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Salsomaggiore Terme (PR)

XVII° Festival Beat

L’occasione è di quelle ghiotte: la reunion dei Sonics, mitica band garage nata a Seattle negli anni ’60 e anticipatrice del punk con due album come “Here Are The Sonics” e “Boom!”. La location, il Festival Beat di Salsomaggiore, possiamo ormai definirla storica: maggiorenne, addirittura, dal momento che spegne quest’anno la diciottesima candelina. Per un appuntamento come questo ci si organizza come si deve: dal look (banana o intramontabile caschetto?) al mezzo di trasporto (molte le Lambrette, of course, ma anche diverse auto d’epoca), alla giusta compagnia (le modettes abbondano, impeccabili e sfiziosissime nei loro completini vintage).

 Insomma, non manca nessuno, men che meno il solertissimo reporter de L’Isola che risponde al nome in alto a queste righe. Che ci facevo lì, oltre che documentare uno dei festival più veri, grintosi e appassionati d’Italia? La risposta: ogni torta che si rispetti, impastata e cucinata coi contro...crismi, presenta sulla sommità una tonda, succulenta e scarlatta ciliegia, o ciliegina che dir si voglia. La quale (ciliegiona?), nel caso del Festival Beat, risponde al nome Mojomatics: garage blues d’assalto, fanno molte più date all’estero che in Italia, e non certo perchè qui non abbiano abbastanza richieste!

 

Salgono sul palco circa alle 22 e 30, il pubblico è già stato scaldato dal beat/psychobilly di David Peter & the Wilde Sect, ragazzini terribili giunti per l’occasione dalla Danimarca. Nota a parte gli spettatori: al Festival Beat si viene per ascoltare musica, per mangiare musica, per respirare musica. Poche chiacchiere, tanto fuzz, tanto sudore sulle pelli della batteria, la mise d’annata è solo un optional, è la musica a tenere tutti lì, inchiodati.

 

E a colpi di rock’n’roll rispondono i Mojomatics, da subito, a un pubblico così carico. Sono ritornati duo, abbandonando il bassista che li aveva accompagnati per qualche tempo. Dire che non te ne accorgi, che suonano in due ma sembrano in dieci è un clichè abituale per le formazioni chitarra-batteria. Ed è anche a mio modestissimo parere una vaccata, perchè al 95% dei duo alla White Stripes manca qualcosa, soprattutto live. E allora cos’hanno i Mojomatics di diverso? La tecnica del chitarrista? sì, sopraffina, ma non è quello. Il tiro? sì, allucinante, ma ce l’hanno in tanti. E non è solo quello. Le canzoni? Bingo. Blues, rock, country acido frullati insieme, lontane dalla tirannia del riffettone e sempre pronte ad “aprirsi” con dei bridge più melodici, secondo la tradizione beat. E con un tocco e una voce sporca, sia live che su disco, che li avvicina agli Heavy Trash di Jon Spencer.

 

Una cannonata insomma, manco a dirlo sparata a doppia potenza dal vivo: in tre quarti i Mojomatics ci regalano una carrellata tra i tanti brani killer dei loro tre dischi, da Down My Spine a Wait A While, da Miss Me When I’m Gone a That Night In 1939, fino all’ultimo singolo Don’t Believe Me When I’m High. Pochissime le pause di un concerto tiratissimo, il pubblico risponde colpo su colpo. C’è tempo anche per un paio di cover: la prima è la dylaniana If You Gotta Go, Go Now, resa famosa da Manfred Mann e dai Flying Burrito Brothers. La versione dei Mojomatics è nervosa e scura, innaffiata di blues nero pece. La seconda cover è più che altro un medley, dove due classiconi come Rollin’ and Tumblin’ e Baby Please Don’t Go si sfidano, fanno a pugni, fanno pace grazie alla sei corde di Mojomatt e decidono di andare a ubriacarsi insieme. E allora perchè non fare ancora un po’ a pugni, giusto così, per divertirsi, suggerisce il batterista Davematic. Perchè no, dicono i due traditional, molto più vispi e agguerriti rispetto al solito, e si va avanti così per dieci minuti di fuoco... Finito il concerto, Mojomatt annuncia ancora un po’ incredulo che sul palco li seguiranno i Sonics, senza dubbio una delle band simbolo per formazioni come quella veneta. Ma stasera i Mojomatics hanno dimostrato che non solo meritano di stare lì, accanto ai loro maestri, ma che il testimone è anche in mano loro adesso, in Italia ma soprattutto all’estero. La band di Seattle conferma, dedicando ai colleghi trevigiani uno dei loro brani cult, Psycho.

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In dettaglio

  • Data: 2010-07-02
  • Luogo: Salsomaggiore Terme (PR)
  • Artista: XVII° Festival Beat