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Zoppas Arena, Conegliano (TV)

Lucio Dalla e Francesco De Gregori

“LA STORIA SONO LORO” - WORK IN PROGRESS TOUR

Che due vecchi amici, due giganti che hanno fatto un pezzo di storia della musica italiana, si incontrino una sera di gennaio in un locale da 1500 posti immerso nella nebbia del modenese, può far notizia e suscitare curiosità. Che da quella serata (stiamo parlando del concerto al Vox Club di Nonantola, il 22 gennaio 2010) un po’ improvvisata, un po’ “ruspante” e molto easy (a partire dal look dimesso e dai berrettini in lana dei due protagonisti) nasca l’idea di un tour in coppia, può far pensare che entrambi abbiano voglia di far qualcosa di differente e immaginarsi in un’esperienza di rinnovata condivisione. Del resto la lunga tournèe di Banana Republic è storia, ma è lontana oltre trent’anni, e loro nel frattempo son diventati altro, son diventati davvero grandi, hanno un repertorio sterminato e non hanno sicuramente bisogno né voglia, credo, di prendersi di nuovo per mano per continuare la strada. Che quindici mesi dopo quella famosa notte di Nonantola, quegli stessi due, ovvero Francesco De Gregori e Lucio Dalla, siano ancora in giro per l’Italia (con puntate anche in Germania e Svizzera) a fare “sold out” praticamente ovunque si presentino sul palco coi loro stralunati cappelli, dimostra che oltre ad essere stata una bella idea sicuramente si tratta anche di un ottimo lavoro, non di un’operazione preconfezionata come molti avevano supposto magari storcendo il naso all’inizio. Le date previste in partenza erano non più di una trentina; poi però le cose sono andate diversamente, e dal Teatro degli Arcimboldi a Milano, all’Arena di Verona, alla Reggia di Venaria, a Piazza San Marco a Venezia, al Teatro Petruzzelli di Bari e ai vari Palasport, teatri e piazze del nord come del sud Italia, questa tournèe si concluderà a fine aprile 2011 con un bagaglio di oltre 100 concerti.

Sicuramente si è trattato di passione, di un grande talento condiviso e di una serie di alchimie che a mano a mano son venute a crearsi. Una di queste alchimie è indubbiamente la presenza, a fianco di Dalla e De Gregori, di una band di musicisti di grande professionalità, sensibilità e talento: sono due pezzi delle rispettive formazioni storiche a fondersi per l’occasione, per dare nuovo colore e nuova vita a canzoni-icone della loro storia musicale, e in fondo anche della nostra storia. Lucio Dalla porta sul palco Fabio Coppini alle tastiere, Maurizio Dei Lazzaretti alla batteria, Bruno Mariani alle chitarre, Gionata Colaprista alle percussioni, nonché l’ottima corista Emanuela Cortese e l’attore Marco Alemanno per la parte recitata e ai cori. L’apporto di Francesco De Gregori è rappresentato dal suo “capobanda” Guido Guglielminetti al basso, Alessandro Valle alle chitarre, pedal steel guitar e mandolino, e Alessandro Arianti al pianoforte, tastiere, fisarmonica e clarinetto. E poi naturalmente ci sono loro, i due eclettici protagonisti: Lucio Dalla, che si muove con ironia dalla tastiera, inserita in un bel mobile in legno che lui stesso s’è fatto costruire, al sax, al clarino, e Francesco De Gregori, che passa dalla chitarra acustica, all’armonica a bocca, al pianoforte nero a ¼ di coda. E, su tutto, le loro voci: quella di De Gregori, sempre più bella e calda, caratterizzata da una grande duttilità che gli consente una notevole intensità interpretativa, e quella di Dalla, dedita più alle improvvisazioni, all’estemporaneità, al riempire ogni spazio con vocalizzi e invenzioni sempre più caratteristici e divertenti. Del resto vengono da mondi diversissimi e da carriere piuttosto distanti: Francesco muove dal folk, dalle scarne ballate dylaniane, mentre Lucio proviene dal jazz, pur evolvendo verso il pop. Due interpreti e due autori talmente differenti fra loro (anche fisicamente a ben vedere, e questo un po’ contribuisce a “far scena”) che la forza di questo gioco sta proprio nel rivisitare ognuno a proprio modo i pezzi dell’altro, intervenendo con la propria personalità e spiazzando anche un po’ il pubblico a volte, con le sole eccezioni di Caruso e La donna cannone, talmente intoccabili da essere eseguite, ognuna dal proprio autore nella maniera più classica e “pulita” possibile.

Ma a parte queste due perle, tutto il resto viene stravolto. Solo per citare qualche brano, appare quasi irriconoscibile una Buonanotte fiorellino in chiave rock veloce, o un’Alice trasformata in valzer con un finale inventato (da Lucio) di “sassi” che “sudano nel sole”; ci si emoziona a sentir la voce di De Gregori raccontare, uscendo all’improvviso dal silenzio, di Anna (Anna e Marco) o quella di Dalla intervenire in un acuto sottile in Santa Lucia; ci si diverte a seguire le rocambolesche evoluzioni di un Lucio in canotta al volante nella straripante Nuvolari o a immaginarsi l’elegante Francesco col suo consueto “aplombe” alle prese con la “puttana ottimista e di sinistra” (Disperato erotico stomp), e via di seguito fra i tanti brani scelti dal miglior repertorio di entrambi. Le emozioni de La storia, di Sempre e per sempre (entrata ultimamente in scaletta), di Futura, di L’anno che verrà, trattate con rispetto da chi non ne è autore, ma eseguite comunque sempre in duetto, sono parte del gioco, di un bel gioco a mio avviso ben calibrato e appassionato, che ha la meglio su nostalgia ed usura del tempo.

Chi scrive era tra il pubblico la famosa sera del Vox Club, e poi per altre sei date distribuite nell’arco dei mesi e della penisola, fino a quella di stasera, a Conegliano Veneto, e a metà aprile a Padova.

E’ proprio nello svolgersi del tempo che si son visti l’evoluzione e il perfezionarsi dello spettacolo.

Di data in data ognuno dei due ha preso sempre più confidenza con i pezzi dell’altro, pur mantenendo la misura negli interventi, contribuendo a renderli particolari e sempre più attuali. Anche la scenografia, opera dell’artista Mimmo Paladino, è cambiata nel tempo, integrandosi di volta in volta ai diversi spazi che hanno ospitato i concerti. Forse l’intero spettacolo è stato alla fine reso più scarno ma non per questo meno raffinato, come le luci, diventate più bianche e taglienti (e chi fotografa se ne accorge immediatamente).

Il concerto nell’ultima versione in teatri e palasport ha una durata intorno alle 2 ore e mezzo e conta poco meno di trenta brani, scelti fra i gioielli dei due cantautori, che sono tutti pezzi di storia della musica italiana, e varia di sera in sera di qualche canzone.

La scaletta di stasera a Conegliano ne prevedeva esattamente 23 tutte d’un fiato, con il solo intermezzo di Marco Alemanno che recita intensamente il Ventunesimo Canto da “LA FINE DEL TITANIC” di Hans M.Enzensberger, più 3 bis. Poi, a volte succede mi dicono, può essere che i due si divertano talmente e abbiano ancora voglia di cantare (perché, parafrasando una loro nuova canzone nata apposta per questo tour e messa a punto proprio nei camerini di Nonantola, saper cantare non basta ma serve ) e allora le canzoni diventano qualcuna in più: stasera ad esempio è stata aggiunta proprio all’ultimo (e personalmente li ringrazio infinitamente) la bellissima Santa Lucia.

E’ incorciando gli sguardi, i sorrisi e le parole a bordopalco prima dei concerti con alcuni dei musicisti che accompagnano Francesco e Lucio, che ho pensato di mettere a confronto le sensazioni che il “pubblico pagante” (per dirla come ne La Donna cannone) raccoglie in platea con quelle che si creano su quello stesso palco. Sto cercando di raccontare non solo quanto arriva al pubblico, ma anche l’esperienza di chi vive l’avventura da sopra il palco, accanto ai “mostri sacri”.

Alessandro Arianti e Alessandro Valle accettano in amicizia di scambiare qualche parola a proposito di questo tour. Sono la “parte giovane” della band, anche se entrambi suonano al fianco di De Gregori da molto tempo. Ma quando Dalla e De Gregori si chiedevano come facessero i marinai e avevano già scritto molti pezzi fondamentali della loro storia musicale, loro non erano ancora nati. Arianti ha 28 anni e suona con Francesco De Gregori da quando ne aveva 18. L’ha voluto Francesco, che fra le altre cose ha messo totalmente nelle sue mani al pianoforte La donna cannone, il suo gioiello forse più prezioso. Paradossalmente mi confessa, con un riflesso di emozione negli occhi chiari, che il suo più grande desiderio adesso è di assistere ad un concerto di De Gregori. ”In dieci anni non ci sono mai riuscito” mi dice “…chissà com’è, da fuori!”

Alex Valle, chitarrista e polistrumentista specializzato in chitarre slide, è nella stessa band dal 2005. Al grande talento sul palco e nelle incisioni in studio, unisce una straordinaria simpatia e una deliziosa modestia, che ne fanno modello di artista e di uomo al di fuori del comune a quei livelli.

Sugli arrangiamenti mi raccontano che l’idea iniziale di Dalla e De Gregori era proprio quella di riuscire ad ottenere un risultato differente dallo standard dei loro dischi, nel senso che oltre a Francesco, che è uno che normalmente odia rifare le cose come sono nel disco, anche Lucio era proprio della stessa idea, anzi lui vorrebbe riarrangiare e stravolgere i brani in continuazione. L’invenzione del titolo del tour, “Work in progress” è quindi realistica, è veramente così; in effetti, a distanza di magari due mesi un pezzo viene rimaneggiato e diventa un’altra cosa. E questo per i musicisti è stato davvero molto stimolante e divertente, mi dicono: dover apportare queste modifiche anche in corsa, poter cambiare il colore agli arrangiamenti proprio sulle piccolezze, con l’impronta personale che ognuno ci può mettere.

“E’ anche stata un po’ la richiesta di loro due” dicono “cioè … sappiamo fare le canzoni, divertiamoci! Anche per far passare queste 100 e passa date che abbiamo fatto. Ed è una cosa intelligente, nel senso che poi può anche non piacere a una certa parte di pubblico, quello più tradizionalista o magari legato più ad uno dei due, ma in fondo deve essere apprezzata proprio perché è il principio di questo tour. Loro hanno pensato che rifare Banana republic non avrebbe avuto senso. Si sono detti: “facciamo le cose per quello che sono adesso e per come noi siamo adesso, non per quello che sono state prima o per quello che dovrebbero essere nella testa della gente”. E infatti funziona. Alla fine della fiera hanno vinto di nuovo loro, è sempre tutto esaurito, e siamo tornati anche negli stessi posti: ad esempio a Milano in totale di date ne abbiamo fatte 8!”

Chiedo che cosa arrivi loro sul palco, cosa trasmette il pubblico ai musicisti.

Rispondono che arriva loro tantissimo. In realtà non sentono il pubblico, ma percepiscono il risultato del pubblico sugli artisti. Se non è serata l’atmosfera sul palco è più tesa e magari i due decidono di fare un paio di brani in meno. Stasera invece hanno visto che il pubblico era bello, caldo e partecipe, e quando hanno finito, prima dei bis…“hai visto che si sono messi lì a parlare?” mi dice Arianti.” Era Lucio che stava dicendo: - E’ una bella serata, ma facciamola Santa Lucia! - E Francesco: - è vero, hai ragione, perché non farla?- “ Ecco, anche questo è appunto “Work in progress”…!

 

[Report fotografico di Valeria Bissacco]

 

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In dettaglio

  • Data: 2011-03-26
  • Luogo: Zoppas Arena, Conegliano (TV)
  • Artista: Lucio Dalla e Francesco De Gregori

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