Mimmo Locasciulli

Preferito

27/05/2009 - Auditorium Parco della Musica, Roma

di: Alessia Pistolini


È una serata strana, in città. Di sirene, di vigili e di traffico impazzito. Notte di coppa dei campioni, che a due passi dall’Auditorium ha appena terminato di raccogliere tifosi inglesi e spagnoli che poi, proprio all’ora prevista per la fine del concerto, riverserà nelle strade a migliaia, ma in un solamente duplice e opposto sentimento di smarrita delusione e di euforico entusiasmo.

Portano con sé, gli spettatori di oggi, questo piccolo bagaglio di atmosfera che da fuori va dentro in un incisivo “voglio esserci, comunque”. Mimmo Locasciulli riceve sorridente l’abbraccio del suo pubblico, e non manca di esprimere la sua gratitudine nel vederlo, e il suo entusiasmo nel dare vita allo spettacolo.

Come sempre, per chi lo segue e lo ama, è un’esperienza emozionale forte: lui offre il suo repertorio generosamente, in giro per i dischi e per gli anni, brano per brano come chicco per chicco di un grappolo d’uva settembrino: se ne gusta uno e si attende il successivo che si conosce, si riconosce o si scopre, di certo se ne godrà e se ne sarà appagati. Il primo chicco è C’è tempo, per passare subito a uno dei momenti più intensi con L’interpretazione dei sogni, avvolgente nell’incedere ritmico, nelle splendide trovate armoniche e nei timbri di batteria e percussioni (Alessandro Svampa), contrabbasso (Matteo Locasciulli), violoncello (Giovanna Famulari), sassofoni (Fabrizio Mandolini) e naturalmente pianoforte, con il tocco di Locasciulli magicamente inconfondibile. Nell’atmosfera calda e confidenziale che instaura subito con il suo pubblico, lui va avanti con Aria di famiglia in un nuovo arrangiamento, e Correre baby, e Gli occhi, e Piano piano; e poi Il treno della notte che, cantato in piedi al centro del palco con armonica e tamburo, fa da spartiacque per l’introduzione dell’ultimo lavoro, “Idra”. Inserito al centro del concerto con fin troppo pudore, dato che si tratta quanto meno di uno dei migliori degli ultimi anni, se si vuole azzardare una sorta di classifica. A partire dalla splendida title track che sa di erculea mitologia, che sa di mari lontani come l’isola greca meta dei grandi poeti della beat generation, e che sa di acqua limpida “che si contrappone a quest’epoca nebbiosa, in cui la gente si chiude in casa e non vuole vedere gli estranei, i diversi”. E poi la struggente Senza un addio, e La disciplina dell’amore, Passato presente, Benvenuta, presentate nella stessa sequenza scelta per il disco. Per poi tornare a cogliere altri chicchi, altrove nel tempo. Il pubblico infine se ne va – tra sciami di inglesi che invadono la città confusi e avviliti – con il suo sentimento estraneo e luminoso, pago delle emozioni che Mimmo Locasciulli – da grande cantautore quale è – sa ancora regalare.


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