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Zoppas Arena, Conegliano (TV)

Pooh

La macchina della musica dei Pooh (parafrasando un loro vecchio brano) si rimette in moto puntuale alle 21.30 in questa sera umida di inizio dicembre, mentre l’adrenalina e l’attesa sono palpabili in platea e sulle gradinate stracolme di facce colorate e sorridenti di tutte le età. È ancora una volta sold out, il pubblico dei Pooh risponde sempre con entusiasmo agli appelli arrivando da tutto il triveneto e oltre per incontrarli, soprattutto in una sera speciale come questa, che li vede ritornare in scena in una inedita formazione di tre elementi più tre.

Il buio si fa netto e da dietro le quinte iniziano a salire, dapprima in sordina poi laceranti, urli di chitarra. Parte l’applauso alla cieca, le luci esplodono e loro, tranquillamente sorridendo, prendono posto agli strumenti e ai microfoni. Dodi Battaglia sale attrezzato già di chitarra, Red Canzian entra dal lato opposto e imbraccia il suo Fender rosso, Roby Facchinetti si pone al centro della scena, dietro alle tastiere, mentre alle loro spalle Steve Ferrone, più in penombra, prende posto alla sua batteria che lo copre quasi del tutto nonostante la stazza. Sul lato opposto Danilo Ballo sale alla seconda tastiera posta di sfondo, rialzata su una scarna scenografia di rocce artificiali, affiancato da Ludovico Vagnone alla seconda chitarra.

Ad aprire il concerto è il brano di punta dell’ultimo album, quello che ne dà il titolo. Dove comincia il sole, è un brano forte e intenso, una suite di oltre 11 minuti che riporta indietro nel tempo alle sonorità degli anni settanta di chiaro sapore prog, con chitarre strazianti “alla Hendrix” e sostenuto da una batteria imponente. Qui, Battaglia dà il meglio di sé, estraniandosi come suo solito e vivendo la musica anche in faccia, dando modo ai fotografi di catturare le espressioni “visibili” del suono.

Il concerto prosegue in un percorso che si snoda fra due blocchi di canzoni nuove, i cui testi ancora più convincenti ascoltati dal vivo si appoggiano con decisione su musiche forti e scarne di grande impatto, fra cui spicca per potenza e intensità L’aquila e il falco, intervallati da una grossa parentesi di brani meno recenti ma non tutti famosissimi. Gli arrangiamenti sono vivaci e agili, senza effetti speciali, senza fronzoli, senza nulla di superfluo; i suoni sono puliti e limpidi, e i tre musicisti che accompagnano i Pooh sono un supporto di notevole spessore. Musicisti di grande talento, Ballo e Vagnone interagiscono con i Pooh portando colori nuovi ai pezzi meno recenti. La presenza di Ferrone alla batteria, poi, dà quel tanto d’internazionalità al pop del gruppo portandolo ad un livello ritmico mai toccato prima. Il lungo assolo di batteria in Chi fermerà la musica contagia di energia migliaia di battiti di mani e di cuori, e alla fine è ovazione. Le sorprese in scaletta sono vere “chicche” per palati fini, autentici colpi di scena: il primo è un brano del 1975 che i Pooh non eseguono dal vivo da più di trent’anni, Il tempo, una donna, la città, altro pezzo lunghissimo che mette in sequenza diversi momenti melodici del tutto scollegati fra loro in un’atmosfera onirica, che il pubblico più esigente e affezionato ama moltissimo, ma che la maggior parte dei presenti probabilmente non conosce. Una scelta affatto scontata, che sorprende ed emoziona molto. L’altro vero gioiello è un brano a cappella, Solo voci appunto, che si staglia nel silenzio totale del palasport dopo due brani strumentali (la seconda parte di Parsifal e Viva) evidenziando le sfumature e la caratteristiche vocali di ognuno dei tre, nonché grande maestria nel crearne l’impasto.

Alla fine, l’abbraccio del pubblico è avvolgente, ed è in quel momento che i Pooh sembrano dire al mondo che sono tornati, grandi animali da palco, perché ancora non è il momento né il modo di scrivere il finale della loro storia. Storia che viene ripercorsa agilmente in acustico, chitarre a tracolla, incalzati dal pubblico che canta con loro nel corposo blocco dei bis che è un potpourri di 11 brani “storici” (tra cui le immancabili e celeberrime Piccola Katy, Tanta voglia di lei, Notte a sorpresa, Dammi solo un minuto e Pensiero) mentre tutti i colori delle luci impazzano sul palco e oltre, a tenere alta la temperatura della serata. Si finisce davvero con Questo sono io, un brano dall’ultimo disco col quale Red, Roby e Dodi si congedano cantando, con voci limpide e quasi per nulla affaticate, ognuno di sé e del proprio essere musicista e uomo, con le proprie debolezze e con il proprio cuore.

Se la macchina dei Pooh ha percorso in 45 anni così tanta strada, è perchè loro tre (quattro fino a un anno fa) sono rimasti prima di tutto persone che si divertono, che sanno suonare, che scelgono cosa cantare, che si emozionano ancora sul palco (dalle prime file e nelle fotografie i sorrisi, il sudore e le soddisfazioni delle facce sono palpabili) e che soprattutto sanno darsi senza risparmio, oggi forse più che vent’anni fa.

Quasi due ore e mezza di concerto, 38 canzoni srotolate senza fermarsi un momento, spaziando da un lato all’altro del palco con un’energia invidiabile (e sono tutti anagraficamente a cavallo della sessantina) non è solo questione di maturità o di abitudine. Significa molto più che saper fare bene il proprio mestiere.

[Report fotografico di Valeria Bissacco]

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In dettaglio

  • Data: 2010-12-02
  • Luogo: Zoppas Arena, Conegliano (TV)
  • Artista: Pooh

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