Chiara Morucci

Preferito

23/11/2008 - Auditorium Parco della Musica, Roma

di: Paolo Talanca


Prosegue senza sosta il progetto Generazione X, la rassegna curata da Maurizio Viola e arrivata alla sua quarte edizione, che dà visibilità ai cantautori emergenti e – in definitiva – rappresenta una delle realtà più importanti per il panorama italiano della musica emergente. Questa volta sul palco del Teatro Studio dell’Auditorium di Roma si è esibita la cantautrice romana Chiara Morucci, già Premio Bianca d’Aponte 2006, Premio Bindi 2007 e recentemente Premio Daolio Miglior Voce.
Delicata ma del tutto solenne sul palco, la Morucci ha presentato un repertorio di canzoni proprie, che si distinguono per grande varietà stilistica e perfetta padronanza della voce. Accompagnata da Denis Negroponte alla fisarmonica, Federico Ferrandina alla chitarra classica, Federico Di Maio alle percussioni, Paolo Grillo al contrabbasso, la cantautrice ha cantato brani che trasudano di studi specifici e “sul campo” – l’artista romana, nonostante la giovanissima età, ha vissuto a Lisbona e New York – e propongono ritmi e odori che vanno dal fado alla bossa nova, fino alla più classica canzone d’autore italiana.
Canzoni come Harlem bossa, Bebada, Chuva, Bossaneve, scritti in portoghese o in italiano, trovano la propria genialità nel fatto di non scopiazzare mai certe sonorità, ma di usare le fragranze proprie della cultura che sta dietro un ritmo e renderle funzionali al messaggio da dare.
Con la stessa capacità e padronanza, poi, la Morucci propone brani che più si rifanno alla tradizione italiana, con pezzi come Ed io sono una rosa o Un giorno blu d’amour, in cui dimostra di possedere doti di scrittrice perfettamente consapevole delle proprie capacità: sa quando c’è da raccontare, quando fermarsi a guardare, come usare l’armonia e quando forzare con la melodia.
A impreziosire la serata, inoltre, la cantautrice ha eseguito cover di canzoni classiche in portoghese col duo dei Conjunto Romano, Felice Zaccheo e Franco Pietropaoli, oltre alla chicca assoluta: il capolavoro di Fabrizio De André, Crêuza de mä, per il quale la Morucci ha prestato la voce a un “parterre de roi” formato da Roberto Gatto, Mauro Di Domenico e Luigi Cinque.
Proprio la voce di quest’artista artigianalmente pantagruelica merita un discorso a parte: quando canta in portoghese, la Morucci lega attentamente le note, come se fosse cosciente che non è l'aspetto significante la cosa più importante; è come se riuscisse a mettere un basso continuo con la nota tonica e poi andasse su e giù con la melodia. In italiano, oltre a tutto questo, l’attenzione è rivolta anche all'aspetto semantico delle parole ed è storia diversa e altrettanto affascinante.
Il bello è che queste situazioni si capovolgerebbero di certo se, di fronte, la cantautrice romana avesse un pubblico di lingua portoghese: il segreto è avere una predisposizione splendidamente fuori dal comune per un atto performativo come la canzone ed esserne coscienti quando le si scrive.


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