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Brixia Forum - Brescia

Angelo Branduardi

 

Uno sfondo rosso ed un tavolino tondo su cui riposa il violino in attesa del suo Menestrello. Salgono uno alla volta i musicisti, la cui figura viene illuminata con un gioco di luci e fumo. Maestro di narrazione, non solo cantata, Angelo Branduardi entra sorridente ed inizia a raccontarci cosa andremo ad ascoltare, scherzando sul ruolo del Diavolo che a lui riesce così bene.

La prima parte dello spettacolo lascia spazio ai brani de “Il Cammino Dell’Anima”, il suo ultimo album ispirato alla straordinaria figura di Ildegarda di Bingen, scrittrice e monaca cristiana vissuta mille anni fa. Veniamo quindi trasportati in un clima medievale, gotico, e le caratteristiche delle musiche di quei tempi lontani sono subito messe in luce dalla band. La suite prevede che i brani siano correlati e pensati attentamente, dove molta importanza è affidata ai cori dei musici che riproducono, fra gli altri, anche il grande coro dei Profeti.

Inizia a colpi di cassa il lavoro del bravissimo Davide Ragazzoni, che per tutta la serata, poi, è piacevolmente sintonizzato all’attento lavoro di basso e contrabbasso, sapientemente scelti da Stefano Olivato, che ci piace definire ‘artista educato’. Le chitarre di Antonello D’Urso, musicista consolidato e carismatico, arrivano arpeggiando una ad una, affiancate dai giochi di tastiere, abilmente suonate da Fabio Valdemarin. E poi c’è lui, Branduardi ed il suo violino, che possano entrare sicuri in ogni momento, catapultandoci in quel mondo sacro e malandrino che tutti ormai conosciamo ed amiamo. Chiudendo gli occhi, in alcuni momenti, è facile immaginare la presenza di un’intera orchestra.

 

Il ‘profano’ viene accolto da un applauso fortissimo e il leggìo ad Angelo non serve più. È iniziata Si può fare ed è evidente il rapporto fisico che si viene a creare fra l’artista e il suo strumento. Il batterista a colpi di Pad, dalla sua postazione protetta da un Drum Shield, inizia Gulliver, dopo di lui entra la tastiera, poi è la volta della dodici corde di D’Urso che annuncia la melodia della nota canzone. Durante La serie dei numeri sul palco si respira un senso di leggerezza, sebbene il testo ripeta più volte – “unica è la morte” -, gli artisti si scambiano occhiate divertite, poi alzano il ritmo nell’acclamata Il Sultano di Babilonia: torna così il sacro e Valdemarin si alza abbracciando la fisarmonica giocando con il violino a cui si aggiunge un bellissimo e coinvolgente solo di batteria. Siamo all’apice del coinvolgimento emotivo, il pubblico è in estasi e ci resta per Nelle paludi di Venezia, pur mancando la voce angelica di Teresa Salgueiro.

 

Scemati gli applausi, Angelo rimane solo sul palco, un sorso d’acqua e imbraccia una chitarra. Parte l’arpeggio, splendido, de La Luna, lasciando i suoi compagni un po’ nell’ombra. ‘La Luna’ è sua. Si cambia atmosfera e accompagnato da un’ovazione si dipana Il Dono del Cervo, con Angelo che si concentra sulle vocalità, chiude gli occhi e si lascia trasportare solo dal suono della tastiera. Seguirà il racconto di Lord Franklin, che esegue dolce e malinconica mentre pian piano arrivano tutti gli strumenti per un finale commovente.

Ci avviciniamo al congedo ma Angelo Branduardi ci avvisa che nulla sarà incompiuto. Parte così Ballo in Fa# Minore, accompagnata dal battito di mani dell’intera platea; la canzone era attesa come il brano successivo: Alla fiera dell’Est, cantata in parte in ucraino (idea di Maurizio Molinari, direttore di Repubblica). Angelo sa di avere raggiunto un po’ di eternità con questo pezzo (il termine è enfatico, lo so, cambiamolo pure con qualcosa di analogo ma il senso non cambia…) ormai patrimonio della cultura musicale, seppur si percepisce che la sente meno ‘sua’ ma nel contempo emerge la fierezza di donarla al mondo.

Siamo ormai davvero al finale, con La pulce d’acqua penultimo brano seguito da Vanità di Vanità come bis, due pezzi storici che l’artista esegue ormai con una sicurezza ricca di entusiasmanti soli di violino, accompagnati in una generale standing ovation.

È ora di andare, sorridono tutti: gli artisti sul palco mentre ringraziano e il pubblico che da troppo tempo aveva dovuto attendere questa serata bresciana. Angelo Branduardi si era fermato, per cause di forza maggiore durante la pandemia ma anche per prendersi del tempo, perchè “nell’arte c’è il paradiso e l’inferno” e non essendo più un ragazzino ha dovuto lavorare per riacquistare l’agilità e la memoria muscolare necessaria. Caro Angelo, per noi la musica ha bisogno di te. C’erano degli aironi bianchi disegnati sui tuoi pantaloni neri, l’airone è simbolo di rinascita e non crediamo fosse un caso.

 

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In dettaglio

  • Data: 2022-12-07
  • Luogo: Brixia Forum - Brescia
  • Artista: Angelo Branduardi

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