrivano le parole (e viceversa).
La prima volta da solo di Niccolò Fabi all’anfiteatro scaligero è stata una carezza. Una sera di inizio ottobre di quelle davvero rare al Nord, così tiepide e leggere, che vorremmo non finissero mai, tanto ci si sta bene accoccolati dentro. Una sensazione calda e rassicurante fin dalle prime note di chitarra ci ha avvolti e ci è rimasta addosso come un incantesimo. Fabi, in oltre due ore di concerto e ha condensato passato, presente e persino un po’ di futuro, presentando un brano nuovo e un inedito tratto dal prossimo album che uscirà il 2 dicembre e che si intitolerà Meno per meno.

Ma ripartiamo dall’inizio. La prima parte del concerto ha visto il cantautore da solo al centro di un cerchio di luci poggiato sulle assi del palcoscenico. Lui e la sua chitarra sono stati i protagonisti assoluti per circa un’ora di spettacolo in cui il musicista ha tenuto alta l’attenzione e l’emozione del pubblico con la sua sola voce, affrontando con coraggioso talento anche la propria evidente emozione. Cosa che, per dirla a modo suo, non è di molti né pochi ma solo di alcuni, appunto. Il mio stato è il brano che ha aperto il concerto, tratto da quello che lo stesso Fabi ritiene il suo disco meno fortunato, Sereno ad ovest, giunto dopo il successo clamoroso e improvviso degli esordi. È da questo “scollamento” tra ciò che il cantautore si è trovato a vivere e ciò che avrebbe voluto essere, che ha deciso di partire in questo racconto di sé senza barriere. Una somma di piccole cose e È non è, a seguire, sono stati i primi brani a scaldare l’anima e la voce del pubblico che dopo poco si è lasciato andare a cori liberatori ma pur sempre rispettosi. Del resto i concerti di Fabi non sono mai stati un happening, una festa scomposta e caotica, un’esplosione di urla incontrollate, ma sempre un momento di introspezione, una condivisione sentimentale, una stretta di mano e di cuore collettiva. Chi va ad un concerto di Niccolò Fabi è disposto a farsi scavare dentro, a farsi inondare l’anima di tenerezza e gli occhi di lacrime dolci. “Trucco leggero, anzi meglio senza trucco - è il primo punto del Decalogo del pubblico del cantautore Fabi” ci ha ricordato lui stesso nel tentativo di sciogliere la tensione e provocare di nuovo il sorriso dopo aver cantato con intensità e delicatezza quel gioiello che è Facciamo finta.

L’applauso spontaneo dell’intera Arena che ha seguito il verso “io sono il velo che copre il viso delle donne” del brano Io sono l’altro (vincitore nel 2020 del Premio Amnesty International Italia) ha indotto il cantautore a fermarsi per un attimo a sottolineare l’attenzione verso il dramma delle donne in Iran, che del resto non avrebbe potuto lasciare indifferente anche il suo pubblico. Quel pubblico che vuole un bene viscerale a Niccolò in un rapporto di dolcezza che va dai gradoni al palco e viceversa e che si basa sulla stima e sulla condivisione di buone idee e piccole cose. Esiste un gruppo, su Facebook, dove gli oltre 15.000 membri si chiamano tra loro Fabiglia. Beh, se quella notte non erano tutti lì, poco ci è mancato! Il pubblico in Arena è giunto con ogni mezzo da tutte le parti d’Italia e dalle Isole, portandosi dietro pezzetti di cuore di chi fisicamente non è potuto partire, per ritrovarsi e circondare d’affetto Niccolò (e anche sé stessi) in questa importante e bellissima occasione.

Ed eccoci arrivati al “momento delle cover” a dare un fiato di leggerezza alla serata, prima di un’altra fortissima botta emotiva. Vento d’estate, con il suo lunghissimo e giocoso strascico in cui Fabi si è divertito a omaggiare alcuni classici della propria formazione musicale (Bob Marley, i Police - ricordando che nel 2000 proprio all’Arena di Verona il cantautore aveva aperto il suo concerto - e persino Domenico Modugno) sulle note “reggaeggianti” scandite a tempo dalle mani del pubblico lascia quindi il posto a due splendidi brani laceranti che, uno di seguito all’altro fanno tremare nel profondo e appannare gli occhiali anche di chi ora scrive.

Ecco, dall’album omonimo del 2012, ha acceso a quel punto del concerto una piccola grande magia: Niccolò per la prima volta ha accennato a una richiesta e, quasi per una sorta di tacito accordo prima ancora che fosse pronunciata, uno alla volta i telefonini in platea e sulle gradinate hanno cominciato a brillare. Migliaia e migliaia di stelle (quelle che un tempo erano le fiammelle degli accendini) hanno illuminato l’Arena dal suo interno, creando uno spettacolo nello spettacolo da togliere davvero il fiato. È stato molto emozionante per il pubblico, pensiamo a cosa dovrà aver visto lui dal palco…! E nonostante ciò (o proprio anche grazie all’energia che tutte quelle lucine gli hanno potuto trasmettere) Niccolò ha cantato la canzone forse più struggente di tutta la sua carriera, seguita poi da Vince chi molla, il brano che lui stesso ha rivelato essere il più rappresentativo che abbia mai scritto. Due brani che sollevano il velo sulle personali cicatrici di ognuno di noi, ne ripercorrono le cause, anche quelle che umanamente inspiegabili, ricercano un senso, soffiano sul dolore e infine si fanno sollievo. E siccome viaggiare può essere un ottimo aiuto per imparare a mollare, Fabi ci ha parlato poi dei suoi viaggi in Africa con il Cuamm Medici con l’Africa, dai quali sono nati tanti importati progetti e alcune splendide canzoni, come la successiva Sedici modi di dire verde. Si è viaggiato ancora poi con Oriente, da quello splendido lavoro che è Novo Mesto del 2006, per tornare poi a casa con Il negozio di antiquariato che, con la risposta corale del pubblico alla domanda finale come ormai da tradizione “Cosa si fa con l’oro?” e un lunghissimo affettuoso appaluso, ha concluso la prima parte del concerto.


 

Pochi attimi di buio, ed hanno fatto il loro ingresso sul palco i 35 elementi dell’Orchestra Notturna Clandestina che hanno preso posto intorno al cerchio, dietro ai leggii posizionati nell’ombra fin dall’inizio della serata e che lasciavano presagire l’inedita presenza. Il Maestro Enrico Melozzi è entrato invece all’interno della linea circolare luminosa e ha condiviso lo spazio con Niccolò Fabi nella seconda parte della serata. Infine hanno preso posto sul palco anche il cantautore e chitarrista Roberto Angelini, da sempre compagno di musica di Fabi, e il batterista Filippo Cornaglia acclamati dal pubblico. Suoni di accordatura degli strumenti hanno scaldato nuovamente l’aria e si è subito ripartiti con il nuovo brano Andare oltre, pubblicato esattamente un mese fa e che rappresenta un delizioso assaggio di quello che sarà l’album in uscita. Il disco, il decimo in studio del cantautore, conterrà le versioni di alcuni dei più bei brani di Fabi completamente riarrangiati dal maestro Melozzi e suonati per la prima volta con l’orchestra. (Il video del brano, realizzato da Valentina Pozzi, è visibile al link  https://NiccoloFabi.lnk.to/AndareOltrePR/youtube ).

Seguono, nel loro nuovo vestito accarezzato dagli archi e da inedite ampie sonorità, altri brani molto amati dal pubblico e rappresentativi dell’evoluzione artistica del cantautore che di sé, nelle presentazioni, parla in terza persona: A prescindere da me, esempio illuminante di questo rinuncia costante all’autoreferenzialità dall’album più recente, Tradizione e tradimento del 2019 e Ha perso la città, da Una somma di piccole cose del 2016. La bellezza di canzoni divenute iconiche come Solo un uomo e Costruire è, se possibile, amplificata dai nuovi arrangiamenti che non arrivano mai a sfiorare la ridondanza. Sono soprattutto i violini a dare quel senso di sospensione che fa volare i brani storici di Niccolò verso una dimensione ancor più elevata e preziosa, meno scarna ed essenziale della loro natura originale, ricca e corposa di sonorità contemporanee. L’orchestra è composta da musicisti giovani e ben affiatati, e la sua direzione è sapiente e precisa. Non una sbavatura in tutta la serata, ma nemmeno un momento di distacco dall’autenticità che contraddistingue la musica di Fabi e del resto la sua persona.


 

Un altro episodio di bellezza struggente e altissima intensità emotiva è stato Una mano sugli occhi che ha visto Fabi alla tastiera e, nel finale, l’intervento prezioso di Bob Angelini alla steel guitar a prolungare quanto più possibile la profondità dei suoni che hanno condotto infine ad un lungo applauso quasi terapeutico. A quel punto il pubblico, ricaricato di energia positiva, ha accompagnato con mani e piedi il finale davvero corale affidato agli ultimi due brani in scaletta, Una buona idea e Lasciarsi un giorno a Roma, brano che come da tradizione chiude i concerti di Niccolò Fabi e che da sempre lascia finalmente affiorare spontaneamente tutta la passione e il senso dello stare insieme di ogni spettatore. È singolare che sia proprio una canzone su un addio a creare sempre un clima di gioia e di festa ai concerti del cantautore, a maggior ragione in questa occasione con la presenza dell’Orchestra Notturna Clandestina che ha dato davvero il meglio di sé coinvolgendo nella “danza” il pubblico presente fino all’ultima gradinata in alto.

 

Sotto al palco la gioia si è ricomposta più o meno ordinatamente quando, dopo una breve pausa, il cantautore è tornato sul palco per regalare al suo pubblico un ultimo brano, l’inedito Di aratro e di arena, che ha catturato subito l’attenzione ed il giusto silenzio necessari ad apprezzare un testo incentrato sulla caratteristica forza interiore e caparbietà di chi, come Niccolò, è nato sotto il segno astrologico del Toro. A chiudere la sua prima volta da solo in Arena (ricordiamo naturalmente lo spettacolare concerto in trio con Daniele Silvestri e Max Gazzè del 2015, ma quella era tutta un’altra avventura) è stata una canzone che, come spiegato dallo stesso cantautore, era rimasta nel cassetto per tanto tempo. Un esordio speciale quindi, quello di Verona, per il brano che sarà contenuto nel nuovo disco e che ha avuto il suo “battesimo ufficiale” paradossalmente proprio in un’arena. Quell’Arena che forse, per Fabi, potrebbe essere sembrato il posto meno adatto, secondo le sue parole: “Non ho mai avuto il debole per la grandezza, mi sono sempre trovato bene nel piccolo. Nel minimo riesco a percepire i dettagli.” In realtà, pensiamo che questo concerto sia stato il meritato coronamento (o meglio la tappa più importante fin qui) della sua carriera. Presto verrà il tempo di ripartire e andare oltre, come incoraggia il titolo della sua più recente canzone che parla appunto di “ristrutturazioni”, per costruire nuovamente il prossimo obiettivo. Dopo questa serata speciale, che è stata pensata e vissuta sopra e sotto al palco come un evento unico e irripetibile, a primavera inoltrata il cantautore romano sarà in tour con l’Orchestra Notturna Clandestina nei più bei teatri d’Italia. Il Meno per meno Tour (Magellano Concerti) partirà infatti da Bologna il 17 aprile 2023 e si protrarrà fino alla fine di maggio toccando le principali città della penisola (biglietti già disponibili per tutte le date su www.ticketone.it ).
Si prevedono molti altri applausi, lacrime e sorrisi a non finire.



 

Si ringraziano l’ufficio stampa Parole e dintorni nelle persone di Tatiana Lo Faro e Sara Bricchi; un grazie particolare a Magellano concerti, Paola Cuniberti e il management, lo staff dell’Arena di Verona per la disponibilità e gentilezza.

Report e foto di Valeria Bissacco

 

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2022-10-02
  • Luogo: Arena di Verona
  • Artista: Niccolò Fabi con L’Orchestra Notturna Clandestina del M° Enrico Melozzi

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