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Il Nucleo

Bisogno di aria buona

Sembravano spariti nel nulla quelli de Il Nucleo e invece stavano lavorando in tutta calma alla loro ricostruzione. Tre in tutto gli anni di distanza dalle scene, tanti infatti ne sono passati dal precedente “Essere Romantico”, un periodo di tempo in cui i ragazzi del gruppo emilano hanno cambiato casa discografica, hanno realizzato una creative factory e hanno registrato il nuovo disco Io prendo casa sopra un ramo al vento. Abbiamo incontrato Andrea Zanichelli, voce e anima della band, e con lui abbiamo fatto il punto su quanto fatto in questo periodo di apparente “latitanza”.  


Sono passati tre anni da “Essere romantico”, come mai così tanto tempo? Cosa avete fatto in questo periodo?
Questo periodo “non discografico” è servito in primis alla realizzazione dei nostri studi. Abbiamo sognato per anni una “creative factory”, uno spazio dove poter curare la nostra attività a trecentosessanta gradi e vedere nascere le nostre canzoni, ora finalmente esiste, anche se è stato un duro lavoro che ci ha impegnato per più di un anno. Gli studi si chiamano “Il covo di Diabolik” e sono stati creati in società con il nostro produttore artistico storico Luca Pernici: all’interno ci sono due regie attrezzate, una sala ripresa gigante, una zona relax molto accogliente e tutti i servizi necessari. Un grande spazio dove vivere la propria musica e dove è nato ed è stato realizzato dalla a alla z il terzo disco.

Voi avete iniziato con una major, la BMG, e ora siete passati, per quanto distribuiti dalla Warner, con un’etichetta indipendente, la Riserva Rossa records. Ci spiegate il perché di questa scelta in controtendenza?

Molto semplice: BMG è stata inglobata dalla Sony che ha “ripulito” tutti i vecchi collaboratori che lavoravano con noi. Durante “Essere Romantico” l’etichetta era per noi quasi “deserta”, tu pensa che a volte non sapevamo nemmeno con chi parlare al telefono, quindi, sebbene avessimo un contratto per quattro dischi, abbiamo optato per una realtà più a misura d’uomo e con collaboratori che credessero in noi, da qui la scelta per un’indipendente come Riservarossa. Ora siamo impegnati in prima persona nel lavoro dell’etichetta, con maggiori responsabilità, ma anche con maggiore soddisfazione.

Passiamo al vostro ultimo progetto. Come è nata l’idea di “Io Prendo casa sopra un ramo al vento”, anche title-track dell’album? C’è un riferimento alla drastica scelta di Cosimo nel Barone rampante di Calvino?
No, anche se effettivamente ci sono molte similitudini (e complimenti per il collegamento). Ti cito un riferimento di cronaca che in parte ha ispirato la canzone e il titolo: “Luna è un albero. Più precisamente è una sequoia millenaria che vive in una foresta nel nord della California. Alcuni anni fa qualcuno aveva deciso che doveva essere abbattuto, invece sta ancora lì, con le radici ben salde nel terreno, e adesso è diventato una specie di simbolo per tutto quello che si può fare quando si ha un po' di determinazione. Tutto questo è in gran parte merito del coraggio di una ragazza. Nel 1997 una società di raccolta del legname aveva ottenuto i permessi per abbattere una parte di quella foresta. Un gruppo di attivisti ambientalisti decise allora di ricorrere all'ultima forma di protesta, naturalmente non violenta, attuabile in questi casi: l'occupazione di alcuni alberi. Julia Hill era una di loro. E' salita su Luna e c’è rimasta per più di due anni, vivendo su una piattaforma a quasi 60 metri d'altezza, con gli altri del suo gruppo che la rifornivano di viveri. E' scesa soltanto quando la società di raccolta del legname ha firmato un accordo in cui si impegnava a non abbattere Luna e gli altri alberi circostanti per qualche decina di metri”.

Insomma se a prima vista un titolo così potrebbe comunicare un senso di fuga, in realtà è tutto il contrario…
Scappare difficilmente può essere una soluzione. Viver su un albero per me significa soprattutto avere la possibilità di un nuovo punto di vista delle cose, anche se è una posizione indubbiamente scomoda ed alle volte “traballante”. Io prendo casa sopra un ramo al vento rappresenta la necessità di prendersi un proprio spazio lontano dal caos per respirare un po’ di aria buona (perché l’aria in giro è sempre più pesante) e per poter ragionare su quello che conta davvero e su se stessi.

In Vorrei un motivo invece descrivete una gioventù di trentenni disorientati: vi sentite più portavoce di una generazione o osservatori?

Non siamo osservatori e nemmeno portavoce, semplicemente noi ci siamo dentro come tutti. La canzone parla di una sensazione che abbiamo dentro e che purtroppo fa in qualche modo parte del nostro dna, anche se a volte, però, si ha la sensazione che questo maledetto “vuoto” generazionale sia quasi imposto.

Claudio Maioli ha dichiarato che Vorrei un motivo è il brano che lo ha spinto a produrre il vostro terzo disco, come vi siete trovati?

Ci siamo trovati molto bene, quando chi lavora con te crede in te e nelle tue canzoni è sicuramente un’ottima base di partenza.

Ascoltando il vostro ultimo lavoro vengono in mente Keane e Travis, sono degli accostamenti che vi disturbano o queste band sono dei modelli a cui vi ispirate?
Assolutamente no, anzi, ne siamo lusingati, sono entrambe due ottime band che fanno della melodia brit-pop il loro punto di forza. Noi veniamo anche da ascolti di questo tipo, quindi è normale sentire nella nostra musica riferimenti del pop d’oltremanica.

A proposito di grandi nomi, come è stato suonare prima di Lenny Kravitz e Ligabue?

Sono state entrambe enormi soddisfazioni, non dimenticheremo mai la serata di Firenze quando Lenny Kravitz è venuto al termine del suo concerto nei nostri camerini a salutarci e a ringraziarci, davvero un bel gesto e una grande emozione. Poi abbiamo ancora negli occhi il pubblico di Luciano che quest’estate abbiamo potuto vedere in faccia per tutte le date del tour. Siamo stati accolti veramente bene in tutte le date, da supporters quali eravamo è stata sicuramente una bella soddisfazione, e poi suonare in luoghi “sacri” della musica come San Siro e l’Olimpico è stata un’emozione grandissima.

Un disco vuol dire poi anche live, prossimi concerti? E che tipo di concerti saranno?

Stiamo per ripartire con il tour nei club, saranno sicuramente live un po’ più intimi rispetto alle date estive, dove proporremo alcuni brani sia del nuovo disco che degli album precedenti, in versioni ripensate in maniera più minimale, dove mescoleremo un po’ le carte in tavola inserendo nuovi elementi come ad esempio il pianoforte. Rimarranno ovviamente anche tutte la parti più rock e più dance che abbiamo sempre proposto.

È vero che è presto per parlarne, dato che il disco è uscito a maggio, ma dovremo aspettare altri tre anni per un nuovo album o siete in fermento creativo?
Spesso i tempi tecnici possono non dipendere da noi, ma stavolta l’intenzione è quella di tornare quanto prima con nuovo materiale, in questo periodo pian piano stiamo ritornando a comporre e i primi risultati si stanno già vedendo, siamo molto ottimisti in questo senso, sia sulle prime idee che stanno uscendo, che sui tempi in cui il nuovo materiale verrà realizzato e proposto.




(23/12/2008)

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