Quintorigo

Preferito

27/02/2009 - Circolo degli Artisti, Roma

di: Roberto Paviglianiti


Dai Quintorigo, dopo il bel successo di critica e pubblico riscosso dal loro “Play Mingus”, non ci aspettavamo un tour con due tipologie di spettacolo: da una parte, ovviamente, i concerti dedicati al repertorio del monumentale jazzista con la vocalist titolare Luisa Cottifogli, dall’altra un set incentrato sulla riscoperta dei primi lavori in studio, quelli dell’iniziale penombra e della conseguente ascesa, con l’inserimento del cantante Luca Sapio. E quando si tocca nel capitolo “voce” nella storia dei Quintorigo, i pensieri corrono dritti a quella camaleontica e graffiante di John De Leo, primo e mai del tutto dimenticato segno distintivo della band, figura dalla quale non si può prescindere in termini di paragone, relazioni e filosofia interpretativa.

È toccato dunque a Sapio tenere quasi totalmente sulle proprie spalle il peso dei riflettori al Circolo degli Artisti di Roma, in una serata dove tra il pubblico serpeggiava un pizzico di scetticismo. Dubbi prontamente fugati già dall’iniziale versione di una Purple Haze taglientissima, dove il cantante romano ha trovato una sintonia col resto della band pressoché perfetta. Unione d’intenti che si è fatta col passare dei minuti sempre più sicura e capace di sviluppare, malgrado i moltissimi rischi melodici/ritmici presi dai Quintorigo, un set in alcuni momenti vulcanico, esaltante. Il gruppo sul palco mette in mostra un sesto senso musicale invidiabile, che gli permette di imbastire improvvisi cambiamenti di registro e percorrere vie alternative che portano a forti tensioni emotive e d’assoluta creatività. Le cover, forse un po’ troppe a dirla tutta – da una toccante Heroes alla forsennata Highway Star passando per l’entusiasmante Luglio, Agosto, Settembre (nero) con Sapio sugli scudi – si sono alternate alle classicissime della band (su tutte Kristo sì e La nonna di Frederick) rischiando quasi di snaturare l’originalità di un’identità musicale che non ha mai conosciuto confini tangibili, né di genere che di periodo.

«Tutto il jazz che abbiamo suonato negli ultimi mesi ci ha fatto venire voglia di rock»: erano state queste le parole iniziali di Valentino Bianchi; e se l’obiettivo era quello di divertirsi e proporre una visione del rock lontana – per forma e cultura – dagli stereotipi, possiamo dire a piena voce che i Quintorigo hanno fatto nuovamente centro pieno.


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