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Blue Note, Milano

Andrea Celeste

The power of Andrea Celeste  

Sono passate da poco le 21 quando sul palco del Blue Note, lo storico tempio milanese del jazz, salgono Alessandro Collina al piano, Riccardo Barbera al contrabbasso e Andrea Marchesini alla batteria e, subito dopo, lei Andrea Celeste, la vera star della serata, la cantante jazz genovese d’adozione, in realtà pisana, che a soli 24 anni possiede già un bagaglio di esperienze musicali e di studio da far rabbrividire chiunque.

È per l’occasione fasciata in un abito lungo con sottilissime spalline, sopra nero e sotto a spicchi bianchi e neri che la rende ancor più esile e filiforme, l’acconciatura è giovanile e sbarazzina, frangetta e ciuffetto sopra la testa, indossa un anello che per mani così sottili come le sue sembra quasi esagerato. Questo per gli amanti del gossip ma ecco, che appena comincia a cantare Walk on Bay di Burt Bacharach e Hal David, resa famosa da Dionne Warwick, il pubblico presente (non meno di centocinquanta persone) si rende subito conto di avere a che fare, non tanto con una giovanissima ed inesperta cantante, ma con una spettacolare interprete, capace di spaziare dal jazz al soul fino alle soglie del pop, dimostrando in ogni circostanza una maturità artistica che a volte neppure le jazz singer più “anziane”, perdonatemi il termine, hanno saputo acquisire.

 Dopo essere passati per Gershwin, Andrea si gioca subito uno dei suoi pezzi migliori, quel Real che apriva il suo disco d’esordio My reflection, brano nato dalla creatività di Dado Moroni, uno dei migliori pianisti italiani e cui Andrea ha donato il testo oltre alla sua magnifica voce. È poi la volta di una dedica a uno dei grandi del soul, Marvin Gaye, cui rende omaggio con Whats goinon per poi cambiare totalmente registro passando alle calde sonorità sudamericane con un pezzo di Milton Nascimento. Con Blue is the color of love Andrea dimostra di saperci fare anche come compositrice, musica, testo, oltre all’immancabile voce è tutta farina del suo sacco, particolarmente bella e delicata è la chiusura eseguita dal contrabbassista Barbera con l’archetto. Dopo un altro momento tra i più alti, grazie a The look of love ancora di Burt Bacharach e Hal David, che fu utilizzata nel film Bondiano Casino Royale e resa con grande personalità da Andrea, ecco My reflection ancora un altro grande pezzo, partorito dalla mente di Gennaro Alfano, presente in sala e che narra la grande amicizia che lega Andrea al chitarrista.

Non c’è neppure il tempo di riprendersi dalla magia dell’esecuzione, che arriva forse il top dell’intera session, quello in cui Andrea ci regala un’interpretazione magistrale, sul palco ci sono solo lei, il suo corpo, la sua voce ed il contrabbasso di Barbera a suggerire la melodia di Blue, straordinaria e malinconica canzone che consacrò Joni Mitchell come una delle più grandi folk-singers americane. Il suo scendere alle tonalità più basse in alcuni passaggi della canzone fa letteralmente salire brividi lungo la schiena. Così come quando con la sua The power of our love, canzone di una dolcezza quasi straziante, la sua voce sembra invece librarsi in cielo proprio come recita il testo.

Subito dopo, Andrea ricorda ai presenti come durante l’anno appena conclusosi sia approdata con la sua musica e la sua storia al Festival TNT, una manifestazione che racchiude 200 giovani eccellenze italiane in diversi campi: ricerca scientifica, arti visive, sport, musica, imprenditoria, ecc. Tra il pubblico sono presenti alcuni di questi giovani e, proprio a loro, dedica Too young to die, canzoneresa famosa da Jamiroquai, aggiungendo che c’è sempre più bisogno di talento per cambiare questo mondo che non ci sta bene ed ancora una volta dimostra di poter fare tutto ciò che vuole con la propria voce e i duetti, prima con Barbera e poi con Marchesini, lasciano proprio a bocca aperta.

Ormai non c’è tregua, è un po’ come durante gli spettacoli pirotecnici quando ci si avvia alla conclusione, con la successiva Watch what happens è energia e potenza allo stato puro, c’è spazio solo per un attimo di respiro con il suo lento e delicatissimo A thought away e poi eccola chiudere in bellezza con un’incandescente I wish i knew how it would feel to be free e vi assicuro che la sua versione non ha fatto certo rimpiangere quella di Nina Simone. È ormai un tripudio di applausi, che si placa solo quando Andrea risale sul palco con l’intera formazione, regalando ai presenti altre due chicche.

Che dire di più, è ormai nata una grande artista “sotto le stelle del jazz” prendendo a prestito le parole di Paolo Conte ed il migliore augurio che possa farle e che riesca a ricalcarne le orme, portando alto il prestigio musicale dell’Italia per il mondo, bravura e personalità ne ha da vendere e se canta così a 24 anni non osiamo immaginare quali margini di miglioramento potrà avere negli anni.

Con Andrea Celeste hanno suonato: Alessandro Collina piano, Riccardo Barbera contrabbasso, Andrea Marchesini batteria.

 Le foto sono di Valentina Fusco

 

 

 

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2011-02-13
  • Luogo: Blue Note, Milano
  • Artista: Andrea Celeste

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