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Luca Bassanese

Come diceva Guy Debord...

Dopo l’ottimo esordio con “Al Mercato”, Luca Bassanese torna sulle scene con un altro lavoro, La Società dello Spettacolo. Abbiamo avuto modo di farci spiegare da lui stesso come è stato concepito.


Come descriveresti il tuo nuovo album?
“La Società dello Spettacolo” è un album registrato seguendo l’istinto e la forza con la quale le canzoni sono nate.  Io e Stefano Florio, con il quale ho avuto la gioia di condividere la scrittura dell’intero lavoro, abbiamo cercato di mantenere intatto l’impatto emozionale primario; è come quando provi una grande sensazione, non è facile catturarla ma se ci riesci è una gran cosa perché è  lì che dimora l’essenza, e così ci abbiamo provato sia per quanto riguarda la scrittura che l’esecuzione.  Sono stati lunghi mesi di lavoro dopo la realizzazione del mio primo album “Al Mercato” a portare alla nascita di questo nuovo concept, mesi nei quali si sono raccolti ed ascoltati frammenti di quest’epoca in riferimento a noi stessi e agli altri, per giungere  a raccontare un mondo tragicomico nel quale lo Spettacolo è al centro d’ogni relazione come diceva Guy Debord, nell’omonimo libro “La Società dello Spettacolo”, un mondo dove ogni rapporto è mediato tramite immagini. Ed è anche di immagini che abbiamo composto ogni brano, immagini riflesse in quadri di vita, nella disperata ricerca dell’essenza dell’uomo disordinatamente perso nel vuoto e nelle miserie delle cose di cui si circonda. Così ogni brano è divenuto un racconto, una finestra sul mondo dalla quale un bambino osserva con gli occhi pieni di umana speranza.

Rispetto al disco precedente è un lavoro più strutturato…
Quest’album è composto di dodici tracce inedite divise come in un film in quattro capitoli, la sua caratteristica principale è la presenza costante di una vera e propria orchestra da strada, diretta da Stefano Florio, che accompagna la mia voce improntata su tre registri vocali: baritono, tenore e contralto.

Qual è la linea guida che lo accompagna?
Tutto ha un inizio e una fine così anche quest’album, vuole essere un viaggio che parte dal rapporto con gli altri per arrivare al confronto con la parte più intima di se stessi. Credo che  soltanto seguendo un percorso si  arrivi a sentire cose che vanno oltre le parole. La linea guida oltre ai testi è dettata anche dal suono, dalla commistione di strumenti classici e popolari.

Chi ti ha più influenzato in questo ultimo periodo artisticamente parlando?
Mi sono soffermato ultimamente su alcune opere di Dostoevskij ed amo infinitamente la poetica di Jacques Prévert. Dal punto di vista musicale, ascolto la musica popolare, specialmente i canti tradizionali, mi affascina pensare che la storia si possa narrare tramite canzoni. A tal proposito ho letto che  in un angolo remoto della Cina del Sud la gente comunica cantando, si tratta dell’etnia Dong. Oltre a questo, non avendo una vera e propria lingua scritta l’unico modo per tramandare la loro storia è inserire gli eventi in canzoni, estremamente affascinante, non credi? Penso che ne farò uno spettacolo.

Decisamente. Perchè hai scritto questo album?

Per me è sempre una necessità ed una gioia immensa mettermi in contatto con me stesso attraverso l’arte, mi ricordo quando da piccolo prendevo un foglio e ci disegnavo la prima cosa che mi passava per la testa; era una sensazione di straordinaria libertà ed  è così ancora oggi attraverso la musica e il teatro. Amo osservare la realtà che mi circonda e la nostra realtà è un grande circo, dove noi siamo gli attori principali, siamo la domanda che è divenuta necessità, e non è facile uscire da questo circo, deve esserci  sempre qualche tigre che ci sbrana prima di capire che siamo fatti di carne ed ossa, capaci di provare ancora il senso del dolore e dell’amore per la vita vera.

Quale canzone hai più nel cuore?
Il brano Guernica mi regala sempre nuove emozioni ogni volta che lo riascolto e Va tutto bene mi fa sorridere e pensare al tempo stesso, nella sua drammatica autoironia.

Oltre ai tuoi fidati musicisti, ci sono altri personaggi che hanno collaborato con te?
Come in “Al Mercato”, Stefano Florio ha condiviso l’intera scrittura del disco curandone anche gli arrangiamenti e poi Vittorino Curci, il sommo poeta pugliese della splendida cittadina di Noci. Un mio grazie di cuore.

Nel tuo ultimo spettacolo portato in giro con il Docente di Storia Contemporanea Emilio Franzina, Garibaldi era il personaggio principale. Perchè proprio Garibaldi?
Io e Florio avevamo scritto una canzone intitolata L’eroe dei due modi sulla figura di Garibaldi, è da lì è partito tutto, penso sia importante restituire la storia con onestà intellettuale al di fuori dell’immaginario buono o cattivo di cui i personaggi storici si sono circondati. Questo spettacolo si presta a fare questo ed è bello entrare nella vita di chi la storia l’ha fatta con le sue azioni, con i suoi pensieri e qua mi verrebbe da dire: W l’Italia! (sorride, ndr)

Se dico Pino Cacucci, ti senti in linea col suo pensiero?

Mi piace ed incuriosisce la sua idea di raccontare la storia attraverso personaggi di seconda fila, quelli che per la massa non ne escono vincitori. Spesso questi personaggi, per molti “perdenti”, hanno invece un ruolo di primaria importanza negli eventi della storia, quando sono disposti a perdere tutto pur di mantenere intatta la propria dignità di esseri umani. In questo senso mi trovo piuttosto in linea con lui.

Da qualche settimana è partito anche un tour…

Sì, dall’inizio di novembre. Stiamo girando varie regioni d’Italia non tralasciando qualche appuntamento piuttosto importante come il live che abbiamo registrato all’Auditorium di Radio Popolare e che andrà in onda il 13 dicembre. Per me il contatto con il pubblico è fondamentale, vi aspetto e ti aspetto, ci sarà da stare bene assieme. Stiamo lavorando anche alla versione teatrale dell’album e presto vi saranno novità in merito. Che l’amore sia lodato e che ogni cosa torni al suo creato!



(09/12/2008)

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