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Andrea Di Cesare

Il violino e le sue tentazioni

Incontriamo il musicista romano in una delle poche giornate libere che questa estate 2015 gli sta concedendo. Con lui parliamo del suo impegno a divulgare le potenzialità del violino utilizzato in chiave moderna, spaziando tra molti generi musicali e collaborando con artisti diversi tra loro per stile e sensibilità. Attualmente in tour con Fabrizio Moro (vedi le date del calendario), riesce anche ad inserire qualche data per il progetto “Amelie Project” con la pianista Valentina Ambrosanio (lunedì 20 luglio il loro prossimo concerto, a Norcia, nella rassegna di Umbria Classica), così come non manca qualche sortita per il suo particolarissimo concerto acustico Duo2, dove Andrea è in scena con violino e pedaliera affiancato solo da un batterista. Suggestione pura.
Insomma un artista mai ferno, soprattutto mai fermo sulle proprie idee, sempre pronto e aperto a confrontarsi con nuove collaborazioni. Un musicista alla continua ricerca di un osmosi, di quel dare-ricevere che nella musica è certamente salutare. Un'intervista a tutto tondo che ci consegna un artista completo, che seppur giovane (non ha ancora quarant'anni) ha già a aquisito una grande esperienza e professionalità che ormai da più parti gli viene riconosciuta, anche in ambito internazionale.
Non a caso da qualche settimana è diventato un “artista Yamaha” nella sezione “violino”, prestigioso riconoscimento ottenuto grazie al lavoro di ricerca e di innovazione che Andrea Di Cesare ha portato avanti in questi anni. Una tecnica che oggi lo vede protagonista assoluto del violino applicato alla musica “non-classica” (genere che peraltro non rinnega assolutamente, anzi, in ogni suo progetto traspare sempre il suo Dna classico, il mondo da cui proviene….). Nelle sue soluzioni musicali troviamo un campionario di suoni, di effetti, di loop, che nella musica pop-rock – soprattutto - diventano asse portante degli arrangiamenti, spesso sostituendo del tutto i musicisti che di norma vengono chiamati in studio per colorare i brani. Il tutto senza dimenticare che Di Cesare ama creare anche melodie e non solo arricchire una struttura su commissione e il suo progetto acustico, l’album Big Bang, ne è l’esempio più riuscito.                                    ---------------------------------------------------

Hai iniziato a suonare il violino fin da piccolo e l’amore (oltre allo studio) per la musica classica non ti ha mai abbandonato, però una decina d’anni fa, forse più, hai cominciato a diversificare i tuoi interessi e tra le altre cose nascono le collaborazioni con grandi nomi della musica cosiddetta “leggera” (canzone d’autore, pop, teatro-canzone, ecc). Come nasce questa esigenza e quale apporto pensi di aver dato alle canzoni con quel tuo modo così personale di suonare il violino?
Ho iniziato con la musica classica, (anche perché non si potrebbe far diversamente, la musica classica è la madre di tutte le discipline musicali) ma in realtà la mia curiosità, a lungo andare, era (sempre da ragazzo) verso la musica Metal, Punk, Hard Rock, etc. Avevo un gruppo a 14 anni dove suonavamo i Metallica ed io suonavo la batteria, oltre che il violino. Crescendo, ho iniziato ad ampliare gli interessi, affinarmi, ad ascoltare anche musica Folk, Pop, Indie, etc. Tante esperienze che mi hanno fatto riflettere...pensavo che con la musica classica non c’era modo di rinnovare, “inventare” e sperimentare, potevi solamente interpretare i grandi autori del ‘700, ‘800 e via dicendo. Io invece avevo bisogno di “creare”, di essere libero di esprimermi con il mio amato Violino. La musica Pop/Rock etc. mi permetteva quindi di sviluppare e portare avanti nuovi linguaggi e nuove alternative sonore, nuove prospettive di arrangiamento. Sempre partendo da me e dal mio strumento potevo finalmente sorprendermi e nello stesso tempo sorprendere ed affascinare. Vedevo che in quel periodo (siamo più o meno nel 1998) non c’era quasi mai nessun violinista a fianco di un cantante che esaltasse le virtù del violino (anzi, a pensarci bene ora non me ne viene in mente nessuno…), quindi con grande fatica e determinazione ho incominciato a far vedere ai cantautori l’importanza di questo magico strumento suonato in un linguaggio personale.

Visto che parli di cantautori, proviamo a ricordarne qualcuno con cui hai condiviso sessioni di studio e palchi in tutta Italia, con qualche capatina anche in Europa. Un elenco molto lungo ed eterogeneo che, giusto per ricordarne alcuni, comprende Simone Cristicchi, Niccolò Fabi, Paola Turci, Mariella Nava, Marina Rei, Max Gazzè, Niccolò Agliardi, Carmen Consoli (qui nella foto), Daniele Silvestri…. insomma, direi che pur avendone dimenticato certamente qualcuno, siamo di frone ad un bel gruppetto che qui all’Isola della Musica Italiana amiamo molto…
Sono riuscito a far passare il messaggio di come si poteva esaltare la voce e le parole senza aver bisogno sempre di una band al completo, oppure come un violino stesse bene assieme alla band con linee melodiche o a volte solo effettistiche, per completare al meglio il tutto. Quindi con il tempo la mia figura (il violino) diventa importante e “vera”, poi la sensibilità e lo studio che ho portato avanti unendo gli effetti moderni con il violino hanno fatto sì che oggi questo magnifico strumento abbia una sua collocazione nel panorama Pop-Rock e non solo.

La tua curiosità innata ti ha spinto ad esplorare più territori sonori (oltre che a diventare polistrumentista visto che suoni, tra gli altri, anche batteria, tastiere e chitarra), tanto è vero che adesso è possibile incontrarti in più situazioni musicali. Penso ad esempio alla collaborazione con Valentina Ambrosanio (pianoforte e violino) che ha dato vita a ‘Amelie Project’, oppure al progetto ‘Nemo’, all’Orchestra ‘The Sound of Orchestra’, o ancora a quella bellissima esperienza in cui sul palco siete solo tu, il violino e un batterista…. Mondi e atmosfere diverse, riesci a farci entrare in ognuna di loro con poche righe?
Con il M° Valentina Ambrosanio è nato tutto spontaneamente. Ci siamo conosciuti al corso Internazionale di Musica di Norcia, dove ho un corso di Violino Pop/Rock e lei di Pianoforte, cercavamo entrambi nuove strade musicali, nuove sfide. Mi interessava collaborare con una persona culturalmente e tecnicamente valida, che con il pianoforte - ed un modo classico di suonarlo - mi creasse nuove suggestioni e dialoghi musicali di storia scritta, e così mi ha proposto un’interpretazione di musiche per film importanti. Per la prima volta, dopo gli anni di studio, tornavo ad essere un interprete di autori del ‘900 come Sakamoto, Yann Tiersen, Maurice Ravel, Ennio Morricone etc, ma nell’esserlo, utilizzavo sempre il mio linguaggio musicale con il violino quindi univo entrambe le mie esperienze per fare una musica unica e personale. Da questa unione artistica nasce così ‘Amelie Project’ e, nonostante non sia mai facile portare in giro una proposta così particolare, specie in Italia, devo dire che un po’ di cose le abbiamo fatte. La prossima occasione per vederci insieme, per esempio, sarà lunedì 20 luglio a Norcia, nell’Auditorium di San Francesco, all’interno della rassegna di Umbria Classica.

Del progetto cantautorale Nemo invece cosa ci dici, cosi come una domanda d’obbligo è dovuta anche per la genesi della “tua” Orchestra d’Archi…
Nel progetto Nemo l’incontro chiave è stato con Riccardo Bertini. Anche in questo caso, tutte e due cercavamo uno spunto per iniziare a suonare insieme e lui tirò fuori dal cassetto questo progetto. Presi il violino ed incominciai a suonare. Sentivo forte un desiderio di unire le sonorità elettroniche alle mie idee e cominciammo a lavorarci, e tutt’ora è in via di sviluppo (qui un video del brano Nemo). Se invece parliamo dell’Orchestra, allora devo dirti che è stata, ed è, una necessità della “mente”. Dentro di me c’è tanta musica che a volte quello che faccio non mi basta e ho bisogno di comporre per orchestra. La propongo anche agli artisti che devono preparare nuovi dischi, ed è una bella sfida in questo periodo arido di possibilità economiche e quindi possibilità artistiche di qualità.

 

Un carattere (musicale e non) creativo e curioso come il tuo, alla fine, ha dato vita anche ad un progetto veramente intimo e personale, “Andrea Di Cesare - Duo2”, che si è concretizzato nell’album Big Bang, dove tu, il violino e i suoi mille suoni che sai estrarre, insieme alla batteria di Puccio Panettieri, siete i protagonisti assoluti. Ce ne parli?
Violino, effetti e batteria, il mio linguaggio universale.... Potrei sembrarti esagerato, ma lo considero il mio progetto di vita o comunque quello che mi prende in maniera più intima e profonda. Sperimento ogni giorno e cerco sonorità che mi emozionino, e questo mi fa sognare, vivere. Ecco perché dicevo che è il mio progetto di vita, perché voglio che la musica che creo mi faccia sognare e in questa dimensione mi sento realizzato. Ho pubblicato Big Bang (qui un video del brano Run) e grazie a quest’album sono stato in questi ultimi due anni a suonarlo all’estero, negli U.S.A., in Brasile, Spagna, trovando sempre curiosità e tanto pubblico ad ascoltarmi. Per esempio, all’Università americana di Binghamton, negli States, sto proponendo il mio corso di Violino Pop/Rock. Sono rimasti affascinati e mi hanno subito dimostrato, con i fatti, che avevano voglia di capirci qualcosa in più, di conoscere meglio la mia tecnica, il metodo di insegnamento e così è nata questa bellissima collaborazione. Rimanendo in Italia, invece, ho portato questo progetto in molte location prestigiose, a volte con Puccio altre volte con batteristi diversi, come alla Casa del Jazz per esempio. Mi sta dando molte soddisfazioni, ma sono certo che si tratta solo di un inizio.  Sono comunque consapevole che non sarà facile sentire passare per radio un brano di Big Bang, o almeno su di un network…. ma qui il discorso diventerebbe lungo e se apriamo il vaso di Pandora relativo alla promozione e diffusione della musica italiana non mainstream…. non ne usciamo più. Quel che invece mi da’ forza, è che pian piano sento che il passaparola sta diventando sempre più virale e non posso che essere orgoglioso proprio per i motivi che dicevo prima.

Finora abbiam parlato del tuo essere in continuo movimento e alla ricerca di nuovi stimoli artistici come violinista, arrangiatore, direttore d’orchestra, ma da qualche tempo sei anche produttore. Quali sono le dinamiche che metti in campo per questo tipo di ruolo?
La follia nel produrre un disco, con questi tempi…. ahahaha, lasciami fare una risata…, è che bisogna essere lucidi nei giudizi e saper scegliere. Dare tanta qualità e saper coinvolgere le persone. L’Artista che produci deve avere talento e qualità di espressione e comunicazione. Io ho iniziato ufficialmente con la mia etichetta ‘The sound of Violins’ producendo Claudia Cestoni, un’Artista di grande spessore, raffinata nei testi e con un linguaggio che ritengo non omologato. Atmosfere indie/pop rock, canzoni che soprattutto nella parte musicale esprimono una personalità e un’originalità diversa dal solito. Sono felice di aver iniziato con lei (ascolta qui La resa, tratta dal suo album d’esordio La casa di Claudia).

In questo periodo sei in tournée con Fabrizio Moro, cantautore romano di cui hai arrangiato e diretto l’orchestra nel disco. Raccontaci qualcosa di questo lavoro (clicca per ascoltare Alessandra sarà sempre più bella, uno dei singoli del nuovo album), di come lo presentate live e del brano Ciao Zi’ che ti vede particolarmente coinvolto.
È stata per me un’esperienza magnifica. Dirigere l'Orchestra e nello stesso tempo comporre per gli archi è un modo più forte e intenso per esprimere la forza degli strumenti a corda di questo tipo, spogliandomi, momentaneamente, del mio violino. Prendere una bacchetta e iniziare a dirigere è una cosa difficile da raccontare a parole. A chi mi chiede cosa provo, ripeto spesso che dirigere un’orchestra è… l’Arte in un gesto, è gestirne l’emozione e comunicarla con un rapido movimento o, al contrario, è lasciar vibrare nell’aria un lento e sinuoso incedere della mano. Il significato e la forza di un movimento musicale è racchiuso in un gesto, con le tue note composte che prendono forma, così come le note composte da altri e organizzate da te che prendono forma e suono; il saper concedersi e abbandonarsi, venti Maestri d’Orchestra e più che si muovono all’unisono da un solo gesto che diventa a sua volta strumento. Un’esperienza compositiva e di arrangiamento diverso dal solito ma efficace al tempo stesso, dove componendo gli archi, muovendoli e creando armonia, supporto alla voce, densità tra le parti, si arrivava ad un risultato finale che vedeva la super visione eccellente di due Amici e grandi Artisti sensibili, a iniziare da Pier Cortese e naturalmente di Fabrizio Moro, che era poi il collante di tutto l'insieme (qui sotto una bella foto con in primo piano Fabrizio, al centro Pier Cortese e in fondo Andrea). In merito al brano Ciao Zi’ che citavi nella domanda che dire… ci sono molto affezionato, visto che è un brano strumentale, breve, ma che nasce dalle atmosfere che raccontavo poco fa  (clicca qui per ascoltarlo). È diventato la traccia che chiude Via delle Girandole 10, questo nuovo album di Fabrizio Moro, ma che spesso, di contro, diventa l’intro d’apertura dei suoi concerti.

 

Per completare ulteriormente la tua figura, aggiungiamoci anche un altro tassello, parliamo di Andrea Di Cesare “cantante”, pratica che avevi intrapreso agli inizi della tua carriera ma che poi hai un po’ abbandonato, come dire, per sopraggiunti impegni artistici, visto che il violino e le sue evoluzioni ti hanno portato su altre strade. A inizio ottobre uscirà un disco particolarissimo di Patrizia Cirulli, cantautrice milanese, che ha musicato in chiave moderna alcune poesie di grandi poeti e dove tu hai collaborato sia in veste di violinista, ma dove duetti anche con Patrizia stessa in un brano di Trilussa. Ci puoi dire qualcosa in più?
Avere la possibilità di lavorare con un'artista come Patrizia Cirulli, dotata di una voce intensa che mi fa venire i brividi, è un arricchimento dell’anima. Accompagnarla con il mio violino, disegnandogli addosso incastri melodici per sottolineare la sua voce su queste poesie è stata – ed è, visto che ci sarà qualche occasione per suonare insieme dal vivo - una gioia vera e intensa. Inoltre, aver cantato duettando assieme a lei è stata una grande soddisfazione, perché come dicevi tu non cantavo da tempo e nuovamente ho dovuto lasciarmi andare, lasciarmi guidare dall’emozione. Era il modo più naturale per mettere la mia voce al servizio di quell’interpretazione magica di Patrizia su di un testo davvero toccante di Trilussa. Siamo abituati a pensare a Trilussa come il poeta ironico che sbeffeggiava il potere, il cantore della gente comune, delle piccole cose quotidiane Qui la poesia scelta e musicata da Patrizia è Primavera, un testo tagliente scritto nel 1938 che presagisce l’entrata in guerra dell’Italia. In quella primavera, infatti, nei cieli e sui tetti di Roma Trilussa non vede arrivare le “solite” rondini, ma aerei carichi di fuoco. Un presagio che sappiamo tutti come è andato a finire dopo pochi anni. E poi, tornando strettamente alla parte musicale, lasciami aggiungere che oltre ad aver apprezzato la forte simbiosi tra un testo così profondo e la riuscita musica “leggera” creata da Patrizia, mi ha fatto molto piacere collaborare con Lele Battista, arrangiatore del disco. È stato affascinante, ci siamo subito trovati artisticamente, parlavamo lo stesso linguaggio pur non essendoci mai incontrati di persona. Non capita così spesso. Questa è Arte.

È notizia di poche settimane fa che sei diventato un “artista Yamaha”, marchio mondiale che nella musica significa ovunque Qualità. Come ti è stato comunicato e soprattutto come e cosa può cambiare questo prestigioso riconoscimento nella tua professione?
Quando ho incontrato la responsabile Yamaha c’è stata subito un’intesa. Il colosso mondiale Yamaha cercava qualcuno che avesse voglia di sponsorizzare il violino elettrico, di far vedere le possibilità, le qualità dello strumento e le diverse opportunità sonore rispetto al suono classico. Volevano un musicista che sapesse dargli spazio e visibilità con atmosfere e potenzialità più moderne. Tutto questo coincideva con la mia figura, sempre vogliosa di trovare soluzioni nuove. La collaborazione con Yamaha può cambiare tanto nella mia professione, perché rappresenta un incentivo  per sviluppare - assieme a questo grande marchio - nuove idee e progetti per il violino. La vedo anche come un’opportunità per far conoscere ancor di più l'importanza dello strumento nella musica pop/rock e le enormi potenzialità che può esprimere con sonorità moderne. Può sembrare una frase fatta, ma è un grande onore entrare nella schiera degli Artisti Yamaha.

Per le maggiorparte delle foto si ringrazia Simone Cetorelli e Mat Photo.

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