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Motel Connection

Invito alla creatività

Incontriamo Samuel in occasione della presentazione, all’Auditorium di Roma, di “H.e.r.o.i.n.”, ultimo lavoro (in uscita a marzo) dei Motel Connection, uno dei progetti che il cantautore torinese porta avanti – parallelamente ai più noti Subsonica – insieme al bassista Pierfunk, anche lui Subsonica, e DjPisti. Troviamo un ragazzo di generosa disponibilità che ci racconta, seppure nel suo modo pacato e sobrio, i vulcanici progetti già da mesi nel cantiere in piena attività di questi artisti, progetti che attingono non solo alla musica, ma anche all’informatica, alla tecnologia dei materiali, ai fumetti, ai videogames, e che ora – almeno in parte – confluiscono nel nuovo disco.



I Motel Connection nascono dieci anni fa, cioè appena quattro anni dopo i Subsonica. Come mai hai sentito subito il bisogno di sperimentare altre vie?

In realtà non mi sono mai fermato. Ho sempre avuto l’esigenza di percorrere tutte le mie “bizze creative”, chiamiamole così. Ho suonato con parecchi gruppi prima di arrivare ai Subsonica, esperienze non professionali legate più al divertimento, alla passione. Con i Subsonica, tutto entrava in un mondo completamente diverso. Un’esperienza molto entusiasmante, e all’inizio avventurosa: addirittura a volte non sapevamo se saremmo riusciti a portare a termine il concerto per l’assenza dello stesso palco! Quando poi i Subsonica si sono strutturati e tutto ha iniziato a girare secondo criteri abbastanza regolari, è rinata in me la voglia di sperimentare nuove direzioni. E questo in un momento in cui a Torino stava accadendo una cosa particolare: musicisti e dj, cioè due categorie ben distinte e separate e soprattutto con attitudini molto diverse fra loro, si stavano avvicinando. I musicisti hanno cominciato a frequentare le discoteche e i dj i concerti. Ci si incontrava in questa sorta di ambiente “multietnico”, se così possiamo definirlo...

 

Una fusione tra il rock e la musica techno-house…

Esatto. Per quanto mi riguarda, è stata anche una questione culturale: sono nato e cresciuto con una sensibilità musicale abbastanza spiccata, già da piccolissimo suonavo gli strumenti, cantavo, ero portato per la musica; però suonata. Poi il weekend lo passavo gli amici del quartiere che mi portavano in discoteca. Così, nel momento in cui questi due mondi tanto diversi hanno cominciato ad avvicinarsi, la cosa non mi ha stranito più di tanto, anzi: mi sono trovato a mio agio perché conoscevo tutti e due gli ambienti, e sono riuscito perfettamente ad adattarmi. In questo clima sono nate delle esperienze tipo quella dei Motel Connection: ci siamo chiesti fino a che punto potevamo arrivare a portare la musica live in una discoteca e la musica da discoteca su un palco.

 

Direi che i vostri primi passi sono stati abbastanza anomali...

Abbiamo iniziato facendo sonorizzazioni di mostre d’arte, che dà la libertà di scegliere la musica, come fa un dj, senza una scaletta definita, e la possibilità di arricchire con gli strumenti questi passaggi. Poi abbiamo realizzato la colonna sonora del film “Santa Maradona”, di Marco Ponti, una cosa che ci ha dato la possibilità di misurarci in un campo che non avevamo mai nemmeno pensato di affrontare. Finito questo progetto, ci siamo resi conto che avevamo in mano un nostro linguaggio, e abbiamo deciso di esprimerlo con il primo disco “Give me a good reason to wake up”; quindi siamo partiti con la nostra prima vera tournée, con una produzione, le luci, un fonico... come un gruppo vero! Poi è successo di tutto: io sono diventato un dj, ho fondato due etichette discografiche di musica dance [Krakatoa Records e Danzaikaki Records, n.d.r.], e inevitabilmente ci siamo avvicinati a quel mondo. Abbiamo fatto un’altra colonna sonora per Marco Ponti, “Andata/Ritorno”, e subito dopo siamo usciti con “Do I have a life?”, direi l’espressione massima dell’avvicinamento dei Motel Connection alla techno-dance.

 

Eccoci dunque arrivati al nuovo disco, “H.e.r.o.i.n.”...

Con questo ultimo disco in qualche modo ci siamo riappropriati delle nostre origini. Come succede a tutti i gruppi, il terzo disco è quello dove fai un po’ di retrospettiva e vai a cercare il motivo per cui hai iniziato a suonare. Così, nell’ultimo disco vengono fuori i Motel Connection del primo periodo.

 

Mi piacerebbe che raccontassi la sua gestazione, piuttosto lunga e ricca di elementi tra loro apparentemente lontani: un videogioco, un fumetto, un singolo...

È iniziato un anno fa. Abbiamo deciso di fare un percorso al contrario: generalmente si fa un disco, poi esce un singolo e si parte in tournée. Noi abbiamo optato per un meccanismo diverso: volevamo vivere appieno la realizzazione di questo disco, includendo nel progetto creatività diffuse e non univoche, a trecentosessanta gradi, che convogliate in uno stesso contenitore potessero generare delle idee.

E la prima idea da dove è arrivata?

Il nostro primo brano è stato ispirato dall’incontro con delle persone che lavorano al Politecnico di Torino, al Dipartimento Design Ambientale. Questi ragazzi si occupano di creare reti sistemiche per la produzione di eventi e prodotti con il minor impatto ambientale possibile. Il loro ragionamento si basa su un meccanismo molto semplice e naturale: i cinque elementi presenti in natura si nutrono dello scarto dell’altro.

 

Quindi quello che viene scartato da uno viene poi utilizzato da un altro…

In termini tecnici, l’output di un elemento è l’input per un altro elemento. Questo meccanismo - messo in pratica all’interno di una rete di aziende che non hanno niente a che fare tra loro se non che lo scarto di un’azienda diventa materia prima per l’altra -  producono un enorme abbassamento dell’impatto ambientale su qualsiasi prodotto tu lo posizioni. Per esempio: loro avevano organizzato l’ultimo Salone del Gusto a Torino occupandosi dell’aspetto “fisico”, vale a dire gli stand. E hanno pensato di costruirli con i pannelli che vengono usati per i fondi delle autostrade; a fine Salone hanno rivenduto il materiale alle Autostrade. Questo, riutilizzato, ha prodotto un guadagno per le aziende – perché Autostrade ovviamente l’ha pagato – e ha diminuito del quarantacinque per cento l’impatto ambientale che un Salone del Gusto aveva avuto fino ad allora. Questa cosa ci ha talmente affascinato, talmente appassionato, che abbiamo cercato di portarla all’interno della nostra prima canzone, e sarà anche il titolo del disco: difatti H.e.r.o.i.n. è l’acronimo di “Human environement return output and input networking”. [sospira] Ce l’ho fatta!

 

E poi come sono entrati in gioco gli altri “creativi”?

La prima canzone l’abbiamo fatta “gravitare” in mezzo a questa sorta di rete di creatività che c’eravamo trovati intorno, e il primo input che abbiamo avuto è stato l’incontro con dei ragazzi che progettavano videogiochi e che ci hanno proposto di realizzarne uno: l’idea vede noi tre avatar in un mondo oscurato dall’assenza di creatività, da questo essere meccanici nel vivere la propria vita e noi, con la nostra musica, andiamo a riportare il colore.

 

È interessante questo riportare l’attenzione sulla creatività del quotidiano...

La creatività è la linea che tiene unito tutto questo progetto. Io ho fatto un ragionamento molto semplice: ogni persona utilizza la propria creatività in maniera funzionale, dal cucinare, allo stipare una macchina, al sistemare e arredare la casa... Crediamo che qualsiasi persona che abbia a che fare con la propria creatività almeno una volta al giorno sia una persona più felice. E nel momento in cui un uomo è felice, non ha bisogno di niente; però così non è utile al meccanismo sociale. Utilizzare la propria creatività per essere felici, quindi, è un’arma per scardinarlo, questo meccanismo. Questo ci ha spinto a sperimentare, a sollecitare la nostra stessa creatività. Lo abbiamo fatto con questi ragazzi, che a loro volta hanno sollecitato la creatività di giovani disegnatori che hanno realizzato un fumetto uscito in tre puntate su “XL” e ispirato al videogioco, che era ispirato alla storia del nostro brano, a sua volta ispirato dai ragazzi del Politecnico... Abbiamo anche pensato di offrire la possibilità di scaricare parte dei nostri lavori musicali in cambio di un gesto creativo.

 

Ecco, questa cosa mi piacerebbe che la spiegassi bene perché è bellissima...

Dobbiamo ancora realizzarla... L’idea è quella di utilizzare materiale che non viene messo sui dischi, esperimenti o anche solo momenti creativi divertenti del nostro lavoro, che è fare musica, e metterli scaricabili sul nostro sito in cambio di un gesto creativo documentato: realizzando un video con la tua musica, o facendo qualcosa per l’ambiente circostante, o per una persona...

 

Si parla spesso della responsabilità di chi fa arte, poiché comunica con tante persone. Ecco, questo sì che è davvero interazione con gli altri, e nella proposta di “scambio” di cui mi hai parlato ora raggiunge il momento più intenso...

Noi partiamo dal presupposto che il nostro lavoro deve avere come base un qualcosa che ci accomuna e un qualcosa da raccontare. Se ti viene un’idea da sviluppare, costruendo un progetto, musicale o non, è molto più semplice raccontare. Lavorare in gruppo e mettere “a sistema” questa scintilla ci aiuta a fare meglio. La responsabilità... in realtà, te ne rendi conto dopo che hai fatto le cose, perché nel momento in cui le fai, anzi, senti una leggerezza incredibile, che poi è il motore che spinge avanti quello che facciamo. Poi guardi il percorso che hai fatto, e ti rendi conto che hai una certa responsabilità.

 

Il videogioco, il fumetto, il disco... in quale modo pensate di presentare tutti gli elementi di questo progetto?

Per il videogioco abbiamo fatto un sito apposta quando è uscito il singolo H.e.r.o.i.n. ed è stato utilizzato da più di un milione di persone. Stiamo decidendo se farlo diventare una cosa più strutturata. Il fumetto c’è addirittura l’interesse per farlo diventare una cosa seriale. Abbiamo fatto un video con un videoartista, non ancora uscito... Cercheremo sicuramente di utilizzare la rete, più che gli strumenti tradizionali di divulgazione. Sicuramente il nostro sito – che è www.motelconnection.co.uk [ora anche www.motelconnection.net , n.d.r.] – sarà il punto nevralgico di tutte le esperienze che ruoteranno intorno ai Motel Connection.

 

[l'articolo è stato realizzato con la preziosa collaborazione di Valentina Ferracci]

 

 

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