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Peppe Voltarelli

Calabrese superstar

Sono trascorsi tre anni dal suo disco d’esordio (come solista) Distratto ma però, c’è stata nel frattempo una lunga tournée che ha toccato anche tantissimi paesi stranieri tra cui Iraq, Repubblica Ceca, Austria, USA, Spagna, Svizzera, Germania ed ora è tornato nei negozi con un nuovo lavoro Ultima notte a Malà Strana, scritto e cantato in italiano e calabrese, ma non solo…

 

Partiamo da dove ci hai lasciato, da Distratto ma però disco d’esordio in cui esordivi con un trainante brano intitolato Italiani superstar: mi sembra che invece da questo tuo nuovo disco si possa ricavare l’enunciato “Calabresi superstar” perché è si un viaggio intorno al linguaggio, ma è anche un forte richiamo alle proprie radici seppure in un contesto rapidamente mutevole, dico male?

 

Dici benissimo e ti ringrazio per l'assist. Per questo lavoro ho fatto un intervento di sottrazione di pulizia: scavando nel mio calabrese moderno e irrispettoso c'è tanta amarezza per tutto ciò che penso della mia terra, e la lingua riflette questa sensazione di impotenza

 

Restiamo in tema di raffronti, rispetto al tuo precedente lavoro, mi sembra che tu abbia lavorato musicalmente per sottrazione, riducendo l’impianto sonoro all’essenziale grazie anche all’aiuto di un virtuoso come AM Finaz: è solo una scelta stilistica o è anche mirata alle future esecuzioni dal vivo?

 

Entrambe le cose: il live condiziona lo stile e Finaz mi ha confortato in questo viaggio con le sue scelte essenziali ma sempre misurate, attente e ponderate, da produttore vecchia maniera. Per reggere con tre strumenti un brano serve la massima attenzione e cura, come dal vivo quando hai solo due mani una voce e un piede per tenere il tempo…

 

Il disco si apre e si chiude praticamente con lo stesso pezzo, una specie di canto tribale fatto di pochissimi versi legati al movimento: ci si muove in lungo e in largo ma in fondo si rimane sempre uguali, forse stranieri in ogni luogo?

 

L'idea era di giocare con il movimento e l'ironia, un po’ come la beffa di trasferirsi a Berlino e scrivere tutto un album in calabrese…comico vero?

 

A proposito di versi, questa volta intesi come emissioni sonore, si può dire che in questo disco costituiscano una terza via dopo l’italiano ed un moderno calabrese?

 

Emissioni sonore melodie e battiti per le costellazioni del disordine è l'unica lingua che non ha bisogno di google translator…

 

Tra i pezzi dell’album penso che Quanto ni vo sia uno dei più intensi e sentiti, in cui esce maggiormente il tuo essere un grande interprete, in questo caso di te stesso. Come è nato questo brano?

 

Misurare l'amore è un’impresa impossibile, una domanda senza risposta, l'ossessione di pesare qualcosa che non ha peso, di risparmiare sul niente. Sono cresciuto in una famiglia con problemi di misure e di calcolo, mamma statale e precisa, papà socialista sportivo e oggi mi porto dietro questa specie di spaesamento pure nelle canzoni che scrivo.

 

Parlando di interpretazioni, qui ne hai fornita una molto sentita e condivisa, con Enriquez della Bandabardò, affrontando Gli anarchici di Leo Ferré. Perché proprio Ferré e perché proprio questa canzone?

 

Grazie all'amicizia con i Tetes De Bois e con Les Anarchistes ho scoperto la poesia di Leo Ferrè, la sua profondità e il suo rigore. Mi avvicino a lui come uno studente ai primi anni di liceo, con quella curiosità e quella gioia: cantare Gli Anarchici mi fa pensare alla politica di altri tempi, agli ideali, alla giustizia. Ogni volta che la canto chiudo gli occhi per sognare sempre la voce di Erriquez: è davvero potente, e lui è uno di quegli amici che ti fa sentire forte.

 

In questo nuovo disco c’è molta attenzione verso una società sempre meno a misura d’uomo, Sta città è esemplare in tal senso, anche nei confronti di un paese in cui forse ti riconosci sempre meno; almeno così mi sembra ascoltando Il paese dei ciucci, brano che inizia con quel annuncio che mi ricorda tanto il “Pinocchio” di Comencini, quando il Gatto e la Volpe annunciano lo spettacolo dei burattini: non è forse questo il rischio maggiore, di essere burattini in mano ad un potente Mangiafuoco?

 

Capita spesso di sentirci senza forza, disarmati e impotenti. Bisogna accettare questa situazione e leggerla diversamente; c'è qualcosa che ci sfugge e non si tratta solo di burattini e mangiafuochi.

 

Chiudiamo il discorso con Ultima notte a Malà Strana, toccante e poetico brano capace di rendere percepibile un incolmabile senso di straniamento: ce ne parli?

 

Il viaggio è una sfida alla solitudine. Se ti siedi a quel tavolo sai cosa rischi. I corvi, gli impiegati travestiti, i fiumi neri, la vodka, l'italiano, sono sempre seduti al tavolo con me. Non hanno nazionalità, è un fatto di pochi secondi, come un giramento di testa. Così è stata Mala Strana, un suono, come tornare a Mirto e scoprire che il mare non c'è mai stato e che seduto al Pioppo c'è Drupi che si gode il panorama.

  

È partito un lungo tour e proseguirà anche l’attività teatrale, visto il successo di Medea e la luna, lo spettacolo legato a Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro di cui nel disco troviamo Marinai, la splendida canzone che chiude lo spettacolo.

 

Medea con Krypton è stata un esperienza indimenticabile e formativa. Con Cauteruccio c'è affinità, seguo le sue indicazioni registiche molto attentamente perchè mi fido di lui come un padre artistico; spero di fare altri lavori con lui. La tournée prosegue e con la nuova squadra che mi segue cioè On The Road dei fratelli Barbaro ho trovato un’ottima sintonia: suonare e scrivere con entusiasmo non ripetendosi mai, sempre alla ricerca di un messaggio umano e solidale.
 

 

 

[Le foto sono di Giada Ripa]

 

 

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