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15ª ediz. del Biella Festival: iscrizioni ...

  Sono aperte da qualche settimana le iscrizioni per la 15ª edizione del BIELLA FESTIVAL AUTORI e CANTAUTORI (il bando è online), uno dei maggiori Festival italiani dedicati alla canzone d’autore ...

Stadio

Fuori dagli schemi

In occasione della presentazione del nuovo disco Diluvio universale incontriamo, presso la Feltrinelli di Milano, Gaetano Curreri e la sua band che dopo trent’anni di carriera senza macchia, percorsi nell’alveo del pop-rock italiano, accentuano i toni del sociale in un disco di rara sensibilità ed intensità, striato di canzone d’autore: un’apparente deviazione di percorso che in realtà mantiene il timone nella scia di uno stile che da tempo è marchio di fabbrica.


Gaetano toglimi un dubbio, da sempre, ritenevo che la storia degli Stadio nascesse con il tour di “Banana Republic” di Dalla-De Gregori nel ’79, se così fosse però non mi spiegherei l’uscita nel 2007 di “Platinum Collection” per festeggiare i venticinque anni della band, mi puoi chiarire l’arcano?
Il nostro primo concerto come Stadio risale al 1982 ad Amburgo, come capitò ai Beatles (ride compiaciuto, ndr), così come l’uscita del primo disco, quindi farei risalire a quella data la nostra origine anche se, in effetti, come ricordavi tu già in quel tour straordinario del 1979 c’erano gli Stadio in embrione a fare da band di supporto a Dalla e De Gregori.

A prescindere dalle origini la cosa importante è che comunque in ventisette anni, a testimonianza del vostro successo, avete realizzato un ventina di album e una quantità straordinaria di collaborazioni con altri artisti e sconfinamenti in territori diversi come sigle di programmi tv, colonne sonore, musica per bambini, insomma siete sicuramente una delle band più amate da almeno due/tre generazioni. Secondo voi quale è il segreto della vostra formula?
Il percorso artistico degli Stadio credo sia stato lineare, onesto, abbiamo costruito un rapporto d’amore con il nostro pubblico, ponendoci in un rapporto paritario e non sul piedistallo, come spesso accade per molti colleghi, ma anche  e soprattutto attraverso le canzoni, mettendo grande attenzione e sensibilità nei testi e nelle musiche, la cosa ha fatto sì che tantissima gente si sia sempre riconosciuta nelle storie che noi abbiamo raccontato ed abbia fatto con noi un percorso di crescita del proprio gusto  musicale.

Ora parliamo del nuovo disco, “Diluvio Universale”, credo sia un lavoro molto importante, direi il vostro più bello e completo. Ci sono ospiti eccellenti, contiene l’omonimo singolo scritto da Vasco Rossi, c’è Saverio Grandi, lo Stadio che in realtà non c’è, compone come sempre con voi e canta in Cortili Lontani. C’è poi anche Resta come sei, scritta con Fabrizio Moro (che duetta) e comunque tutto l’album è pervaso da un  mood diverso dal solito, un nuovo modo di fare musica rispetto al passato, che è successo?
Sono d’accordo su quanto dici circa l’importanza del disco e rispetto alle collaborazioni, Vasco, dopo dieci anni, ci ha dato un pezzo e ne siamo felici, dopo aver scritto Diluvio Universale ha immediatamente detto che la dovevo cantare io, come del resto era accaduto quando sentì Buoni e Cattivi, scritta da me, capimmo immediatamente che era la canzone per lui. Saverio Grandi, oltre ad essere anche il produttore, ha scritto con me quasi tutte le canzoni dell’album e canta in  Cortili lontani (Saverio con la consueta generosità ricorda di aver scritto il testo con, ndr) in quanto il brano richiedeva  che le strofe fossero cantate da due voci, pensa che proprio per questo io dal vivo non la canto, se lui un giorno vorrà salire sul palco allora la eseguiremo, devo dire che è un grande testo che tratta di una storia d’immigrazione e di prostituzione di una ragazza rumena. Resta come sei, scritta con Fabrizio Moro, in concerto la faccio da solo in quanto è un duetto nel quale dico delle cose a me stesso e nel contempo le potrei dire ad un giovane, quindi si attaglia anche ad una sola voce. Mi chiedi se il mood è diverso? No,  forse non è esatto parlare di un modo diverso di fare musica, direi piuttosto che rispetto ad altri album, nei quali noi ci mettevamo al servizio delle canzoni, in questo sono le canzoni che sono al servizio degli Stadio, ci danno degli spazi nei quali i musicisti del gruppo, che sono anche dei bravi strumentisti, direi dei virtuosi dello strumento, fanno i loro interventi che diventano essenziali nell’economia del disco.

A partire dalla copertina con questo tramonto di piombo che non promette niente di buono e dal  titolo, molto biblico, passando per  i contenuti dei testi di molte canzoni siamo condotti per mano attraverso un percorso d’impegno sociale netto, canzoni come Benvenuti a Babilonia,  e Cortili lontani  sottolineano la vostra incazzatura nei confronti delle condizioni della nostra società contemporanea, con forti riferimenti e critiche alle storture del nostro Paese. Sembra quasi che abbiate voluto alzare la guardia in un momento così delicato per il processo d’integrazione tra i popoli e la libertà individuale?
Riguardo alla copertina potrebbe essere anche una timida alba, lo stesso autore, il grande pittore bolognese Giorgio Tonelli che l’ha dipinto, mi ha detto che era partito con i colori tipici del tramonto ma poi ha leggermente modificato i colori in corso d’opera a tal punto che egli stesso ritiene che si possa interpretare come un’alba e quindi la nascita di qualche cosa di positivo dopo appunto il “Diluvio Universale”. Noi siamo da sempre attenti al sociale, di questi tempi io sono molto arrabbiato e preoccupato per questo mondo che ci viene prospettato dalla politica,  un mondo  che apparentemente sembra andare a mille ma che in realtà sotto certi aspetti è ancora fermo a schemi obsoleti, un mondo che non si è evoluto ed appare in bianco e nero. Quando l’altro giorno i giornali sono stati occupati da questa diatriba tra il nostro presidente del consiglio che ha dato del catto-comunista al capo dell’opposizione e l’altro gli ha risposto che lui è un clerico-fascista, ho rivisto l’Italia degli anni cinquanta, è un teatrino da settimana Incom, ma basta. Io credo che questo Paese abbia bisogno di altre cose, anche la battaglia e la contrapposizione politica devono indicare una strada comunque in avanti. Questo mondo globalizzato che ci sta travolgendo non ha bisogno di Peppone e Don Camillo, dobbiamo andare oltre, dobbiamo uscire dagli schemi, guarda ad esempio persino un uomo come Fini, che ha sempre rappresentato quello che sappiamo, cioè la destra più integralista, persino lui, con le sue uscite, ogni giorno mi stupisce per la lucidità con la quale affronta i temi cercando di superare vecchi schematismi, secondo me è così che deve fare anche la sinistra, uscire da schemi precostituiti ed aprirsi verso una visione più dinamica della proposta politica, verso l’interpretazione di una società più “colorata”. Benvenuti a Babilonia è una canzone che mi coinvolge emotivamente in modo totale quando la canto, fin da quando ho sentito il testo per la prima volta in quanto rappresenta tutto ciò che ho nel gozzo e non sopporto della nostra società ed in particolare della nostra politica che non sa dare esempi positivi. Pensa che a Bologna ha chiuso i battenti Nannucci, uno storico negozio di dischi che ha visto crescere almeno tre generazioni di ragazzi, di musicisti e i politici, gli amministratori locali che fanno? Assolutamente niente, non un aiuto per la cultura, tutti presi nel vortice di licenziare piani regolatori dissennati che riservano attenzioni e disponibilità solo per i centri commerciali.

Naturalmente non mancano le canzoni d’amore, da sempre un vostro target, su tutte Un pensiero per te, il singolo Gioia e Dolore e La mia canzone per te, anche qui però ci troviamo di fronte ad una coppia che è in crisi, c’è incomunicabilità, abbandoni, strappi. Ritrovate nella società questo momento di protagonismo dell’io anziché del noi?
Le canzoni d’amore sono il nostro pane quotidiano, in queste oggi la coppia da noi rappresentata è sì in piena crisi, in un rapporto carico d’orgoglio che spesso fa dire basta anche quando magari attraverso una maggiore messa in discussione dei soggetti che la compongono si potrebbero superare i momenti che appaiono insormontabili, ma ho voluto dare anche un segnale di speranza attraverso il ripensamento, infatti, in Come pioggia in mare, niente è più inutile della pioggia in mare se ci pensiamo, si può prendere atto che in una storia d’amore interrotta spesso capita di pensare a quel rapporto che si sarebbe potuto salvare, se solo ogni soggetto avesse fatto mezzo passo indietro.

Cortili lontani ed anche La mia canzone per te (pur su temi diversi quali l’immigrazione e l’amore perduto) hanno il piglio e l’incedere della cosiddetta Canzone d’autore italiana che sta ritrovando una nuova vena. Avete mai pensato di realizzare un disco interamente dedicato a questo genere, magari abbandonando per una volta le istanze più pop-rock che vi hanno sempre caratterizzati?
Direi di no, in quanto noi siamo un gruppo, anzi in qualche album, come ad esempio “L’amore volubile” del 2005, siamo stati fin troppo cantautorali, ci eravamo spinti troppo in quella direzione ed il gruppo aveva perso la sua identità, si era infilato in una situazione musicale che incominciava a stare un po’ stretta ad alcuni e quindi ritengo che la giusta dimensione per l’equilibrio sia questa.

Autunno è un pezzo molto intenso, mi ha colpito profondamente, forse perché io amo quella stagione, contiene il concetto dell’effetto omeopatico della musica che guarisce, quando dici: «ascolto e scrivo canzoni che mi fanno male, forse mi piacciono proprio per questo». E’ autobiografico? Ti riconosci nei colori dell’autunno?
L’autunno è la mia stagione preferita, un momento dell’anno volto all’introspezione, prima hai citato De André, ecco ad esempio La canzone dell’amore perduto la ritengo una canzone autunnale che stimola quell’effetto omeopatico di cui parlavi, infatti ogni volta che la sento, dopo la fase di tristezza, mi rigenera, quasi  mi fossi somministrato una dose massiccia di ricostituente.

Gli arrangiamenti sono un altro pezzo forte del disco, li trovo pieni ma essenziali, senza orpelli, avete lavorato molto in studio per ottenere questo risultato? Ci sono almeno quattro soli di chitarra di Andrea micidiali e la tua voce sta migliorando come il vino…
In effetti ci sono degli assolo da manuale del chitarrista, Andrea si è lasciato andare alla sua fantasia ed emotività, direi che in Resta come sei c’è uno degli assolo più belli che siano mai stati espressi da un chitarrista italiano. Gli arrangiamenti li abbiamo fatti tenendo conto dell’esigenza che c’era non solo di far uscire la struttura della canzone ma anche la qualità musicale. Abbiamo dato spazio a tutti i musicisti e valorizzato il contributo di ognuno, senza vincoli. Riguardo alla mia voce ti ringrazio per il complimento, ancor più gradito se pensiamo che, quando siamo partiti come Stadio, abbiamo tirato la bruschetta per decidere chi doveva cantare ed è toccato a me, devo dire ad onor del vero che sembravo quello meno scarso ma pur sempre lontano dal propormi come cantante.

Ora affronterete il giudizio del vostro pubblico: come vivete questa fase, c’è timore oppure vi sentite sicuri della bontà del lavoro fatto, in fondo il disco è diverso pur restando nella continuità Stadio, che ne pensate?

Mi sento molto tranquillo, abbiamo cercato di lavorare al meglio e di ciò siamo consapevoli e quindi pensiamo che il nostro pubblico potrà apprezzare il disco. Per quanto riguarda la dimensione live Roberto sta seguendo tutta l’organizzazione, c’è dietro un gran lavoro, abbiamo preparato delle cose molto belle anche a livello scenografico, non te le posso anticipare perché sono top secret, direi comunque che quello è il nostro mondo e quindi in quel contesto ci sentiamo dei leoni, l’adrenalina che si sprigiona prima di salire sul palco ti rende assolutamente tranquillo, comunque sempre attenti a non avere spavalderia perché quella non è nelle nostre corde e poi ti frega, siamo un gruppo di persone che fanno della modestia e del duro lavoro un nostro credo, penso sia questo uno dei segreti del nostro successo e della nostra longevità artistica per la quale saremo sempre grati ai nostri fan.


(06/04/2009)

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