Come vedi l’attuale scena musicale al femminile in Italia?

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Laura Pescatori

Approvvigionamenti a venire

Abbiamo incontrato la scrittrice bresciana Laura Pescatori, collaboratrice di diverse riviste e che è anche una delle voci di Radio Onda d’Urto. Con Lei ci siamo inoltrati nei percorsi delle musiche al femminile di ieri e oggi. 

Come vedi l’attuale scena musicale al femminile in Italia?
Sta attraversando un felice momento. Ha saputo evolversi, ed è in continua crescita. In Italia abbiamo la fortuna di avere un meraviglioso roseto di artiste, dislocate da Nord a Sud, capaci di proporre ad alti livelli ogni tipo di genere musicale, dal punk al jazz.

Durante il lockdown molti lavoratori dello spettacolo hanno perso il posto, i musicisti impossibilitati a fare concerti, un intero settore allo sbando. Quali insegnamenti trarre da tutto ciò?
Ogni singolo lavoratore dello spettacolo è importantissimo, dal roadie a chi si occupa di allestire palchi, fonici, tecnici luci, facchini. Senza di loro non ci sarebbe nessun spettacolo. È fondamentale che vengano tutelati come tali e non lasciati soli come è accaduto. È una questione che va completamente ribaltata.

 

Il tuo rapporto con Radio Onda d’Urto. Quale ruolo oggi per un’emittente movimentista?
Ho iniziato a collaborare nel 2009 co-conducendo la trasmissione etico-culturale ‘Navdanya’ e poi ho dato il via a ‘Rebel Girl’, un appuntamento musicale che scruta soprattutto negli ambiti underground. Entrambe hanno una cadenza settimanale. Affronto diverse tematiche: stili di vita sostenibili, ecologia, ambiente oltre alla musica declinata al femminile e a ciò che le gira intorno. Ogni singola intervista che ho realizzato viene poi caricata sui siti navdanya.radiondadurto.org e rebelgirl.radiondadurto.org. Radio Onda d’Urto trasmette dal 1985 senza pubblicità, padrini o padroni, dando voce alle piazze, agli attivisti, a chi lotta per un cambiamento. È una realtà fuori dal coro e deve continuare così. Ogni anno per autofinanziarsi organizza la propria Festa, un appuntamento frequentato da decine di migliaia di persone e che vede la partecipazione di artisti di fama internazionale e di molti esponenti della più vivace scena italiana.

Festival e rassegne al femminile. Che mi dici?
Tanto per citarne due, il ‘Lilith Festival’ (qui sotto una foto dell’edizione di quest’anno, con a sinistra Lisa Galantini, presentatrice dell’evento insieme ad Andrea Podestà ultimo a destra, e con al centro Cristina Nico e Sabrina Napoleone, co-fondatrici del Festival e anime pulsanti della parte organizzativa e artistica, ndr) il ‘Premio Bianca d’Aponte’ sono realtà che vanno incentivate ed ulteriormente promosse. Così come molte altre. Suonare per un musicista indipendentemente dal sesso dovrebbe essere la normalità; invece, per una donna per potere esibirsi spesso deve ricorrere alle quote rosa. Assurdo! Io cerco di fare la mia parte. Con la cantautrice Claudia Is On The Sofà (nome d’arte di Claudia Ferretti) abbiamo dato vita al progetto, il reading sonoro ‘Alien She. Valchirie della musica’, tenendo molte presentazioni legate al mio libro ‘Riot Not Quiet’. Un trasversale omaggio alle grandi protagoniste della musica di ogni tempo. Mi do da fare nell’organizzazione del ‘Lady Pink Festival’, giunto alla terza edizione.

 

‘Riot Not Quiet’ che tu definisci un annuario…
È uscito per Chinaski nel 2018 ed è il mio secondo libro. L’anno prima avevo pubblicato ‘Animalando’ per Aracne Edizioni. Una silloge di poesie contro lo sfruttamento animale, umano e non umano. ‘Riot Non Quiet’ sono 365 giorni di rock al femminile dipanati in una sorta di almanacco femal-rock dal respiro internazionale. Ho voluto raccontare con brevi racconti, pillole musicali, aneddoti, la vita artistica e personale di figure di spicco come Aretha Franklin, Kim Gordon, Joan Baez, Hole, Bikini Kill e molte altre. Lo spunto me lo ha fornito il mio programma radiofonico ‘Rebel Girl’. Il libro si avvale della prefazione di Alteria e della postfazione di Raffaella Rivarolo.

Tu sei molto legata alla scena punk. Come la vedi oggi?
C’è ancora e già questo significa molto. È viva ed è su scala planetaria. Ci sono band attive anche in Paesi insospettabili come Ucraina, Russia, nel continente asiatico. Nel Regno Unito, negli Stati Uniti ed anche in Italia ci sono formazioni della prima ora che imperterrite e senza soste proseguono il proprio cammino. Anche in questo filone troviamo molte presenze femminili. Penso alle Bad Cop Bad Cop, The Linda Lindas, The Cleopatras.

Poi è arrivato ‘Femita. Femmine Rock dello Stivale’, libro pubblicato da Edizioni Underground. In qualche modo la tua “svolta italiana”…
È uscito due anni fa. Ho girato come una trottola, presentandolo un po' ovunque, dalle importanti rassegne come il ‘Premio Ciampi’ a Livorno alle piccole realtà, ma non per questo meno significative. È un excursus sul panorama italiano al cui interno trovano spazio una quarantina di interviste a diverse protagoniste, dagli Anni 50-60 ai nostri giorni. Ho voluto dargli un taglio più strettamente giornalistico. I miei ascolti, per lungo tempo, sono stati prettamente esteri, assemblarlo è stata l’occasione per eliminare certe mie lacune sul versante italiano. La prefazione è a cura di Jenny Sorrenti, la postfazione è di Serena Abrami. All’interno c’è anche un inserto fotografico in bianco e nero di Renato Corsini. Le interviste contenute mi hanno riempito il cuore. Lo scambio di idee, il confrontarmi con Giovanna Marini (qui sotto nella foto) mi ha veramente emozionata ed è quello a cui tengo maggiormente. Inoltre, un’enorme soddisfazione per avere avuto la possibilità di intervistare Elena Ledda, Cristina Donà, Teresa De Sio, Svetlanas, Lilith, Vanessa Tagliabue York, Patrizia Di Malta, Beatrice Campisi, Gabriella Martinelli, Francesca Incudine, Agnese Valle, Eva Poles, Mara Redeghieri, Julia De Palma, Bambole di Pezza, Roipnol Witch, Cristina Nico… Tutte mi hanno donato qualcosa, comprese quelle che qui non è citato. Un altro sbocco: questo libro, è stato l’input per approfondire le mie ricerche sulle varie Caterina Bueno, Giovanna Daffini, Maria Carta e su tutta la scena folk passata ed odierna.

 

Cosa pensi della scena rap e trap seguitissima dai più giovani e che domina le attuali classifiche, dalle vendite su Amazon alle piattaforme digitali come Spotify? Ed ancora: ha ancora senso parlare di generi musicali in un’era in cui tutto si mischia?
Non ascolto rap e trap per questioni di gusto. Anche se ci sono delle eccezioni: tra i miei ascolti c’è il rap militante, tipo Assalti Frontali. Va detto che sono cambiati i linguaggi (musicali e non) e credo che ogni epoca abbia i propri. Trovo normale che sia così. Personalmente l’etichettare ad ogni costo mi ha sempre infastidito. Ad esempio, oggi nella scena indie ci può finire chiunque.

 

La critica musicale ha ancora la voglia di scoprire o preferisce rincorrere piuttosto che anticipare? Tra i tuoi ultimi ascolti quali artiste hai trovato di particolare interesse?
Scoprire e riscoprire, incuriosirsi, condividere credo siano le priorità per una critica musicale che abbia senso. Molte volte non è così. Ultimamente mi hanno molto colpito Elli De Mon e R.Y.F. La prima è una meravigliosa onewomanband con solide radici blues, la seconda è una canta-rock con tanta grinta da vendere.

Quali sono i tuoi 4 dischi ‘punti cardinali’ della storia della musica italiana?
“Chinese Restaurant” dei Chrisma (poi Krisma), “Sinnermen” dei Not Moving, l’omonimo album dei Saint Just, “Il giardino delle quindici pietre” dei Franti. Segni indelebili su di me.

Ora stai lavorando al secondo volume di ‘Femita’…
Spero che possa vedere la luce quest’autunno/inverno. Uscirà sempre per Edizioni Underground. Ho già coinvolto diverse ospiti ed ho scelto un cambio d’abito narrativo, con l’intento di rendere il tutto ancora più coinvolgente. Ci saranno dei plus che per il momento non anticipo perché voglio che sia una piccola grande sorpresa.

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