ultime notizie

Addio a Claudio Rocchi, Musicista e ...

MILANO - Claudio Rocchi, personaggio schivo, eppure fondamentale, nell'ambito del rock italiano, se ne è andato. Aveva 62 anni e da tempo soffriva di una malattia degenerativa, che aveva annunciato lui ...

Villa Giusti del Giardino, Verona

Alberto Fortis

Il 28 e 29 marzo a Verona, presso l’Università degli Studi in Palazzo Giuliari,  si sono svolte le celebrazioni della “Giornata Mondiale della Poesia”, organizzate dalla Accademia Mondiale della Poesia, dedicate ai Nobel italiani della Letteratura Carducci, Montale, Quasimodo e ai principali rappresentanti della poesia del Novecento.
Attenzione particolare è stata riservata al ricordo di Salvatore Quasimodo, il poeta siciliano che  ha avuto in sorte, a differenza di altri nostri letterati di uguale o minor fama, una vita ricca di incomprensioni e battaglie poetiche, così come ha ricordato il Prof. Gilberto Finzi nel suo intervento “Per Quasimodo, quarant’anni  dopo”.

Nella cornice suggestiva di Villa Giusti del Giardino, in una sala ampia e finemente decorata, in occasione del quarantennale della morte del Poeta, è stato proposto l’anteprima mondiale del Quasimodo Concert – Poeticamente Cantare la Poesia dei QProjet con Alberto Fortis e la voce narrante di Alessandro Quasimodo. Sul palco anche il compositore Francesco Sicari, l’arrangiatore Franco Frassinetti, la voce di Rita Melany Freni e i danzatori Tiziana Lambo e Andrea Verzicco.
Il Quasimodo Concert è un progetto molto ambizioso nel suo intento didattico, lo è nel desiderio di educare alla Musica e alla Poesia potendo farle confluire in un tutto unico.
Alessandro Quasimodo ricorda: «Domenico Modugno, anni or sono aveva già fatto un esperimento analogo, del resto pienamente riuscito, con due liriche di mio padre: Le morte chitarre e Ora che sale il giorno». Il Quasimodo Concert, come ha avuto occasione di sottolineare Alberto Fortis durante la sua presentazione, è l’espressione del lato ludico di una “collaborazione” fra artisti di vissuto e temperamento diversi che desidera avvicinare, tendendo la mano, il pubblico alla poesia di Salvatore Quasimodo staccandola da qualsiasi prevedibile connotazione generazionale.

Alcune liriche di Quasimodo rivivono proposte in registrazioni della voce dello stesso poeta alternate e sovrapposte tra loro e con quelle del figlio Alessandro, del soprano Rita Melany Freni e di Fortis. Due danzatori interpretano la storia «dell’uomo che qui rimane, odiato, coi suoi versi, uno come tanti, operaio di sogni» (Epitaffio per Bice Donetti), sono «vascello», accolgono e traghettano l’uomo in un viaggio di andata e ritorno dall’eternità al divenire, come in un antichissimo rito, precursore dell’orfismo, celebrato a Levadia, una cittadina a cinquanta chilometri da Delfi, dove si mimava nell’antro di Trofonio (colui che nutre) la discesa nell’Ade. Colui che doveva essere iniziato ai misteri veniva condotto vicino a due sorgenti: la sorgente di Oblio e la sorgente di Memoria. Bevendo della prima dimenticava tutta la vita umana e, simile a un morto, entrava nel regno della Notte, bevendo nella sorgente di Memoria doveva ricordare tutto ciò che avrebbe visto e udito nell’altro mondo. Al ritorno la sua conoscenza non era più limitata al presente, ma era dilatata al passato e al futuro.

«A mia Madre a mio Padre / così come mi hanno lasciato/ a questo Tempo che non sa cosa vuole e non so dove vada, che sembra così se stesso ogni istante/ che non ha paura di buttarsi via». Così come allora di Alberto Fortis, l’immaginario del cantautore s’inserisce nel mondo del poeta, alcuni suoi testi come Settembre o Hey Mama sono per tematica e visione una eco della poesia Lettera alla Madre. Tra Fortis e Quasimodo certo esiste una condivisione di credo di una Vita dopo la Vita immanente la Vita stessa, resa ancora più esplicita nella lirica Insonnia necropoli di pantàlica, dove le voci recitanti di Salvatore e Alessandro Quasimodo s’intersecano con quelle di R.Freni e A.Fortis che liberamente in inglese legge il testo della poesia in versione rap echeggiando La sedia di lillà.

Se allestita in un teatro la proposta probabilmente diventerebbe ancora più materica, viscerale e carnale come vuole essere. Una regia di luci che giochi sugli interpreti, che faccia essere il colore delle cose nominate e trasfigurate nella parola della Poesia, colori le immagini in bianco e nero che scorrono sul fondo delle quinte. L’immagine,  memoria, fonte del Tempo contemporaneo, repertorio che non ammette al suo cospetto la capacità di immaginare dell’Uomo, anch’essa può trasfigurarsi nell’accompagnare il racconto; come suggerisce Hanna Arendt, è nell’essenza del pensiero creativo il voler superare i confini.

Share |

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


In dettaglio

  • Data: 2008-03-29
  • Luogo: Villa Giusti del Giardino, Verona
  • Artista: Alberto Fortis

Altri articoli di Paola Piacitelli