
Dai Quintorigo, dopo il bel
successo di critica e pubblico riscosso dal loro “Play Mingus”, non ci
aspettavamo un tour con due tipologie di spettacolo: da una parte, ovviamente,
i concerti dedicati al repertorio del monumentale jazzista con la vocalist
titolare Luisa Cottifogli, dall’altra un set incentrato sulla riscoperta dei
primi lavori in studio, quelli dell’iniziale penombra e della conseguente
ascesa, con l’inserimento del cantante Luca
Sapio. E quando si tocca nel capitolo “voce” nella storia dei Quintorigo, i
pensieri corrono dritti a quella camaleontica e graffiante di John De Leo, primo
e mai del tutto dimenticato segno distintivo della band, figura dalla quale non
si può prescindere in termini di paragone, relazioni e filosofia
interpretativa.
È toccato dunque a Sapio tenere
quasi totalmente sulle proprie spalle il peso dei riflettori al Circolo degli
Artisti di Roma, in una serata dove tra il pubblico serpeggiava un pizzico di
scetticismo. Dubbi prontamente fugati già dall’iniziale versione di una Purple Haze taglientissima, dove il
cantante romano ha trovato una sintonia col resto della band pressoché
perfetta. Unione d’intenti che si è fatta col passare dei minuti sempre più sicura
e capace di sviluppare, malgrado i moltissimi rischi melodici/ritmici presi dai
Quintorigo, un set in alcuni momenti vulcanico, esaltante. Il gruppo sul palco
mette in mostra un sesto senso musicale invidiabile, che gli permette di
imbastire improvvisi cambiamenti di registro e percorrere vie alternative che
portano a forti tensioni emotive e d’assoluta creatività. Le cover, forse un
po’ troppe a dirla tutta – da una toccante Heroes
alla forsennata Highway Star passando
per l’entusiasmante Luglio, Agosto,
Settembre (nero) con Sapio sugli scudi – si sono alternate alle classicissime
della band (su tutte Kristo sì e La nonna di Frederick) rischiando quasi
di snaturare l’originalità di un’identità musicale che non ha mai conosciuto
confini tangibili, né di genere che di periodo.
«Tutto il jazz che abbiamo
suonato negli ultimi mesi ci ha fatto venire voglia di rock»: erano state queste
le parole iniziali di Valentino Bianchi; e se l’obiettivo era quello di
divertirsi e proporre una visione del rock lontana – per forma e cultura –
dagli stereotipi, possiamo dire a piena voce che i Quintorigo hanno fatto nuovamente
centro pieno.