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Going Music Workshop, Pescara

Claudio Filippini

La scena jazz abruzzese è oggi molto più viva di quanto si possa credere. Forse è difficile accorgersene subito perché si tratta di un mondo che tende a pulsare sottopelle, evitando di passare attraverso i canali tradizionali, ma una volta che lo noti non puoi più ignorarlo. Claudio Filippini è uno dei principali esponenti di questo movimento, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti “giovani”: a 29 anni il pianista pescarese può vantare già esperienze importanti, anche in ambito più mainstream, se si pensa che da un anno collabora con Mario Biondi. L’incontro con il pubblico che l’8 novembre ha visto Claudio protagonista nella sua città natale, a Gong Dischi, è servito per presentare il suo ultimo album, The Enchanted Garden (pubblicato da CamJazz a settembre), e per scoprire qualcosa in più su questo personaggio, grazie a un’interessante chiacchierata con il musicologo Stefano Zenni.

Filippini ha innanzitutto parlato della sua collaborazione con il batterista Marcello Di Leonardo (presente tra il pubblico) e il bassista Luca Bulgarelli, che hanno suonato con lui nel disco, spiegando che tutto è iniziato nel 2004: «Ci incontrammo in un locale, iniziammo a improvvisare senza accordarci né sugli standard né sui ritmi, e ci trovammo subito bene. Tra l’altro esiste anche una registrazione di quella serata, che magari un giorno pubblicheremo. Da allora è iniziato il nostro sodalizio artistico, che prosegue tuttora». Il cd, ha raccontato Filippini, è stato registrato a Cavalicco, vicino Udine, negli studi di Stefano Amerio, uno che nel corso degli anni è diventato un vero e proprio punto di riferimento per molti musicisti, non solo italiani.

Durante l’incontro è stata sollevata anche la questione della vita in provincia: Claudio, infatti, si è trasferito a Roma, dove gli si sono schiuse tante possibilità. Probabilmente, se fosse rimasto a Pescara (dove comunque ha mosso i primi passi) non avrebbe avuto le stesse fortune, anche dal punto di vista discografico. «Ho scelto Roma perché volevo fare nuove esperienze, ma anche perché si trova a un tiro di schioppo da Pescara», ha confessato Filippini, aggiungendo un’importante riflessione: «I musicisti vanno poco ai concerti, non hanno l’abitudine di andare a sentire i propri colleghi. E questo è un modo di fare tutto italiano. Una volta sono andato a La Palma, storico locale di Roma che oggi non esiste più, per sentire un concerto il cui biglietto costava appena 2 euro: c’eravamo solo io e la mia fidanzata. Però poi i ragazzi non si fanno problemi a spendere anche 50 euro per un rum».

Claudio è un fiume in piena: parla della sua amicizia con Herbie Hancock ed Enrico Pieranunzi, e rivela che quest’ultimo gli disse «di suonare a orecchio», invitandolo sostanzialmente a lasciarsi andare. Anche per questo, il pianista pescarese ha sottolineato quanto sia importante «avere buoni insegnanti, perché ti fanno capire tante cose e ti consentono un giusto approccio alla musica. Io ho iniziato con la classica, poi ho scoperto il jazz e da quel momento ho deciso che sarei andato in quella direzione». Angelo Canelli, musicista vastese scomparso qualche anno fa, è stato uno dei maestri di Claudio: a lui è dedicato, in The Enchanted Garden, il commovente brano Il fiore Purpureo. Ma non finisce qui, perché nel lavoro trovano spazio anche alcune cover d'autore, da Ivan Lins a Michel Legrand, passando per Django di John Lewis.

L’incontro si è chiuso con Under that sky, che a breve sarà reinterpretata anche da Mario Biondi, e con una rassicurazione di Claudio: «Si può vivere di musica. Quello del musicista è un mestiere che va inventato giorno per giorno, ma è possibile fare in modo che non sia solo un hobby. Io poi sono fortunato, perché suono il pianoforte. E un pianista serve sempre! ».

[foto di Fabio Ciminiera]

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In dettaglio

  • Data: 2011-11-08
  • Luogo: Going Music Workshop, Pescara
  • Artista: Claudio Filippini

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