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Rebi Rivale

Essere liberi grazie alla musica

Rebi Rivale, nasce a Conegliano trentacinque anni fa (ma ormai trasferita da un po' di anni ad Udine) e sulla sua pagina di MySpace si presenta così “Esco da una scatola in cui - se qualcosa è mancato - mai è stata la musica. Strimpello un paio di strumenti e ogni nota, ogni accordo, ogni diversa sonorità è un'idea, uno stato d'animo, una liberazione. Scrivere è terapeutico” e direi che, dopo, il suo recente premio al Premio Botteghe d’Autore per il migliore testo con la canzone “Chez Simone” la nostra speranza è che non smetta mai di scrivere canzoni. 

Cominciamo dalla fine o meglio, da quello che io penso, essere l’ultimo brano da te composto, “Se sarà femmina”, che tratta con pathos e grande sensibilità, un tema delicatissimo come quello dell’essere donna all’interno di una società prettamente se non totalmente maschilista come quella islamica, in cui la figura femminile non h proprio alcun diritto, trovo bellissimi quanto terribilmente atroci questi tuoi versi “prego per chiedere quel perdono / perché non son nata uomo / vivrei senza alcun castigo / esisto soltanto / che io lo voglia o no / di un altro uomo sarò madre / se sarà femmina / di un altro errore testimone“ com’è nato questo brano e perché hai voluto trattare questo tema?

Sì, è uno degli ultimi brani composti. Il campo dei diritti umani e in particolare il tema della libertà, anzi, della negazione della libertà, sono il fulcro di tutto e fanno da sfondo di riflessione a numerosi miei lavori, incluso questo. Da sempre mi è difficile tollerare l'idea di un sopruso, nella vita di tutti i giorni come nella storia del genere umano. Mi nasce un bisogno di trovare delle parole che fermino il passo di chi ascolta, che facciano nascere il desiderio di capire, approfondire, conoscere. Inoltre sono una donna e una sorta di filo invisibile ci lega tutte su questa terra, da nord a sud, dall'Oriente all'America; è un codice interno fortissimo.


Vorrei tornare invece ai tuoi primi passi in campo musicale, com’è nato l’approccio con la musica in generale ma soprattutto con il tuo scrivere canzoni, attività di scrittura che nella tua pagina di MySpace definisci “terapeutica”?

Terapeutica e direi propedeutica ad un buono stato di salute fisica e mentale. Nei periodi in cui scrivo molto, io sto bene, vivo, mi alimento delle parole e delle idee che salgono da dentro; quando invece scrivo poco, sono irrequieta. Ogni pezzo mi dà una carica a sé, un'energia che però ha un tempo determinato. Per questo devo scrivere dell'altro quanto prima! Ho scritto fin dagli anni del liceo, ma non pensavo proprio di far ascoltare le mie canzoni ad anima viva. E così è stato fino a qualche anno fa. Ti dirò di più: ascoltavo molta musica, ma non sapevo nulla della struttura di una canzone, delle regole - necessarie o facoltative - che fosse preferibile adottare, non avrei saputo dire "come fare una canzone"; io me le suonavo, me le scrivevo e me le cantavo, chiusa lì. Poi il pugno di persone più care ha iniziato a spronarmi con più insistenza del solito ad uscire dalla mia stanzetta e così è stato. Ho iniziato a confrontarmi con altri autori e compositori ed ho scoperto di avere un riscontro positivo, ho scoperto che certo, dovevo far attenzione a delle cose, ma che i pezzi potevano funzionare e piacevano. Ci ho lavorato e continuo a farlo.

 

L’anno scorso hai ricevuto un importante riconoscimento, alla V Edizione di Botteghe d’Autore sei stata vincitrice del premio “Miglior Testo” con la canzone “Chez Simone”, drammatica storia di un transessuale e delle proprie sofferenze, ancora un tema di grande attualità e spesso abusato a fin di gossip, come mai hai scelto quest’argomento non facile e come hai vissuto l’esperienza del Premio Botteghe D’Autore, ti aspettavi questo successo?

Botteghe è stata una bellissima esperienza. A metà della kermesse ho detto alla mia chitarrista "andiamocene, qui sono tutti bravissimi" e lei mi ha guardata seria e mi ha detto "Tu pensa a quando hai scritto questo pezzo e pensa alla forza che ha e che deve avere, taci e sali su quel palco!". Sono stata felicissima del premio, per una che si sente prima di tutto autrice, il premio al testo è il riconoscimento più bello e quando non se l'aspetta ancor di più! Simone nasce in tempi non ancora sospetti. L'idea è frutto di una fortissima emozione che mi ha suscitato il video del brano "I feel in love with a dead boy" di Anthony and the Johnsons. Sono le scintille che poi danno vita a fuochi veri e propri. Torno al tema della negazione della libertà, in questo caso parliamo di discriminazione e pregiudizio. L'ho detto al Premio Botteghe d'Autore e lo ridico qui, mi piace sapere che ogni cosa sia come un prisma: a seconda della faccia su cui puntiamo la luce, il colore rifratto è diverso. Così è stato con “Chez Simone”. Nel caso di questo pezzo più di altri, non ho mai sperato che piacesse, quanto che servisse a smussare il pregiudizio, che servisse a pensare ad altri aspetti della vita di una persona prima di tutto. Le persone mi hanno dimostrato che è andata così e questo per me è il successo. Solamente questo.

 

Ad ascoltare “Lola”, una canzone che affronta una drammatica storia di un amore saffico di una donna sposata, che è poi scoperta dal proprio marito e quindi cacciata, quindi ancora una storia di sofferenza “Lola aveva una donna / e Lola avrà sempre una donna / di là c’è qualcuno che piange / sì di là c’è qualcuno”, sembrerebbe che l’incontro con tematiche legate alla sfera intima e personale ti si addicano e molto? E’ una tua precisa scelta o nascono così per caso?

Lola è una ballata composta molti anni fa, è uno dei miei primi brani e nasce da un racconto diretto di una donna basca incontrata durante un viaggio e poi cucito con la fantasia della sottoscritta. E' anacronistica oggi, perché Lola vive nel periodo franchista mentre adesso la Spagna - almeno sulla carta - ha fatto passi da gigante in materia. Certamente il tema della diversità mi tocca molto, mi muove, mi fa scrivere. Non è una scelta di contenuti né nascono per caso: ho un bisogno forte di parlare di questo.

 

Tornando al meritato premio di Botteghe d’Autore, so che non sono certo questi i premi che possono determinare una carriera folgorante in campo musicale e magari neppure ambisci a perseguirla, però penso siano uno stimolo a continuare la strada intrapresa che nel tuo caso è quello della canzone impegnata, quali saranno allora i tuoi prossimi passi? Hai in cantiere un disco o è ancora presto?

E' vero, non penso ad una carriera folgorante e mi rendo conto che io, assieme ad altre decine di cantautori sconosciuti al grande pubblico, siamo relegati in un mondo "di nicchia" o così ci dicono. Il discorso è delicato, dovremmo parlare di quali sono i percorsi che oggi ci sono proposti per rappresentare il successo e quali contenuti hanno. Sembra una bilancia mai in equilibrio o forse potremmo dire che più il prodotto è alleggerito di contenuti, più il successo sembra a portata di mano. Ecco perché i cantautori "impegnati" non hanno quel successo di cui parli ed ecco perché - almeno io - non sono affatto disturbata da questo. Ci sono certamente delle eccezioni ma il punto è questo: sono delle eccezioni.

In primavera uscirà il mio primo album "Rebi Rivale" edito dalla M.A.P. di Massimo Monti. "Se sarà femmina", il brano di cui hai parlato in apertura, non sarà nel disco. Fa parte di quel lavoro che sto mettendo a punto assieme al mio editore per il prossimo progetto. Diciamo che l'album in uscita risponde al "da dove vengo" mentre il prossimo lavoro sarà il "dove andrò". Il "dove sono" me lo tengo stretto: mi serve per scrivere.

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