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Bandamariù

Cantami d'autore

La Bandamariù è un gruppo che non può non destare attenzione: musicisti “blasonati” che hanno deciso di mettere in piedi un progetto all’insegna della buona musica d’autore. Si sono così uniti il batterista di Carmen Consoli, il chitarrista di Fiorella Mannoia e il bassista di Patty Pravo. Collante della band è Dedo, voce e megafono, membro dell’orchestra Rai di Sanremo e di Domenica In. Ed è proprio lui che abbiamo scelto come portavoce dell’ensemble per scoprire qualcosa di più.  

Come nasce la Bandamariù? Perché questo nome?

Bandamariù nasce circa 10 anni fa dall’amore per la canzone italiana dei primi del ‘900, e precisamente prende il nome da un nostro cavallo di battaglia: Parlami d'amore Mariù. Il progetto nasce dal desiderio di suonare I brani storici italiani rivisitandoli in chiave moderna e talvolta stravolgendoli totalmente. Oggi del repertorio di quei tempi non resta quasi nulla, in quanto il nostro live è incentrato sul repertorio originale.

Per voi essere un gruppo va oltre la semplice produzione di brani, vero?

Sì. Il primo obiettivo è fare buona musica, talvolta impegnata e talvolta leggera: sono fondamentali, per noi, il gioco e in generale l’ironia anche sui temi più importanti della società odierna. Dunque il gioco e l’ironia sono il perno fondamentale della band.

E infatti il titolo del vostro primo cd, Miscia Lay, faceva riferimento al dialetto siciliano: ‘Mi scialai’ significa ‘mi sono divertito’.

Il primo album, Miscia Lay, è un caleidoscopio di suoni: ascoltandolo, si può afferrare la nostra vera essenza e il retaggio culturale di ognuno dei componenti della band. La band, infatti, è composta da musicisti di varia estrazione musicale, che hanno un percorso che parte dal jazz, passando per il rock per finire alla musica classica. Dal punto di vista tecnico, Miscia Lay è stato registrato in studio dal vivo, ovvero in presa diretta, lasciando anche alcuni difetti, come facevano i jazzisti per preservare la naturalezza dell’esecuzione.

Bumma è invece il vostro nuovo album. Come lo descriveresti?

Bumma è una metafora, un’espressione che serve a darci la carica, a superare gli ostacoli, ma la Bumma, ovvero la Bomba, è anche un’espressione forte che nasce per esorcizzare la paura dell’oggetto in sé. Bumma è stato realizzato in studio, dove i vari musicisti hanno suonato separatamente – non insieme come nel caso precedente – e sovrapposto poi le singole tracce degli strumenti. 

Un cambio di rotta, dunque.

Rispetto a Miscia Lay, sì. Questo album è una naturale prosecuzione; è stato prodotto da Casa Musica, mixato da nomi leggendari del panorama pop italiano e masterizzato a New York. Dal punto di vista musicale, Bumma ha la particolarità dell’inserimento dell’elettronica: il brano di apertura del cd, infatti, si intitola Elettropoppe ed è completamente elettronico.

Ecco, parliamo di Elettropoppe: com’è nata?

Come ti dicevo, Bumma è un cd che strizza l’occhio all’elettronica, dove “Elettropoppe” regna sovrana e ne è testimone appieno. Questo è un brano che gioca sulla crisi di identità dei giovani “discotecari”, che preferiscono rapporti mordi e fuggi perdendo spesso di vista alcuni valori.

Mi ha molto colpito anche “Masculu latinu”. Me ne parli?

Masculu Latinu è l’esaltazione dell’uomo reso celebre dal piccolo schermo, l’uomo trasformato in divo dai reality show, che oggi sono l’espressione più pura del trash televisivo. 

Progetti per il futuro?

I progetti per il futuro sono tanti: il primo è quello di fare un tour invernale nei locali italiani partendo a novembre dalla Lombardia per finire a marzo/aprile in Sicilia. In primavera ci prepareremo per un eventuale tour all’estero.
 

 

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